IL SERVIZIO - COME? (1/2)
Sommario
Un buono alla ricerca di gratitudine, è un falso buono
(Fabiano).
Tu, però, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente, accumuli collera su di te per
il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a
ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere
di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; sdegno ed ira contro coloro che
per ribellione resistono alla verità e obbediscono all'ingiustizia (1).
Si serve meglio seguendo le proprie inclinazioni (2).
Si inizia a servire per danaro; ciò prepara al servizio per amore del servizio. Ci vuole del tempo per trasformare
un servo di mammona in un servitore dell'amore! (3).
Dobbiamo compiere con fedeltà ogni nostro dovere quotidiano prima di poter essere fedeli nel
lavoro spirituale (4).
Dio dà a tutti i semi delle opportunità di servizio, ma è nostro dovere coltivarle, nutrirle e
prenderne cura nel suolo dell'amorevole gentilezza (5).
L'azione parla più della parola. Agite, agite, agite! (6).
Il valore di una persona si misura con il servizio che essa rende all'umanità (7).
Quando smetterai di voler riempire la tua coppa di felicità, ed inizierai a riempire
quella degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre piena (Paramansa Yogananda).
Chi consacra la sua vita e segue i dettami dello spirito, anche se non ha tempo per gli impegni da assolvere nella vita sociale,
scoprirà che la legge di compensazione provvederà a ripagarlo ampiamente del tempo speso o del danaro offerto. Se lavoriamo per la
grande causa i nostri impegni saranno assolti comunque... Anche senza la nostra opera (8).
A chi più è stato dato più sarà chiesto. Se non viviamo gli insegnamenti noi incorreremo in una grave responsabilità (9).
A volte un martirio che supera quello di certi Santi è il fare le piccole cose, che nessuno nota, e sacrificare se stessi nel semplice
servizio agli altri (10).
Anche nei tempi antichi un servizio fatto volontariamente dai sacerdoti devoti piaceva alla divinità più del sacrificio degli animali (11).
I veri grandi uomini sono coloro che servono nobilmente e incondizionatamente tutta l'umanità. Essi si valgono della fede, della
perseveranza e della volontà, acquistate durante le passate esistenze, per l'attuazione dei loro propositi (12).
Il servizio disinteressato è l'ideale Rosacrociano (12).
Amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che abusano di noi è una politica che dà sempre dei buoni risultati (13).
Può essere nobile morire per una grande causa ma lo è di più vivere una vita di autosacrificio a favore degli altri (14).
Dobbiamo porre il nostro cuore nelle attività che portano aiuto agli altri. "Fai del bene a tutti senza curarti di ciò che essi fanno a te" (15).
L'uomo nuovo è affettuoso e compassionevole, rinuncia al proprio profitto in favore
degli altri, è intuitivo e le sue motivazioni sono sempre pure poiché si sente
strumento docile di Dio, cioè del Sé onnipresente (Dalai Lama).
Fintanto che esisterà lo spazio, e con esso le creature viventi, possa anch'io concorrere
a cancellare i dolori del mondo (Dalai Lama).
Si possono usare, a tal proposito, alcuni argomenti che aiutano a vivere nel senso più ampio:
L'uomo è un essere spirituale che utilizza alcuni strumenti, tra
cui il corpo fisico e la mente, per sviluppare il suo senso
dell'Io, cosa impossibile se egli vivesse soltanto nei mondi
spirituali.
Herman Hesse, in Siddharta, usa una interessante analogia tra
l'uomo e le gocce dell'oceano al fine di fare comprendere
l'intima relazione tra l'uomo e Dio, nonché la necessità di un
corpo materiale da parte dell'uomo.
"Se l'oceano non evaporasse, egli scrive, sarebbe un oceano
morto, senza nuove esperienze e chiuso su se stesso in una
esistenza tanto vuota quanto statica. Con l'evaporazione le varie
goccioline se ne vanno per il mondo, acquistando una
consapevolezza individuale e portando, al loro ritorno, tante e
tante esperienze con cui l'oceano stesso non può mancare di
arricchirsi interiormente".
La stessa cosa è applicabile a Dio, egli pur essendo infinito
nella sua perfezione non si può considerare staticamente finito.
