"MENTE SERENA" N. 16
Un percorso per conoscere se stessi e gli altri
Sommario percorso
Dobbiamo ricordarci che l'unica cosa con cui stiamo trattando sono pensieri, ed
il pensiero può essere cambiato e, che ci crediate o no, noi scegliamo i
nostri pensieri (Louis Hay).
Più si conosce a fondo il cervello dell'uomo, più si osserva
che esso somiglia, per quel che riguarda il suo modo di operare,
ad un servo-meccanismo. Ad esempio il dottor Wilder Penfield,
direttore del Montreal Neurological Institute, riferì
recentemente, ad un congresso della Accademia Nazionale delle
Scienze, di aver scoperto in una piccola zona del cervello un
meccanismo registratore che incide fedelmente tutto ciò che
l'individuo ha sperimentato, osservato o imparato.
Durante un intervento sul cervello, al dottor Penfield accadde di
toccare, con uno strumento chirurgico, una piccola zona della
corteccia. La paziente era completamente sveglia, ed
improvvisamente esclamò che stava 'rivivendo' un incidente
occorsole nella sua fanciullezza, e che ella aveva coscientemente
dimenticato.
Ulteriori esperimenti dello stesso genere condussero ad analoghi
risultati: quando venivano toccate alcune zone della corteccia
cerebrale i pazienti non 'ricordavano' semplicemente esperienze
passate, le 'rivivevano' realmente, con tutte le visioni, le
immagini e i suoni dell'esperienza originale, come se
quest'ultima fosse stata registrata su un nastro e riascoltata.
La verità è ciò che tu credi che sia.
Credere significa "essere convinti o accettare che certe
cose sono vere o reali". In un senso più ampio può anche
significare che con la mente riconosciamo qualcosa come vero,
anche se può mancare la certezza assoluta.
Una "convinzione" o "credenza", pertanto,
suggerisce un'accettazione puramente mentale di qualcosa che in
realtà potrebbe non avere affatto delle basi concrete.
La storia della civiltà è la storia delle convinzioni concepite
o adottate da individui influenti. Ogni movimento politico, ogni
religione, ogni filosofia comincia con una convinzione impugnata
in modo convincente ed autoritario.
Se una convinzione, ad esempio "Fai il bravo perché
altrimenti andrai all'Inferno", viene ripetuta, si diffonde
e acquista il valore di conoscenza. Poi, questa conoscenza può
essere utilizzata per sostenere altre convinzioni. E' così che i
sistemi di credenze danno luogo ai sistemi di conoscenze.
Sfortunatamente, prima ancora che la gente comune avesse
l'occasione di rendersi conto che le convinzioni potrebbero anche
non essere giuste o adeguate, qualcuno scoprì quanto preziose
potessero essere! Fintanto che questo qualcuno riusciva a
convincere delle persone che avevano bisogno di qualcosa che solo
lui poteva fornir loro, si creava una condizione ideale per far
leva sulle loro aspettative ed ottenerne in cambio danaro, cibo,
ospitalità o protezione.
Le Chiese e la Scuola dell'obbligo hanno indottrinato a forza
intere generazioni con convinzioni. Più di una volta convinzioni
sulla nazione, su Dio e sui bisogni economici hanno fornito la
motivazione per guerre mondiali che hanno ridotto in cenere sia
la civiltà del vincitore che quella del vinto.
Tutto il giorno e tutta la notte continuiamo a pensare ad
un'infinità di cose diverse. Davanti alla nostra mente passa
costantemente una specie di pellicola cinematografica, anche se
non ci rendiamo conto del film proiettato.
Fra tante idee differenti, solitamente ci soffermiamo a
considerarne, esaminarne o studiarne alcune più di altre.
Perché? Perché esse ci hanno procurato un sentimento di
compassione o simpatia oppure di timore o antipatia; hanno
perciò suscitato in noi impressioni gradevoli o sgradevoli, non
importa di che tipo. Il fatto è che certe idee, essendo
"tinte" da un dato tipo di sentimento, ci interessano
così tanto che le riprendiamo anche più tardi e talvolta le
commentiamo con qualcuno.
