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EDITORIALE DEL MESE DI MAGGIO 2002

La "Lettera" e lo "Spirito"

Spesso noi studenti di esoterismo corriamo un rischio particolare: quello di trasferire l'esperienza che necessariamente facciamo tutti i giorni nel piano fisico all'interno degli Insegnamenti spirituali, che così ne vengono stravolti. Il nostro diventa allora uno studio che si potrebbe definire quasi di ingegneria, o tecnica spirituale; con le sue leggi che consideriamo quasi meccaniche, automatiche, inamovibili e impersonali.

Così chi approfondisce l'argomento medico diviene rigido nel rifiuto di terapie applicate dalla cosiddetta medicina ufficiale, quasi che non sia invece il rapporto con la malattia quello da coltivare; chi crede nella legge di causa ed effetto non si dà da fare per modificare gli aspetti (sia propri che altrui) indesiderabili; nell'educazione dei figli tendiamo ad isolarli in un contesto che esula dalla realtà del mondo col quale, invece, dovranno imparare ad interagire; chi aspira alla purezza costringe il partner a subire la violenza della negazione; chi viene a conoscere dell'esistenza di entità disincarnate si forma un'ossessione e pavidamente rifiuta quasi la vita col pretesto di non dare loro alimento; chi per "spiritualizzarsi" rifiuta di mangiare, quasi che indebolire il corpo significhi elevarsi a piani più elevati, invece che dare ad esso l'energia per compiere le buone azioni che, sole, possono accrescere il corpo-anima, e così via.

Tutto questo rivela, in realtà, una tendenza ancora condizionata dal materialismo, dalla paura e, talvolta, dall'egoismo - i massimi nemici della spiritualità - che per tutti è molto difficile vincere e superare.

Dovremmo davvero riuscire a comprendere che le leggi che reggono l'Universo sono sì immutabili, ma non nel senso nel quale lo sono quelle concepite dalla materialistica mente umana, cioè trascritte nei codici, per le quali l'interpretazione letterale diviene quasi sempre oggetto di disputa. Se rimaniamo così legati alla "lettera" della legge la facciamo diventare morta, sterile, anziché feconda e capace di guidare l'evoluzione, cioè il cambiamento.

E soprattutto non possiamo uscire dal dominio della "Legge" Jehovitica, per avanzare verso il regime dell'Amore portatoci e annunciatoci dal Cristo.

Un'azione non è mai buona o cattiva in sé, ma va sempre calata nella situazione in cui si svolge e compresa nella motivazione di chi li compie. La forma è esattamente il lato opposto dello Spirito: sforziamoci dunque di non confonderli tra loro, e di operare nel senso dello Spirito.

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