Dio è vita dinamica e la sua essenza è ben ritrovabile in tutta
la sua creazione. L'uomo è per Dio uno strumento di crescita in
quanto ogni uomo, in ogni istante della sua esistenza, offre a
Dio le sue esperienze individuali, uniche al mondo.
Dio padre è l'anima del sistema solare mentre il Cristo lo è
per il nostro pianeta. Così come noi dobbiamo necessariamente
soffrire se una nostra cellula soffre così essi sono costretti a
soffrire per ogni sofferenza sia essa umana, vegetale o animale.
A chi obbietta che allora non dovrebbe permettere il male si deve
precisare che Dio ha creato l'universo con delle leggi ben
precise, che lui rispetta per primo.
Se l'uomo non le rispetta ne subisce le conseguenze. Per aiutare
l'uomo, in questo caso, Dio dovrebbe contravvenire alle stesse
leggi che ha stabilito. Va ricordato che Dio non rispetta le
persone, ma le condizioni.
Ogni uomo è assai importante per Dio perché rappresenta uno
strumento unico nel suo genere. Le cose che Dio può dire e fare
attraverso una persona non le può dire e fare nello stesso modo
attraverso nessun'altra. Questo è il nostro vero valore, siamo
esseri unici e Dio opera attraverso di noi per volere e fare ciò
che solo attraverso di noi può volere e fare. Non dovremmo
dimenticarlo mai.
Questa teoria insegna che lo spirito è parte integrante di Dio e
racchiude tutte le potenzialità divine come il seme racchiude la
pianta; che per mezzo di ripetute esistenze, in un corpo
terrestre suscettibile di graduale perfezionamento le
possibilità latenti sono gradualmente sviluppate in potenza
dinamica; che nessuno si perde durante questo processo; ma che
tutta l'umanità raggiungerà da ultimo la meta della perfezione
e del raggiungimento con Dio. (16)
L'uomo in effetti, oltre al corpo fisico ha un corpo spirituale
che San Paolo chiama psiche somaticum. Quando questo corpo è
sufficientemente sviluppato l'uomo non ha più la necessità di
rinascere in un corpo fisico e potrà vivere nei regni
spirituali. Questo fatto è ciò che la Chiesa considera
resurrezione della carne, però usa una interpretazione errata
quando considera questo fenomeno relativo all'apertura dei
sepolcri ed alla resurrezione dei morti.
La resurrezione della carne è invece un fenomeno individuale e
può accadere solo nel momento che il corpo spirituale è
sufficientemente sviluppato. San Paolo, che conosceva questo
processo, afferma infatti che né la carne né il sangue,
erediteranno il Regno dei cieli.
A chi obbietta che la Chiesa cattolica non accetta questa
dottrina è il caso di ricordare che fino al 543 dopo Cristo
questi concetti erano comunemente accettati; è soltanto nel
Sinodo d'Oriente, tenutosi a Costantinopoli nel 543 d.C. che
venne deciso di condannare come anatema coloro che avessero
parlato della reincarnazione dell'anima. Ecco il testo originale:
"Se qualcuno afferma la fantastica dottrina della
pre-esistenza delle anime ed afferma la mostruosa restaurazione
(rinascita) che ne consegue, sia considerato anatema".
Non si dimentichi che Gesù fu un orientale e che, nell'oriente,
la credenza nella rinascita è, da sempre, un luogo comune.
"Già nel V secolo avanti Cristo, ci racconta Erodoto,
definito il padre della storia, gli Egiziani credevano nella
rinascita e nella metempsicosi".
Nello stesso periodo i maestri Indù compilando la Bhagavad
Ghità vi scrissero: "Come l'uomo deponendo i vecchi abiti
ne prende di nuovi, così lo spirito spogliando i vecchi corpi
entra in altri nuovi". (17)
Il testo fondamentale del buddismo, il Dhammapada, contiene molti
richiamo alla rinascita, eccone uno: "Molte esistenze ho
attraversato in questo ciclo di vite e di morte, vanamente
cercando il costruttore della casa (corpo). Misero è nascere
sempre di nuovo..." (18)
Zoroastro, nel libro del profeta Abad scrive: "Coloro che
nel tempo della prosperità, soffrono dolore e afflizione,
soffrono a causa delle loro parole e azioni compiute in un corpo
precedente, per le quali il sommo Giusto ora li punisce".
