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EDITORIALE DEL MESE DI APRILE 2005

La manipolazione della "vita"?

Il tema d'attualità della manipolazione dell'uomo nei processi naturali non è nuovo, ed è sempre un tema delicato, poiché in esso convivono due aspetti: la libertà dell'uomo e il rispetto delle leggi della natura. Le domande che di solito si rivolgono sono:

  1. Quando comincia la vita in un feto, e fin da quando è lecito considerarlo individuo?
  2. Se non è ancora individuo, possiamo fare di esso quello che vogliamo?
  3. In qualunque modo uno spirito si incarni, può l'uomo interferire sul suo progetto di vita?

Proprio perché non vi sono risposte chiare a queste domande le discussioni sono infinite e, il più delle volte, inutili e basate su categorie ideologiche. Per risolverle soddisfacentemente, infatti, occorrerebbe potere, in prima ed ineludibile istanza, rispondere alla domanda delle domande: cos'è la vita? È questa la grande e ignorata questione che va risolta prima delle altre. Dobbiamo farlo rivolgendosi ai nostri Insegnamenti, perché per altra via non vi è risposta. Scopriamo così che la vita, in realtà, non nasce e non muore: quello che nasce e che muore è solo la forma che la vita abita.

Max Heindel ci descrive nella Cosmogonia tutto il faticoso e complesso lavoro per la rinascita, fino a quando, 21 giorni circa dopo la fecondazione dell'ovulo la vita che sta per rinascere non può più uscire dalla matrice eterica. Da quel momento, e solo da quel momento, una separazione fra la vita e il corpo/feto si potrà definire con cognizione di causa "morte".

Riprendiamo quindi ora le domande già poste, e vediamo di rispondere.

  • 1. Come abbiamo visto, la domanda è mal posta, sia per quanto riguarda la vita che l'individualità. Della prima abbiamo già detto, e la cosa non sembra decisiva; per la seconda, piuttosto che di individuo dovremmo, di conseguenza, parlare di spirito individuale, e dal superiore punto di vista dello spirito tutte le esperienze sono utili. Decidere che la vita va rispettata solo da quando è diventata individuo (per giunta senza saper bene dove posizionare questo cervellotico "quando") non sembra essere in sintonia con gli Insegnamenti.
  • 2. Se stabilissimo che prima dei 21 giorni dalla fecondazione non possiamo innescare la morte, altri dubbi però affiorano: prima di arrivare a quel punto, l'Ego che sta per nascere ha svolto un lavoro lungo, durato forse secoli, per arrivare a rinascere, ha visto e stabilito il suo panorama pre-nascita e lavorato sugli archetipi, è disceso lungo tutti i piani evolutivi attirando materiali dagli stessi per formare i diversi veicoli. Contemporaneamente, tutte le Gerarchie lo hanno aiutato in questo compito; in altre parole "ha scomodato mezzo universo"!
  • 3. Rimane comunque sempre irrimediabilmente irrisolta la questione se l'esperienza che vive (e questo vale per tutte le esperienze della vita) fosse prevista dal piano della vita o meno. Quando si può dunque stabilire che vi è una interferenza? Il campo del "destino maturo" sfugge ad un'esatta categorizzazione.

Tenendo tutto ciò presente, per quanto riguarda specificamente la possibilità artificiale di fecondazione dell'ovulo, Max Heindel ci dice spesso e chiaramente che fino a quando l'uovo non ha la matrice del corpo vitale e l'atomo-seme dell'Ego, per se stesso è privo di vita.

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