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EDITORIALE DEL MESE DI GIUGNO 2003Il sacrificioSacrificio: è comprensibile un moto di rifiuto davanti a questa parola. Si tratta però, se vista in una prospettiva spirituale, di un malinteso. Il sacrificio visto da un'ottica essoterica sembra essere la sottomissione ad un dolore, causata dall'obbedienza ad un comandamento a noi esterno. Per quanto possa essere virtuosa, una simile idea rischia di diventare negativa; rischia di non possedere la carica capace di innalzarci; rischia di trasformarsi in un baratto - o un ricatto - con la Divinità. È di certo una visione assai primitiva della religione, il cui rischio maggiore è quello di attribuire a Dio sentimenti di vendetta e, almeno così sembrerebbe, di gusto un po' macabro nel distribuire il dolore. Chi non riesce, o non vuole cercare una risposta diversa all'idea del sacrificio, e rifugge da una sua giustificazione basata sul ragionamento suddetto, lo rifiuta totalmente. La sua esistenza diventa spesso ossessiva nella ricerca del piacere (fatalmente mai appagante) e nel terrore del dolore. Il dolore è inevitabile nella nostra vita attuale, perché esso è conseguenza di nostri comportamenti passati. Il sacrificio può rappresentare una accettazione consapevole - se illuminata dagli insegnamenti esoterici - di ciò. Così compreso, il sacrificio può arrivare ad essere gioioso. Bestemmia agli occhi del materialista! Se vogliamo però fare tutto il possibile per avviarci verso la vera gioia spirituale, rendendoci pienamente conto che essa può arrivare solo dalla coscienza di avere fatto il nostro dovere, possiamo fare un passo in più: trasformare il sacrificio - che rischia di diventare fine a se stesso - in SERVIZIO. Possiamo definire il servizio come la somma del sacrificio con l'amore, il cui risultato è, oltre all'avanzamento evolutivo, la gioia spirituale. Allora davvero un'azione che ci costa sacrificio, che sarebbe crudele per il materialista, e forse insopportabile per il fedele seguace dei comandamenti esterni, perde la sua punta di dolore, perché vissuta ed eseguita sulle ali di una spinta interiore capace di trasmutarlo, e di realizzarlo con gioia (sarebbe spesso più doloroso "non" farlo). È certamente un passo difficile da realizzare. Noi però possediamo la conoscenza di avere molte vite davanti; ci viene chiesto solo di cominciare, e questo è fattibile. Il Servizio è il vero lavoro previsto dalla Legge Universale: quando leggiamo la "Cosmogonia" troviamo che le Gerarchie Creatrici progrediscono utilizzando il Servizio. In giugno, lo Spirito del Cristo lascia la Terra e torna "nel Regno dei Cieli", dove trova la Sua felicità, dopo avere compiuto qui, come ogni anno, il Suo lavoro di Sacrificio e di Servizio. A noi il compito di sforzarci di seguire il Suo luminoso esempio.
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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Oceanside, California. |