(19)
Dice Diogene Laerzio, nella sua Vita di Pitagora: "Si narra
che Pitagora sia stato il primo presso i Greci a insegnare la
dottrina che l'anima deve passare per il cerchio delle necessità
e che veniva legata in vari tempi a diversi corpi viventi".
(20)
Un Padre della Chiesa, Tertulliano nella sua opera "Contra
Valentinianos" dimostra di conoscere tanto la dottrina della
reincarnazione quanto la sua origine egizia; dice infatti:
Narra Platone, nel capitolo LVII del Fedone: "... Se l'anima
è immortale, essa richiede la nostra cura e non soltanto in
questo tempo che chiamiamo vita... Perché se la morte fosse una
liberazione sarebbe una cuccagna per i malvagi. Ma poiché appare
che l'anima sia immortale non vi sarebbe per lei altro scampo se
non nel diventare migliore". (21)
Anche Ovidio, nella Metamorfosi, parla della rinascita dicendo:
"... Non muore l'anima e sempre, abbandonando un albergo,
passa in un altro e ci vive ospite nuova". (22)
Plotino (205 d.C) afferma invece: "È una credenza
universalmente ammessa che l'anima che ha commesso peccati li
espia, subendo una punizione nei mondi invisibili. Dopodiciò
passa in nuovi corpi". (23)
Flavio Giuseppe, fariseo dei tempi di Gesù, parlando delle
credenze degli ebrei fa questa interessante rivelazione:
"Dicono che le anime sono incorruttibili e che le anime dei
buoni vengono trasferite in altri corpi mentre quelle dei malvagi
sono soggette all'eterno castigo". (24)
Troviamo, al proposito, diversi passi eloquenti anche nel
Vangelo:
- La parabola del cieco nato nel Vangelo di Giovanni.
Dopo la guarigione gli Apostoli chiedono a Gesù se il malato
avesse una colpa e Gesù risponde di no. Ora il discorso può
reggersi solo a fronte di una possibile vita precedente del cieco
nato. (25)
- In Matteo, una risposta relativa ad Elia, morto alcuni secoli
prima. (26)
Certo che prima deve venire Elia a riordinare tutte le
cose. Ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno
riconosciuto". Allora i Discepoli compresero che aveva
parlato loro di Giovanni il Battista.
Afferma san Girolamo in una lettera a Demetriade: "... La
dottrina della trasmigrazione della anime era insegnata
segretamente ai pochi fin dai tempi antichi, come una verità
tradizionale che non si doveva divulgare". (27)
Nella Cabala i riferimenti sono diversi, leggiamo nello Zohar:
"Tutte le anime sono soggette alla prova della
trasmigrazione... Esse devono sviluppare tutte le perfezioni... E
se non hanno adempiuto a tutte queste condizioni in una vita
devono incominciarne una seconda, una terza, fintanto che non
saranno adatte all'unione con Dio". (28)
Nella sua opera La causa, il principio e l'uno, Giordano Bruno
scrive: "Oh! tu tremi dinanzi alla fredda morte... Sappilo,
quando coll'età la fiamma di vita si spegne ed il corpo torna in
polvere l'anima non cessa di vivere; essa cambia la sua
abitazione distrutta con una nuova dove continuerà a lavorare.
Tutto cambia, nulla si distrugge". (29)
È noto, al proposito il passo del Faust di Goethe:
"L'anima dell'uomo è come l'acqua:
proviene dal cielo, ed al cielo ritorna.
Da qui nuovamente deve ritornare sulla terra,
sempre mutandosi". (30)
Anche Giuseppe Mazzini ha lasciato degli scritti in cui afferma
di credere nella rinascita; ecco un brano dal suo Concilio di
Dio: "Noi crediamo in una serie infinita di rinascite
dell'anima, di vita in vita, di mondo in mondo, ciascuna delle
quali rappresenta un miglioramento ulteriore". (31)
Oltremodo interessante un'opinione attuale. Ciò che pensa
Elisabetta Kubler Ross che ha passato molti anni assistendo dei
malati terminali: "Prima di cominciare a lavorare con
pazienti prossimi alla morte, non credevo in una vita dopo la
morte, oggi invece vi credo, senza ombra di dubbio". (32)
Concludiamo con un passo di Hans Kung (1984): "Comunque
proprio chi confida che, nonostante tutto le crisi, le rotture e
catastrofi, possano essere accettate come qualcosa carico di
senso, non potrà evitare il problema della giustificazione di un
Dio buono di fronte al male del mondo. Ora la Teologia Cristiana
non potrà di certo affermare di aver risolto questo problema". (33)
Considerando la vita da un punto di vista etico, troviamo che la
legge della rinascita, con la legge di conseguenza, da cui è
inseparabile, è la sola teoria che soddisfi il nostro senso di
giustizia, in armonia con gli eventi della vita come li
osserviamo intorno a noi. (34)
Sta scritto che: "Le macine del Signore macinano
lente, ma fino all'ultimo granello". La legge di conseguenza
(chiamata anche legge del karma) opera infatti affinché ognuno
di noi raccolga, vita dopo vita, ciò che ha seminato. Dio è
legge, non punirà mai coloro che ha generato e che, di Lui, sono
parte integrante.
