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EDITORIALE DEL MESE DI SETTEMBRE 2002Prendiamoci le nostre responsabilitàC'è uno STRANO atteggiamento fra coloro che si incamminano per un Sentiero spirituale, che si traduce in una passività davanti ai problemi della vita, o del gruppo di appartenenza, o dell'Associazione. Parliamo di un certo fatalismo che comunemente si esprime nel seguente modo: "Se questo fatto è accaduto, se questo problema ci ostacola, vuol dire che doveva succedere, e a tempo debito CI PENSERANNO." Come non vedere, prima di tutto, che questo altro non è che un tentativo di fuga dalle proprie responsabilità? E anche una mancanza di passione e di impegno nell'affrontare e risolvere la situazione? La nostra Scuola, in realtà, ci insegna esattamente l'opposto; ci dice che le crisi sono lezioni che dobbiamo imparare ad affrontare e superare in questa scuola di esperienza che è la vita. Che ci fanno crescere. È, per questo che siamo qui. Viene talvolta tirato in ballo anche il non attaccamento: "Devo imparare a non farmi toccare dal problema". È vero, ma facciamo bene attenzione che ciò non significhi ancora una volta rifiuto della responsabilità o della scelta da fare, fuggire la quale non ci porterà certo più avanti nell'evoluzione. Distacco dal punto di vista spirituale significa prima di tutto non farsi turbare o deviare da problematiche interiori irrisolte, che turbino un giudizio obiettivo dei fatti, cose o persone. Significa aver saputo superare le proprie debolezze, non consentire ad esse di dirigere le nostre scelte (o non scelte, che è lo stesso). È un punto di arrivo, al quale pochi sono giunti, e solo dopo aver affrontato e risolto i problemi dell'esistenza. Siamo tutti più o meno inclini a dare la colpa agli altri - all'esterno - dei nostri problemi; quando impariamo a riconoscere in questo un tranello del nostro io, ci prendiamo le nostre responsabilità. Bisogna però che continuiamo ad osservarci e a sorvegliarci, perché un più sottile inganno può nascondersi dietro alla via spirituale che così inauguriamo. Facilmente allora cadiamo nel fatalismo passivo, che nulla ha di spirituale. Se un'impresa, una conquista, una sfida, un impegno ci appaiono giusti, mettiamoci tutta la nostra forza e il nostro amore, a dispetto di tutte le contrarietà e difficoltà: solo così potremo diventare strumenti affidabili, agenti attivi per la propria ad altrui evoluzione; solo allora saremo davvero sulla via spirituale Rosacrociana. In fondo, questo è quello che Max Heindel chiama: VIVERE LA VITA, che significa prendere in mano le redini che la dirigono, e non lasciarsi trascinare, come la maggior parte dell'umanità, purtroppo, ancora fa, da condizioni o condizionamenti esteriori, più che vivendo, sopravvivendo. Che i Fratelli Maggiori ci aiutino ad operare sempre nel giusto distacco all'interno dell'Associazione: quello di non avere aspettative o interessi personali, ma di essere un loro canale cosciente, al Servizio dell'umanità.
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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Oceanside, California. |