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EDITORIALE DEL MESE DI LUGLIO-AGOSTO 2002

Sacralità delle esperienze personali

Chi è addentro allo studio dello sviluppo spirituale medio dell'Occidente, può rendersi conto facilmente di come sia ormai sempre più frequente - anche se ancora, ovviamente, ristretta ad una cerchia minoritaria - l'apertura di qualche forma di percezione dei piani più sottili. Diventa quasi una necessità, soprattutto in determinati ambienti, non più predicare l'esistenza dei mondi invisibili, ma piuttosto scoraggiare un certo tipo di ricerca, quando si indirizzi verso una linea pericolosa.

Che l'evoluzione si diriga verso l'apertura a questo tipo di coscienza ed esperienza, è fuor di dubbio; ciò però non significa che qualsiasi forma di contatto con essa sia nella corretta direzione evolutiva. Il modo di accesso alla stessa e la reazione di chi la ottiene, possono essere i più differenti. È questo il motivo per cui i nostri Insegnamenti sono ora divulgati: perché servano da guida, da bussola, per coloro ai quali "si aprono gli occhi".

Essi servono perciò per scongiurare i pericoli sopra annunciati. Ma quali sono questi pericoli? In ultima analisi possono restringersi a due categorie, entrambe ostacolatrici dell'evoluzione in senso spirituale: l'esercizio di un potere sugli altri, da una parte, e la ricerca di fenomeni "straordinari" - con relativi responsi ai quali sì soggiace arrendevolmente - dall'altra.

Una delle poche regole che Max Heindel chiedeva di osservare agli Studenti della Filosofia Rosacroce, è quella di non divulgare i risultati e le esperienze personali che essi fanno nei piani spirituali. Chiunque si incensi per le sue esperienze, o comunque ne faccia merce di scambio nelle relazioni con gli altri, non sarà mai un buon esempio, né, tantomeno, un buon maestro.

Ciò sia perché, in questo modo, induce una certa forma di attesa fenomenica e gestione di un potere (sia o meno economico), spesso addirittura inconsapevole; sia perché non è detto che quello che egli percepisce sia totalmente vero, o bene interpretato, od esente da pregiudizi e limiti personali (cosa invece molto facile a verificarsi in chi non è iniziato); e sia perché in questo modo scoraggia gli altri, soprattutto i più deboli, dall'approfondire la loro ricerca, costringendoli a dipendere dalle proprie sentenze anziché sforzarsi di migliorare mettendosi in gioco in prima persona e trasformare le crisi in opportunità di crescita.

&Egrabe; nostra responsabilità quindi esercitare sempre la discriminazione in tutti i campi, ma soprattutto quando stiamo trattando di argomenti di carattere spirituale.

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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Oceanside, California.