Queste idee su cui ci soffermiamo passano nel subconscio dove
vengono registrate ed acquistano una loro forza nei nostri
confronti. Se continuiamo a riprendere queste idee diventeranno
molto forti e potranno creare quelle che vengono chiamate
"idee fisse" o "fobie".
Una volta che un'idea si registra nel subconscio si converte in
qualcosa capace di generare un effetto sul corpo o i pensieri:
tale effetto viene comunemente chiamato "riflesso
condizionato". Ricordi come il medico, dando un colpetto con
un martelletto vicino al ginocchio, fa fare un saltello alla
gamba? Egli ha toccato in un punto sensibile ed ha provocato una
reazione istintiva.
Nello stesso modo, ogni volta che nella tua vita accade qualcosa
che si ricollega in qualche modo ad un'idea presente nel tuo
subconscio, le medesima verrà "riagganciata" e creerà
oggi gli stessi effetti che erano presenti quando è stata
memorizzata. Se da piccolo ricevevi più affetto quando eri
ammalato può succedere che ti ammali per ricevere più affetto.
Da ogni malattia, infatti, vi è la possibilità di trarre un
benefico che gli psicologi chiamano benefico secondario.
I metafisici chiamano questa idee sepolte nel subconscio
"credenze" o "convinzioni", ossia, delle idee
o dei concetti a cui il nostro subconscio crede fermamente.
Il subconscio non è in grado di discernere o di decidere, non ha
infatti opinioni e non può formulare un ragionamento logico e
razionale. Se noi, magari da piccolissimi, abbiamo deciso che
quando siamo ammalati riceviamo più attenzioni, egli avrà preso
per buona questa nostra conclusione e non si chiederà mai se
essa è valida oppure no. In effetti la "valutazione"
non fa parte delle sue funzioni, ciò che lui sa fare, e lo fa
molto bene, è soltanto seguire le direttive che la convinzione
gli suggerisce.
Il subconscio, in questo senso, è un meraviglioso archivista, un
segretario automatico che non riposa mai, però, non avendo senso
dell'humor, non sa discernere quando si è arrivati ad una data
conclusione per scherzo o seriamente.
Se una persona, con il naso un po' grosso, adotta per far ridere
gli altri l'abitudine di dire "ho un naso a patata", il
suo subconscio, essendo un servitore fedele e obbediente (senza
senso dell'umorismo), cercherà in tutti i modi di rendere
effettiva tale affermazione ed il suo naso assomiglierà sempre
di più ad una patata (...).
Ricordi la prima volta che hai udito menzionare la parola
catarro? Non lo ricordi vero? Eri molto piccolo e la parola venne
pronunciata dagli adulti che ti stavano accanto. Essi ti
insegnarono a temerla. A forza di ripeterla ti convinsero della
sua pericolosità; ti dissero di non bagnarti i piedi, di non
metterti in una corrente d'aria, di non avvicinarti a chi aveva
catarro perché ti avrebbe infettato ed altre cose di questo
genere.
Tutto questo si registrò nel tuo subconscio e formò una
convinzione relativa ai pericoli del catarro. Da allora in poi
non hai avuto bisogno di ricordare le avvertenze che ti diedero,
la credenza era stata registrata pronta ad essere utilizzata in
ogni occasione che lo richiedesse.
Da quel momento, ogni volta che ti sei trovato in una corrente
d'aria, ogni volta che ti sei bagnato i piedi oppure che ti sei
avvicinato a qualcuno che aveva l'influenza, il tuo subconscio ti
ha regalato il catarro (era il suo modo migliore di servirti).
Siccome non eri in grado di bloccare il messaggio prima che si
registrasse nel subconscio, tutto ciò che ti è stato detto; che
hai sentito dire agli altri; che hai letto nei libri o sentito
dalla radio o televisione, ovvero moltissime informazioni, si
sono potute trasformare in convinzioni e sono ora sepolte nella
memoria del tuo subconscio.
Queste convinzioni, senza che tu te ne accorga, creano delle
situazioni fisiche e psichiche che spesso sono negative per il
tuo benessere. In questo modo si spiegano praticamente tutti i
malesseri che affliggono la tua vita quotidiana. Non dimenticare
che vengono catalogate come psicosomatiche (dipendenti dalla
mente) almeno l'80% delle malattie.
