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EDITORIALE DEL MESE DI APRILE 2002

Prolungare la vita o prolungare la morte?

C'è un mondo che deve morire, e c'è un mondo che deve nascere (il "Nuovo Cielo e la Nuova Terra"). Anche le regole del vecchio mondo devono, in un certo senso, morire, per far nascere quelle del nuovo. Anche l'uomo vecchio deve morire, e deve nascere un uomo nuovo. Fra le regole del mondo e dell'uomo vecchio, deve morire quella cultura della morte dovuta all'esilio della nostra coscienza nella gabbia della materia.

Una delle prove più dure che l'uomo deve affrontare è quella della morte. Secondo le vecchie regole, dobbiamo fare di tutto per evitare che i nostri cari, o amici, o semplicemente gli altri, muoiano. La morte è l'unica certezza della vita! Ma noi preferiamo viverla fingendo che non esista. Non vediamo l'assurdità di questa cosa? Eppure quando non ci riusciamo stiamo male (e questo è comprensibile), ma ci sentiamo anche in colpa. Come se la morte non facesse parte della vita! Allora arriviamo all'assurdo di fare del male ai nostri cari, non consentendo loro di morire.

Purtroppo la medicina sta usando armi sempre più sofisticate e terribili per non permetterci di morire. L'uomo è un essere creatore: ha in mano egli stesso la leva che la sua conoscenza gli consente di usare, e può imporre - entro certi limiti - la sua volontà alle leggi di natura.

Allora noi, per vincere la nostra paura della morte - restando attaccati al vecchio metro di misura - impediamo, per quanto possiamo, al nostro prossimo di morire, causandogli sofferenze indicibili; e, questo è il tragico, ammantando di bene questo nostro comportamento che, invece, serve solo a non vedere ciò che non vogliamo vedere, ciò che ci farebbe più male del male che provochiamo ad altri.

La conoscenza - cultura e scienza - vecchia, materiale, non sa penetrare nei misteri della vita (anzi, preferisce negarli), e agendo nella direzione che ritiene buona, nella sua visuale parziale e distorta dalla non conoscenza delle vere cause di quanto appare solo sulla superficie che essa sa indagare, in realtà opera in disaccordo, anzi in contrasto con le leggi della vita.

È solo scienza della morte, se si intestardisce a restare ancorata alla propria isoletta di terra, timorosa di affrontare il grande mare della vita, dove la morte non è che un episodio della vita, e la vita - che non nasce, ma continua - non può morire.

Tuttavia, noi sappiamo che le sofferenze si trasformano in conoscenza di vita e credito verso la legge di conseguenza: quelli che soffrono oggi a causa della cultura della morte, potranno perciò portare nel futuro con sé l'esperienza che riuscirà a scalfire l'incomprensione, fino a farla trasformare nella scienza della vita.

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