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EDITORIALE DEL MESE DI NOVEMBRE 2004Il guaritore guaritoL'amica Anne Marie Giovanoli ci ha mandato l'invito per il prossimo IX Meeting Internazionale Rosacrociano, che si svolgerà nel suo magnifico Centro a Sils-Maria (presso St. Moritz) in Svizzera, dal 18 al 21 Agosto 2005. Tema dell'incontro sarà "Guarisci te stesso per poter guarire gli altri". Prendiamo spunto da questo tema, per iniziare ad affrontare l'argomento con l'attenzione che merita. Si tratta infatti di un passaggio fondamentale, che si potrebbe riassumere nella frase: nessuno può dare quello che non ha. Ma questa non è che una faccia della medaglia: l'altra faccia ci suggerisce come questa spinta interiore derivi da un bisogno di aiutare gli altri, che è lo stimolo evolutivo ad alimentare la propria anima. Vediamo dunque come, sotto entrambi i punti di vista, la questione riguarda più noi che le persone che cerchiamo di aiutare. Notiamo quanto diverso sia un atteggiamento di questo tipo, rispetto a come superficialmente si potrebbe concepire e considerare. È necessario innanzi tutto il nostro equilibrio, la qualità della nostra vita, la nostra umiltà, sia perché accade talvolta che volere aiutare gli altri nasconda una difficoltà a vedere i nostri problemi, preferendo guardare fuori - sia fisicamente che figuratamente - anziché dentro, sia perché sappiamo bene che dalla qualità di quello che diamo dipenderà quello che riceveremo. Abbiamo più volte visto l'atteggiamento con cui l'ammalato dovrebbe accettare la malattia, considerandola non un accidente che gli è sfortunatamente capitato, del quale vuole disfarsi il più presto possibile, ma piuttosto un segnale che c'è qualcosa da modificare nel suo modo di vivere. Un atteggiamento perciò attivo e partecipativo, non certo passivo e ...paziente, che aspetta l'azione dell'esperto che gli elimini il problema. Nell'azione terapeutica però possiamo chiudere il cerchio solo se anche il "guaritore" partecipa a questo processo di coscienza, non sfuggendo alla relazione che instaura col paziente, che come tutte le relazioni produce una dinamica di dare-avere. Se questo bilancio si svolge solo a livello di denaro, allora entrambi i soggetti non possono entrare in autentica relazione, ma anzi cercano - consapevolmente o meno - di farsi toccare il meno possibile dal problema che entrambi hanno. Quando invece sappiano entrare in profondità (di se stessi) sapranno anche incontrare l'altro e trasformarsi in operatori di guarigione. In questo senso si può dire che quando ciò avviene, anche il guaritore guarisce. Visto dalle due estreme polarità, un pericolo analogo infatti si nasconde per i due soggetti: l'egocentrismo. Da parte del paziente - o di chi di volta in volta assume questo ruolo - che non trovando un fondamento in se stesso resta in balia di tutti e continua perennemente ad inseguire i fantasmi di nuove terapie capaci di curargli nuove malattie; da parte del guaritore che rischia di credere di avere il potere di guarire, ignorando che questo può provenire solo dall'interiorità del malato, dove sta la causa, e quindi anche la soluzione, della malattia. Ecco che questa può quindi davvero trasformarsi in una benedizione, perché il suo vero scopo è quello di far crescere l'anima e permettere, come i dolori del parto, la nascita del Cristo interiore. Aspettiamo i tuoi commenti! |
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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Oceanside, California. |