Senza che tu ne sia consapevole nel tuo subconscio sono
memorizzate molte idee negative (credenze o convinzioni) che
possono influenzare i vari settori della tua vita, del tuo corpo
e della mente. Ti assicuro che se tu non avessi accettato queste
idee, ed esse non fossero penetrate nel tuo subconscio, non ci
sarebbe né germe, né virus, né altro potere al mondo in grado
di attaccarti.
Le tue convinzioni, dirigendo l'attività del tuo subconscio in
modo negativo o positivo, rappresentano un magnete capace di
attirare a te delle condizioni favorevoli (salute, abbondanza,
ecc.) oppure avverse (malattia, miseria, ecc.). Come abbiamo già
detto, è la tua attitudine negativa o positiva riguardo ai fatti
che determina la tua vita e ciò che ti circonda, siano essi
oggetti o persone.
Voi siete la causa della vostra rovina o della vostra buona
sorte. Gli strumenti sono nelle vostre mani; potete apprendere le
abilità; potete spezzare le catene e fuggire, ma se strisciate
in catene e legami, chi può salvarvi? Non biasimate il Fato, che
ha scritto sulla vostra testa, per la vostra condizione. Il Fato
è stato preparato da voi stessi (da: Sathya Sai Speaks, Vol. Il, pag. 125.).
La più importante scoperta psicologica di questo ultimo secolo
è quella dell'immagine dell'Io. Anche se non ce ne rendiamo
conto, ognuno di noi porta con sé una sorta di fotografia o
ritratto mentale di se stesso, che può risultare vago e mal
definito al nostro sguardo cosciente e, in effetti, può non
essere riconoscibile consciamente. Ma è lì, completo sin nei
più minuti dettagli.
Questa immagine dell'Io è l'idea che noi ci facciamo di
"noi stessi", è la convinzione di essere "un
certo tipo di persona" piuttosto che un'altra. E' il
risultato di ciò che crediamo di noi stessi. La maggior parte di
queste immagini sorge inconsciamente dalle nostre passate
esperienze, dai successi e dai fallimenti, dalle umiliazioni e
dai trionfi, dal modo in cui gli altri hanno reagito nei nostri
confronti, specialmente nella prima infanzia.
Con tutto ciò noi costruiamo mentalmente un "Io" (o
l'immagine di un Io), e una volta che un'idea o un concetto su
noi stessi entrano a far parte di questa immagine, essi diventano
veri, per quel che ci riguarda personalmente. Non mettiamo in
dubbio la loro validità, ma continuiamo ad agire basandoci su di
essi come se fossero veri.
Capire che esiste un immagine dell'Io è una chiave d'oro per
vivere una vita migliore grazie a due importanti scoperte:
- 1. Le vostre azioni, i vostri sentimenti, il vostro comportamento
e anche le vostre capacità derivano da tale immagine.
In poche parole, voi 'agite come' il genere di persona che
credete di essere. Non solo, ma non potete assolutamente agire
altrimenti, non ostante i vostri sforzi coscienti e la vostra
volontà. L'individuo che vede se stesso come un "tipo destinato
a fallire" in un modo o in un altro fallisce, a dispetto delle
sue buone intenzioni e della sua volontà, anche se si trova a
portata di mano una buona occasione. Colui che si considera
vittima della ingiustizia (un individuo 'nato per soffrire'),
troverà invariabilmente qualsiasi pretesto per convalidare le
sue opinioni (...)
Ad esempio, uno scolaro che si considera come un 'tipo da
quattro' o un altro che si crede completamente 'ottuso in
matematica', troverà invariabilmente che le sue pagelle lo
confermano tale. In questo modo egli avrà la conferma che quanto
credeva su se stesso era corretto.
Una ragazza che si considera "un tipo di persona che non
piace a nessuno", se va ad un festa, vedrà che nessuno
l'invita a ballare perché lei stessa allontana i ragazzi con il
suo atteggiamento. La sua aria commiserevole di cane bastonato,
l'esagerata ansia di piacere, o forse la sua inconscia ostilità
verso coloro da cui teme di ricevere offesa, tutto contribuisce
ad allontanare le persone che potrebbero esserne attratte. Allo
stesso modo un commerciante o un uomo d'affari troveranno che le
loro esperienze pratiche tendono a 'provare' la correttezza
dell'immagine che si sono formati su se stessi.
