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EDITORIALE DEL MESE DI NOVEMBRE 2005Non sapete voi che siete dei?"Non sapete voi che siete Dei?". Quanto bisognerebbe urlare questa frase di San Paolo agli uomini di oggi, soprattutto ai giovani. È vero, noi ospitiamo dentro di noi la Divinità, l'Io Superiore, ma l'uomo della strada ha spesso una misera considerazione di sé. La voce dell'Io Superiore però non tace, seppure inascoltata, e l'uomo sente nascere una insoddisfazione crescente. Ai giorni nostri, quando l'individualità ha soppiantato quasi del tutto i legami di sangue, e possediamo quasi tutti il superfluo, questa voce si fa sentire sempre di più nel suo assordante silenzio, perché tutto mira alla sua scoperta. Il fine ultimo dell'individualità non è l'individualismo, ma la scoperta dell'interiorità, che dovrebbe seguire all'annullamento delle superficiali relazioni esteriori. Non ne sospettiamo però la provenienza, e nemmeno l'esistenza, e ci rimane solo la più acuta insoddisfazione e il bisogno di riempire quel vuoto che ci fa star male, ma che non sappiamo decifrare. Cerchiamo allora qualcosa che ci faccia essere quello che non siamo e che non riusciamo a comprendere: lo cerchiamo nella droga, capace di darci - da fuori - un'alterazione della coscienza. Sempre più di attualità, questo problema crea infinite discussioni da parte di "esperti", ciascuno con la sua soluzione. Soluzione che, però, non riesce a entrare nell'interiorità, dove il problema nasce, e rimane aridamente in superficie. Il problema NON È: quanta droga può far male, e fino a quanto ci si può spingere; NON È: fa bene o fa male? NON È: se fa male, con quale sostanza sostituirla; NON È: quale droga è più innocua. Il vero problema è: PERCHÉ? Perché non voglio essere me stesso e cerco fuori di me qualcosa che risponda al bisogno di "stare bene"? Se non sappiamo di avere una storia, una prospettiva individualmente infinita, sia nel passato che nel futuro, tale da farci uscire dai sensi di colpa e da darci speranza della possibilità di ri-trovarci, non troveremo le risposte. I soldi non possono risolvere il problema, e neppure la cultura, perché il richiamo che nasconde proviene da una dimensione non materiale, ma esistenziale. Non è però possibile sfuggire all'avventura della vita senza aumentarne i problemi e il dolore. La dobbiamo affrontare. "Vivere la vita" Max Heindel definiva tutto questo, in antagonismo con il sopravvivere. Altrimenti, attenzione, qualcuno la vivrà al nostro posto dirigendola e condizionandola dall'esterno, e noi ne saremo responsabili. Non sapete voi che siete Dei? Aspettiamo i tuoi commenti! |
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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Oceanside, California. |