Ad ogni nuova nascita abbiamo il libero arbitrio di vivere la
nostra vita, accettando ogni cosa come se fosse meritata, oppure
imprecando contro un Dio ingiusto e vendicativo. Le difficoltà,
miserie e problemi che incontriamo sono infatti nostre e ci
competono come risultato delle azioni compiute durante le nostre
passate esistenze.
Il male non è mai gratuito. Ogni situazione difficile porta con
sé qualcosa che, qualora affrontato positivamente, può farci
arricchire spiritualmente. Richard Bach, nel libro Illusioni,
dice al proposito: "Quando sei di fronte a un problema,
guarda nelle sue mani... Ha un regalo per te".
Si può affermare che Gesù il Cristo sia un personaggio troppo
dissimile dalle nostre comuni caratteristiche per poter essere
facilmente considerato come un intimo amico. La massima
"così in alto così in basso" ci porta a comprendere
quanto sia difficile un rapporto di amicizia con Lui, che non
abbiamo mai conosciuto, quando, talvolta, abbiamo delle
difficoltà a considerare amica anche una persona che conosciamo
da anni.
Gesù si presenta talmente diverso, e pertanto poco reale. Tutto
è relativo e l'essere d'accordo su una cosa significa riuscire a
vederla allo stesso modo; ciò permette di parlarne e di
scambiarsi le proprie opinioni al proposito. Tra figli e genitori
manca spesso la realtà intesa in questo senso, ed allora il
rapporto si deteriora e la comunicazione si riduce sempre di
più.
Affinché la comunicazione possa esistere, e sostenersi nel
tempo, è necessario che vi sia un comune accordo sulla realtà
in esame. Ciò con Gesù non accade; la sua realtà implica di
aiutare gli altri al prezzo di sacrifici ed umiliazioni, Lui lo
ha fatto fino al punto di sacrificare la propria vita.
La nostra realtà, invece, considera sempre con estrema cautela
ogni forma di sacrificio a favore degli altri. Tempo, danaro e
disponibilità vengono sempre filtrati dall'egoismo personale e
le monetine che ancora vengono date nella questua domenicale
illustrano assai bene questa situazione.
Con gli amici questo non accade, il minimo che si può offrir
loro è un cappuccino con una brioche. Per il Cristo poche lire e
quaranta minuti settimanali sono ciò che l'amministrazione
normale del cristiano contemplano in suo favore. Eppure quante
volte ci si rivolge a Lui per ottenere qualcosa e poi ci si
adombra perché non si ottiene risposta...
Pochi veramente conoscono chi è e cosa fa ora, Gesù il Cristo.
Notate che non è usato il tempo passato "chi era e che cosa
ha fatto", ma il presente. Gesù il Cristo, infatti, non è
un personaggio dei tempi lontani ma una presenza viva e attuale.
Egli ha avuto ed ha una grande missione da compiere; vediamola
brevemente. Il nostro pianeta, oltre all'atmosfera fisica,
possiede un'atmosfera sottile detta mondo del desiderio, o mondo
astrale, che rappresenta l'ambiente emozionale dove ognuno di noi
ha un suo spazio che, pur essendo privato, non manca di
interagire con tutto il circondario.
Nel mondo del desiderio le emozioni, i desideri e le passioni
sono supportate da una sostanza/energia in continua vibrazione.
Una emozione elevata è contraddistinta da sostanza leggera ed
alte vibrazioni mentre per le basse emozioni, tipo l'odio e
l'egoismo, accade il contrario.