- 2. Si può cambiare l'immagine dell'io, e numerosi casi hanno
dimostrato che non si è mai né troppo vecchi né troppo giovani
per farlo, iniziando di conseguenza a vivere una nuova vita.
Una delle ragioni per cui è sempre sembrato difficile ad un
individuo mutare abitudini, personalità e modo di vivere,
consiste nel fatto che fino a quel momento quasi ogni sforzo di
cambiamento è stato diretto, per così dire, alla circonferenza
piuttosto che al centro dell'Io.
Numerosi pazienti mi hanno più o meno detto: "Se si parla
di tecniche di pensiero positivo, le ho già provate, ma per me
non funzionano". Tuttavia una piccola indagine rivela
invariabilmente che questi individui hanno messo in pratica, o
cercato di usare il "pensiero positivo", solo in
particolari circostanze esterne, riguardo ad una abitudine
particolare o un difetto del carattere. ("Otterrò quel
lavoro". "In futuro sarò più calmo e rilassato".
"Questo sarà un buon affare per me"). Essi, però, non
hanno mai pensato di cambiare il loro modo di considerare se
stessi, ovvero cambiare l'immagine del loro "Io"
affinché ne conseguisse un miglioramento generale.
Gesù ci disse che è follia applicare toppe di stoffa nuova su
indumenti vecchi o mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Così
le tecniche di pensiero positivo non possono essere usate per
rattoppare la stessa vecchia immagine dell'io.
Apparentemente sembrerebbe non esistere alcun rapporto tra la
chirurgia e la psicologia, o che per lo meno esso sia quasi
irrilevante, tuttavia fu proprio uno specialista in chirurgia
plastica ad accennare per primo all'esistenza dell'immagine
dell'io, ed a sollevare alcuni problemi che portarono a
importanti scoperte nel campo della psicologia.
Riportiamo di seguito l'interessante esperienza di un chirurgo
che, ad un certo momento della sua vita, si è visto costretto a
trasformarsi in psicoterapeuta per aiutare i suoi pazienti ad
eliminare la vecchia immagine di se stessi; immagine che non
permetteva loro di gioire del rinnovo che la chirurgia plastica
aveva ottenuto sulle loro sembianze.
Quando molti anni fa cominciai a far pratica di chirurgia
plastica fui sorpreso dai drammatici e inaspettati cambiamenti
nel carattere e nella personalità che sopravvenivano in seguito
ad un intervento di plastica facciale. In molti casi cambiare
l'aspetto fisico significava creare una persona completamente
diversa.
Caso per caso il bisturi che tenevo in mano diventava una
bacchetta magica che non solo trasformava l'aspetto del paziente,
ma la sua intera esistenza. I timidi e i riservati diventavano
audaci e coraggiosi. Un ragazzo creduto 'ritardato' diventava un
giovane in gamba e brillante con la stoffa necessaria per
raggiungere la posizione di dirigente di azienda. Un
rappresentante che non aveva più fiducia in se stesso la
riacquistò completamente (...).
Era facile spiegare i successi. Prendiamo il caso del ragazzo
che, a causa delle sue orecchie a sventola, veniva paragonato ad
un taxi con entrambe le porte aperte. Egli era stato preso in
giro per tutta la sua vita, spesso crudelmente, e la compagnia
dei coetanei significava per lui solo dolore e umiliazione.
Perché non avrebbe dovuto evitare qualsiasi contatto sociale?
Perché non avrebbe dovuto aver paura della gente e ritirarsi in
se stesso? Terribilmente restio ad esprimere se stesso in
qualsiasi modo, non c'è da meravigliarsi se cominciò ad essere
considerato un ritardato. Una volta corretto il suo difetto era
naturale che egli assumesse un ruolo normale nella vita, come
infatti fece, non esistendo più la causa del suo disagio e della
sua umiliazione (...).
Ma cosa dire delle eccezioni che non accusarono alcun mutamento?
Esaminiamo il caso di quella duchessa, terribilmente timida e
conscia del suo brutto aspetto dovuto ad una enorme gobba sul
naso. Sebbene un intervento le avesse donato un naso classico ed
un volto veramente bello, ella continuò a comportarsi come il
brutto anatroccolo, come la sorella indesiderata che non avrebbe
mai trovato il coraggio di guardare in faccia un altro essere
umano.
