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EDITORIALE DEL MESE DI GENNAIO-FEBBRAIO 2005

Eventi tragici: interpretarli e spiegarli

L'entusiasmo con il quale seguiamo lo studio e, soprattutto, la vita ispirata dagli Insegnamenti Rosacrociani, ci fanno spesso dimenticare che l'idea del mondo che abbiamo, la "forma mentale" attraverso la quale vediamo noi il mondo, i fatti che vi avvengono e la nostra stessa vita, sono il prodotto di anni di condivisione, di attenzione, di particolare atteggiamento verso gli stessi. Può accadere allora che davanti ad un evento, sia esso personale o collettivo, intuitivamente traiamo certe conclusioni, "leggendolo" con una chiave che a noi appare ormai chiara e trasparente, e che ci stupiamo, invece, che lo stesso non avvenga per chi non ha percorso la nostra stessa strada.

Diventa difficile, allora, comprendere una reazione diversa della nostra e, contemporaneamente, quasi impossibile per gli altri accettare le nostre conclusioni. Eppure vorremmo, spesso, poter dare almeno un po' del sollievo, della speranza, della positività a chi invece ci sembra essere abbattuto, disperato e negativo. Ma non troviamo le parole adatte, perché partiamo da quel punto - che per noi è un punto d'arrivo - di una strada che l'altro non ha mai cominciato a percorrere.

Cosa fare allora? È un bell'esercizio quello di sforzarci di vedere il mondo così come lo vede l'altro, osservandolo dal suo "osservatorio", che può essere limitato perché circoscritto al piano materiale, o perché il massimo orizzonte concepibile è quello di una sola vita. Quando riusciamo a fare questo, dobbiamo ancora cercare di individuare i concetti-chiave, quelli che discriminano i due diversi punti di vista, chiarendo i quali anche l'altro potrà forse aprirsi alla nostra visione e interpretazione. Detti concetti devono essere per forza i più semplici possibili, perché se sono complicati vuol dire che contengono in sé elementi ancora riducibili che possono generare altra confusione.

Abbiamo un paio di suggerimenti in proposito, avendo notato che la mancanza di una consapevolezza del loro significato è uno degli ostacoli principali alla reciproca comprensione; due concetti: la chiave interiore e la prospettiva evolutiva. L'uomo moderno è tutto proteso verso l'esterno, e non sospetta di accogliere in sé tutto l'universo che egli concepisce solo come qualcosa a lui esterno e lontano. Dall'altra parte, ci capita di sentire giudizi su persone o fatti, anche da parte di persone colte, basati sull'idea che l'uomo sia sempre stato più o meno uguale a come è adesso, visione che fatalmente nega qualsiasi speranza di miglioramento anche per il futuro, impedendo anche la comprensione del processo evolutivo nel quale noi stessi siamo inseriti, cosa che, se trascurata, inficia tutto il giudizio espresso.

Stiamo scrivendo queste righe sotto l'emozione dei fatti - realmente di portata mondiale - che hanno colpito il Sudest Asiatico; proponiamo un esercizio di interpretazione, e al tempo stesso - leggendo le cronache - di valutazione di quanti, e sono stati moltissimi, eventi straordinari sono accaduti durante il loro svolgersi. Molte conferme che hanno potenzialmente il valore di trasformare in grandi opportunità "di vita" anche questa catastrofe. Riusciremo a dirlo anche agli altri?

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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Oceanside, California.