Una emozione nobile tenderà a portare alte vibrazioni nel mondo
del desiderio mentre una azione malvagia sarà sempre legata ad
emozioni con basse vibrazioni e abbasserà, seppur di poco, le
vibrazioni di tutto l'ambiente emozionale, a svantaggio di tutta
l'umanità.
La venuta del Cristo è stata necessaria perché, nel corso dei
secoli, la malvagità aveva abbassato le vibrazioni del mondo del
desiderio al punto tale da precludere i sentimenti più nobili ed
elevati.
Il Cristo, a differenza di tutti gli altri profeti che sono stati
dei terrestri molto evoluti, è un Arcangelo solare che, di sua
spontanea volontà, e con un atto di grandissimo amore, decise di
entrare in contatto con l'umanità per aiutarla a superare la sua
crisi evolutiva.
Con la crocifissione lo Spirito del Cristo, che era entrato in
Gesù (alto iniziato appartenente al genere umano) al battesimo,
si è liberato e, da quel momento, il Cristo è diventato il
nostro Spirito planetario, che compenetra la terra e raccoglie le
sofferenze, e le esperienze, dei suoi innumerevoli abitanti.
Narra infatti il Vangelo che alla morte di Gesù il sole si è
oscurato, descrivendo in questo modo l'effetto prodotto dalla
grande effusione di luce che lo Spirito del Cristo ha riversato
nel mondo del desiderio.
Da quel giorno lontano il Cristo si adopera costantemente per
risollevare le vibrazioni della materia astrale abbassate dalle
azioni malvagie di ciascuno di noi. Se non vi fosse la sua opera
continua il mondo del desiderio sarebbe presto ridotto come
duemila anni fa e non vi sarebbe più alcuna possibilità di
avanzamento spirituale.
Seppur breve questo profilo dell'opera del Cristo dovrebbe farci
comprendere e valutare l'opera di salvezza da lui compiuta, e
continuamente rinnovata dai Fratelli Maggiori e nei sacrifici
eucaristici che vengono offerti giornalmente dai sacerdoti in
ogni parte del mondo.
Questo è il significato della sua grande promessa: "Io
sarò sempre con voi"; promessa che non aiuta certo a
crearsi una realtà maggiore su questo grande personaggio. Anzi
ci disorienta ancora di più in quanto a noi riesce già
difficile mantenere le promesse un giorno per l'altro. Il non
comprendere questa promessa nel più profondo dei suoi molteplici
significati è forse il maggior torto attribuibile all'umanità.
Vuotare di significato un patto del genere significa togliere al
Cristo la possibilità di essere quel vero amico tanto decantato
nei sermoni domenicali e dalla letteratura cristiana.
Un vero amico deve essere con noi nei momenti più duri e
difficili, così come in quelli di gioia. Gesù ha promesso di
essere sempre con noi, ma quanti gli hanno offerto un momento
felice affinché ne partecipasse? Quanti gli hanno chiesto di
presenziare al concepimento di un figlio? Al proprio matrimonio?
al delirio di un familiare in agonia?
Pochi certo, forse nessuno. Eppure la promessa è lì da leggere
e rileggere e, come i consuntivi delle grandi aziende, entra
negli occhi ma non arriva al cuore. È troppo diversa dalle cose
abituali e resta distante, fredda e presto dimenticata. Purtroppo
questo fatto non mancherà di avere il suo riscontro. Nel Vangelo
si narra di un processo dove Gesù pone coloro che lo hanno
aiutato alla sua destra e coloro che non lo hanno fatto alla sua
sinistra.
Tutti noi dovremo un giorno comparire quali imputati in un
processo del genere. Ci affretteremo allora a dire che non
abbiamo colpa alcuna perché Gesù, personalmente, non ci ha mai
chiesto da mangiare, da bere o da vestire. Sarà Lui a spiegarci
che il non aver creduto alla sua promessa, non ci ha permesso di
ravvisare il suo volto in quello della vicina isterica, del
portinaio brontolone, del drogato seduto sui gradini della
metropolitana, della prostituta all'angolo della strada,
dell'assassino e del suo assassinato.
Egli è presente in ognuno di noi, nei nostri genitori, nei
compagni di scuola, nei colleghi di lavoro, nei familiari ed in
tutti gli altri, ricchi o poveri, sani o malati, simpatici o
meno. In ognuno di essi si cela il Cristo, quasi sempre piegato
sotto una ennesima sofferenza, novello Cireneo con il compito
sovrumano di portare sulle spalle sei miliardi di croci.