Se è il bisturi a produrre la magia, perché non ebbe potere
sulla duchessa o su tutti gli altri che, pur avendo acquistato
nuovi volti continuarono ad avere la stessa vecchia personalità?
Come spiegare la reazione di quelli che sostengono che
l'intervento non ha effettuato alcun cambiamento nel loro
aspetto?
Ogni chirurgo estetico ha fatto questa esperienza e probabilmente
ne è rimasto perplesso come me. Non importa quanto radicale sia
il cambiamento estetico: vi sono dei pazienti che continueranno a
dire: "Ho lo stesso aspetto di prima, non avete fatto
proprio niente". Amici e parenti possono a malapena
riconoscerli, tuttavia il paziente continua ad affermare di
vedere un cambiamento minimo o addirittura nullo, e a negare
persino che esso sia avvenuto.
Paragonare le fotografie di 'prima' e di 'dopo' non serve a
niente, se non forse a far sorgere ostilità. Per una strana
alchimia mentale il paziente ragiona così: "Certo, io vedo
che la gobba è sparita, ma il mio naso sembra esattamente lo
stesso", oppure: "Forse la cicatrice non si vede più,
ma è ancora lì".
Talvolta l'immagine di noi stessi resta immutata
La scoperta dell'esistenza di una immagine interna, che serve per
la considerazione che noi abbiamo di noi stessi, detta anche
immagine dell'Io, spiega tutti gli apparenti contrasti che finora
abbiamo discusso. Essa costituisce il denominatore comune, il
fattore determinante di tutti i nostri casi, successi ed
insuccessi.
Talvolta, infatti, la chirurgia plastica, oltre all'immagine
fisica dell'individuo, riesce anche a cambiare la sua
"immagine interna", altre volte, invece, pur essendo
cambiato l'aspetto esteriore l'immagine interna resta quella di
prima. In questo caso la persona si "vede"
deturpata" anche se, in effetti, la cicatrice non c'è più.
Non solo ma anche il comportamento resta quello di prima proprio
per il fatto che la persona porta con se un immagine del suo
"Io" identica a quella di prima.
La nuova scienza della Cibernetica ci ha fornito prove
convincenti del fatto che il cosiddetto 'subconscio' non è una
'mente', ma un meccanismo tendente ad una meta. Una specie di
computer formato dal cervello e dal sistema nervoso usato e
diretto dalla mente.
La più recente, e più utile teoria, considera che nell'uomo
sono presenti una mente ragionante ed una specie di
"macchina automatica", che lotta per raggiungere una
meta, e funziona in maniera quasi analoga ai servo-meccanismi
elettronici (congegni in grado di fare un lavoro prestabilito in
modo automatico, n.d.r.). Si tratta di una macchina meravigliosa,
molto più complessa di qualsiasi cervello elettronico o missile
guidato che l'uomo abbia saputo concepire.
Tale intimo meccanismo creativo è impersonale, agisce
automaticamente e impersonalmente per raggiungere successo e
felicità, o fallimento ed infelicità a seconda dei traguardi
che voi stessi gli avete stabilito. Ponetegli come fine "il
successo" e agirà come "meccanismo per il
successo", ponetegli fini negativi e, altrettanto
impersonalmente e fedelmente, agirà come "meccanismo per
l'insuccesso".
- 1. Maxwell Max, Psicocibernetica, pagg. 34-35.
Edizioni Astrolabio, Roma, 1965.
- 2. Ispirato da Vivere deliberatamente, di Harry Palmer, pagg. 69-72.
Collana "I Nuovi Delfini", Gruppo Futura - Jackson Libri, 1996.
- 3. Ibid.
- 4. Conny Mendez, La Metafisica per tutti, Vol. I, pagg. 17-21,
El Libro Del Maestro, Pachuca, MEXICO.
- 5. Ibid.
- 6. Maxwell Max, Psicocibernetica, pag. 17,
Edizioni Astrolabio, Roma, 1965.
- 7. Ibid., pag. 21.
- 8. Ibid., pag. 26.