La nostra crescita spirituale inizierà veramente soltanto quando
cesseremo di cercare il volto del Cristo nelle opere d'arte, più
o meno famose, e smetteremo di considerare Gesù alla stregua di
un illustre personaggio che ha fatto il suo tempo. "Io sono
la vite e voi siete i tralci", sono sue parole, tutti noi
tutti facciamo parte del suo corpo mistico, con noi egli soffre,
o gioisce, in ogni istante.
Tutti noi dovremmo consacrargli noi stessi, giorno dopo giorno.
Al mattino, appena alzati dovremmo alzare le braccia al cielo e
dire: "Grazie, o Signore della notte che mi hai concesso, ti
offro queste mie mani, queste mie labbra, questa mia mente e
questo mio cuore affinché Tu oggi li possa usare come strumenti
di pace".
Nella sua vita, il Cristo ha dimostrato la sua grandissima
disponibilità; ha accettato come apostolo chi lo avrebbe
tradito, ha frequentato i relitti della società; ed alla fine è
stato crocifisso in compagnia di due ladroni. Tutto questo
affinché anche i più emarginati potessero aspirare ad un posto
al suo fianco.
Dice il Cristo nell'Apocalisse: "Ecco, sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me" (Apocalisse 3:20).

Aiutare nella diffusione degli Insegnamenti Rosacrociani
rappresenta un dovere personale di ogni studente. Essi sono stati
dati dai Fratelli Maggiori, i custodi della saggezza occidentale,
a Max Heindel con la condizione che egli rimanesse diligente nel
compito di diffonderli così come era stato costante nel suo
sforzo per trovarli. Naturalmente la stessa regola si impone a
noi e pertanto siamo tenuti a diffondere ciò che abbiamo
ricevuto e che costantemente riceviamo.
Quali sono le azioni che dovremmo intraprendere a tale scopo? È
forse necessario che noi arriviamo a poter attingere le
informazioni direttamente dai piani spirituali prima che possiamo
offrire i nostri servizi?
No! Vi è la necessità di ogni più umile e piccolo sforzo. Non
si dimentichi che furono i rozzi attrezzi dei primi artigiani che
hanno permesso lo sviluppo delle meravigliose tecniche dei nostri
giorni.
Contribuire a disseminare l'insegnamento con l'esempio della
nostra vita è la prima possibilità da prendere in
considerazione. La gente ci giudica conformemente al nostro
operare e l'Associazione Rosacrociana stessa acquista, o perde
prestigio, in funzione del nostro agire. Coloro che ci circondano
ci conoscono dalle nostre opere ed è dai frutti delle medesime
che siamo valutati.
La seconda possibilità da considerarsi è quella di fondare dei
gruppi di studio locali. Anche in questo caso i partecipanti
devono sempre tener presente che il gruppo è un insieme di
persone e sono le modalità di vita e di pensiero delle medesime
che qualificano, o squalificano, il gruppo stesso. La
partecipazione alle attività dovrà essere dignitosa, fattiva e
fedele in modo che il gruppo stesso diventi un punto focale di
entusiasmo, conoscenza ed energia spirituale.
Quando appropriatamente condotti questi gruppi locali diventano
come un magnete e sono in grado di attirare coloro che
abbisognano aiuto. Tutti coloro che ne hanno la possibilità
dovrebbero formare dei gruppi in quanto è nell'unione che può
crearsi la forza.
Nell'opera di diffusione tenere presente che i nostri
insegnamenti sono completi, essendoci stati dati da una fonte che
li ha sperimentati e messi in pratica: ogni tanto va bene forse
aggiornare il linguaggio, ma nella loro essenza non hanno bisogno
di essere completati da apporti od integrazioni esterne ed
estranee. È anche necessario ricercare un certo equilibrio,
all'interno dei gruppi, fra le attività di tipo devozionale e
quelle di tipo intellettuale: quando manca una delle due qualità
fatalmente si finisce per uscire dal filone principale della
Scuola Rosacrociana.
Un buon sistema è quello di alternare in
ogni riunione o lettura momenti con entrambe le caratteristiche
(Max Heindel inseriva spesso poesie nei suoi scritti), come pure
se possibile equilibrare presenze maschili e femminili nelle
riunioni.
Per quanto riguarda il nostro apporto personale nell'offrire gli
insegnamenti dovremmo innanzitutto curare la nostra preparazione
in modo da essere in grado di rispondere ad ogni eventuale
domanda o richiesta di chiarimenti. Max Heindel esorta a destare
l'interesse altrui in modo che vengano suscitate domande e
informazioni.
Il tutto deve però essere fatto indirettamente, perché non si
deve mai imporre la nostra filosofia sugli altri. Noi dovremmo
fare soltanto degli accenni per destare, nell'ascoltatore, la
sensazione che noi abbiamo delle informazioni riguardo ad
argomenti di alto livello.
Se il nostro interlocutore è pronto per questo tipo di messaggio
non mancherà di porre delle domande per ottenere ulteriori
delucidazioni. Da quel momento noi potremo proporre la Filosofia
Rosacrociana e procedere fintanto che le nostre parole ci
sembreranno comprese e recepite.
È comunque necessaria una certa cautela, perché si corre il
rischio che il nostro entusiasmo ci spinga a presentare troppo
materiale e che l'altra persona ne venga letteralmente
sopraffatta con il conseguente insorgere di qualche timore che
può pregiudicare l'interesse stesso.
Gli interessi delle persone sono molteplici. Alcuni vogliono
conoscere i fatti della reincarnazione, altri sono curiosi per i
fenomeni della chiaroveggenza ed altri ancora si entusiasmano
quando sentono parlare delle influenze planetarie, del Cristo
visto esotericamente o della legge di causa ed effetto. Bisogna
cercare di raggiungere l'interesse delle persone passando dai
loro problemi personali.
È molto importante che, presentandosi l'opportunità, non si
manchi di proporre l'esercizio della retrospezione serale in
quanto esso è un notevole mezzo di evoluzione e, visto che siamo
sull'argomento, non dimentichiamo che tale esercizio compete pure
a noi.
Le persone che hanno dei problemi sono più sensibili agli
insegnamenti inerenti ai regni spirituali. Coloro che hanno
successi mondani sono invece abbastanza impermeabili a tali
messaggi. Anche la Bibbia, al proposito, indica che dobbiamo
aspettarci dei seguaci tra coloro che sono soli o tribolati e
coloro che hanno un pesante fardello da portare. Queste persone
spesso sono insoddisfatte, arrabbiate, demotivate e non sanno
dove rivolgersi per ricevere un poco di conforto. Esse pregano
affinché possano ottenere sollievo ed è un nostro privilegio,
nonché una grande responsabilità, poter tendere loro una mano.
D'altro canto non bisogna invece disturbare coloro che sono
soddisfatti del modo in cui vivono o non dimostrano interesse per
le nostre parole.
Un altro modo di disseminare gli insegnamenti consiste nel non
vergognarsi nell'aderire ai dettami della nostra filosofia. Il
pudore umano non dovrebbe mai farci indietreggiare dal sostenere
che siamo vegetariani e non beviamo alcolici, che evitiamo
vestiti che costano il sacrificio della vita di altre creature,
che siamo contrari alla guerra ed alla violenza, che consideriamo
l'ipnotismo come un vero e proprio assalto mentale e che siamo
contro ogni forma di medianica o di modi negativi per ottenere lo
sviluppo di facoltà psichiche o spirituali, quali, ad esempio,
sfera di cristallo, bicchierino, e così via.
Queste nostre convinzioni non devono però ferire in nessun modo
il nostro prossimo. Noi le dobbiamo presentare in modo calmo e
naturale, evitando la pretesa che gli altri debbano adattarsi ad
esse o comunque accettarne la validità.
Max Heindel dice che non vi è crescita animica nel fare soltanto
ciò che ci compete. Egli continua dicendo che difficilmente una
giornata volge al declino senza che ci sia stata presentata
almeno una opportunità di seminare qualche rudimento della
nostra dottrina. Noi dobbiamo perciò essere all'erta per
utilizzare nel modo migliore le eventuali possibilità che ci
venissero offerte.
Passiamo ora ad esaminare la disseminazione della letteratura.
Ciascuno di noi può fare qualcosa a tale proposito. Fate
presente al Centro di appartenenza che avete il desiderio di
disseminare gli insegnamenti e vi verranno forniti dei pieghevoli
di facile lettura ed adatti per presentare la nostra dottrina in
modo semplice ed attuale. Potete anche prestare una copia della
Cosmogonia o regalarla a qualche biblioteca o Istituzione, dove
possa essere consultata dai frequentatori.
Se pensate che un conoscente possa essere interessato a
frequentare le attività del gruppo di studio locale non
trattenetevi nell'estendergli un invito e se l'interesse si
dimostra profondo esponetegli la possibilità di frequentare i
corsi per corrispondenza.
A volte l'argomento più affascinate è l'Astrologia con il suo
dialogare sul carattere, le malattie, le predisposizioni ed altro
ancora. È però doveroso evidenziare il fatto che la scuola non
considera l'Astrologia, ma bensì la filosofia, come argomento
più importante.
Ogni settimana, nel nostro bel rituale, leggiamo che noi dovremmo
dare agli altri ciò che abbiamo con coraggio e letizia. Quanto
esposto finora ci fornisce una traccia affinché questo
proponimento possa divenire attuale. Noi non dovremmo mai
aspettarci che la Sede Centrale o i Centri italiani coprano tutte
le esigenze dell'Associazione.
Ognuno di noi dovrebbe sentirsi coinvolto in quest'opera di
disseminazione e, qualora lo facesse, l'Associazione riceverebbe
un notevole impulso di studenti e di rinnovato entusiasmo. Non si
dimentichi che nel fare il lavoro descritto, in modo dedicato e
laborioso, non solo diventiamo uno strumento di aiuto ma ci
poniamo in una condizione attiva nei riguardi della legge di
causa ed effetto la quale, in conseguenza, inizierà a lavorare
per noi, anziché contro di noi, come forse è successo nel
passato.
È anche saggio ricordare gli ammonimenti evangelici: "non
sappia la mano sinistra ciò che compie la destra" ed
"ogni operaio è degno della sua mercede". Essi
indicano che il compenso che noi riceveremo dal nostro lavoro è
relazionato al motivo che ci ha spinto a compierlo. Se il motivo
è l'apprezzamento dei nostri simili, un guadagno materiale o la
speranza di riavere indietro i favori fatti abbiamo già ricevuto
la nostra ricompensa ed avremo accumulato un ben piccolo credito
sul nostro conto nel Regno dei Cieli.
- 1. San Paolo, Romani 2:5-8.
- 2. Max Heindel, Lettera agli studenti n. 75.
- 3. Ibid.
- 4. Max Heindel, Il cristianesimo dei Rosacroce.
- 5. Max Heindel, Gleaning of a mistic. pag. 183.
- 6. Max Heindel, Lettera agli studenti n. 2.
- 7. Max Heindel, Lettera agli studenti n. 26.
- 8. Max Heindel, Lettera agli studenti n. 79.
- 9. Max Heindel, Lettera agli studenti n. 40.
- 10. Max Heindel, Iniziazione antica e moderna.
- 11. Ibid.
- 13. Max Heindel, Gleaning of a mistic. pag. 118.
- 14. Max Heindel, Lettera agli studenti n. 67.
- 15. Max Heindel, Lettera ai probazionisti n. 62.
- 16. Max Heindel, Cosmogonia dei Rosacroce.
- 17. Bhagavad Gità, XI-22.
- 18. Samannapalasutta.
- 19. Desatir: Abad.
- 20. Diogene Laerzio, De vita pyth, vii/14.
- 21. Platone, Fedone.
- 22. Ovidio, Metamorfosi XV.
- 23. Plotino, Enneadi I/XII.
- 24. Flavio Giuseppe, De bello judaici II/8.
- 25. Vangelo di Giovanni 9:1-2.
- 26. Vangelo di Matteo 17:10-3.
- 27. Girolamo, Lettera a demetriade.
- 28. Zohar XXI.
- 29. G. Bruno, La causa, il principio e l'uno
- 30. W. Goethe, Faust.
- 31. G. Mazzini, Dal concilio a Dio.
- 32. E. Kubler, Della morte e del morire. Edizioni Red
- 33. H. Kung, Cristianesimo e religioni universali.. Mondadori editore
- 34. Max Heindel, Cosmogonia dei Rosacroce.
- 35. Pieghevole della Rosicrucian Fellowship, Oceanside, Ca, USA.