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RACCONTI DELLA NUOVA ERA PER RAGAZZIMaggio 2005TORO - STABILITÀAppena il furgone se ne andò, Bill e Sue esaminarono le loro stanze. I tappeti e i mobili erano a posto, ma molto era ancora disseminato in giro. Sue andò sconsolata verso la stanza di Bill e si sedette sul suo letto. "Beh, eccoci qua - suppongo", disse rassegnata. "Ehi, animo sorellina," disse Bill, tre anni più vecchio e spesso un sostegno per lei. "Ti butterai nelle cose e ti farai nuovi amici, e nel giro di un mese ti sembrerà di essere sempre vissuta qui." "Forse sarà così per te, ma non per me. A casa c'era il gruppo, e i sabato la spiaggia, e la squadra di pallacanestro, e il club di canto - e qua non conosco nessuno." "Incontrerai delle persone, e anche qui devono avere delle squadre di pallacanestro e dei club di canto, e non ci sono spiagge, ma ci sono le montagne - puoi imparare a sciare. Pensa! Inoltre, ricorda, papà deve cominciare un lavoro interamente nuovo. Andremo a nuove scuole." "Lo so, lo so," sospirò Sue, "e la mamma ha dovuto lasciare il nonno e sua sorella e il suo club - ma in qualche modo penso che sia proprio più facile per voi tutti che per me." Sue uscì e cominciò senza entusiasmo a sistemare la sua stanza. Per quanto la sua memoria riuscisse ad andare indietro, le situazioni nuove l'avevano sempre sconvolta. All'asilo aveva pianto ogni giorno per un'intera settimana prima di abituarsi all'idea della scuola. Più tardi, nonostante fosse una brava studentessa, andava sempre in confusione non appena si annunciava un compito. Era nervosa prima di andare ad una festa, anche se dopo era sempre contenta di esserci andata. Ora però, in una nuova città lontana 800 chilometri, dove non conosceva nessuno avrebbe dovuto ricominciare tutto, in un modo maggiore di quanto non avesse mai sperimentato. Come faceva Bill ad essere così tranquillo? Si chiedeva. Lui sarebbe uscito sorridente domani dalla nuova scuola, portandosi a casa uno sciame di nuovi amici e storie eccitanti da raccontare. E lei? Perché, per una volta, non poteva fare lo stesso? Solo ieri la mamma le aveva detto che doveva imparare ad essere più stabile. Molte cose inaspettate le sarebbero capitate nella vita. Sue sapeva che la mamma aveva ragione - sarebbe diventata un naufrago affrontando la vita in quel modo! La mattina successiva il cuore batteva forte nel petto di Sue, e l'ultima cosa che desiderava era fare colazione. Scese tuttavia dalle scale con un cordiale "buongiorno", e si sedette calma a mangiare tutto ciò che era nel piatto. Più tardi, si presentò alla segreteria della scuola, si registrò e le fu assegnata una classe. Il momento peggiore fu quando dovette entrare in classe e presentarsi all'insegnante, sentendo gli occhi di tutti puntati su di lei. Tuttavia, invece di stringersi in se stessa, si atteggiò diritta, sorridendo, rispondendo alle piacevoli domande dell'insegnante con sicurezza, e poi, nonostante il cuore ancora le battesse, sorrise e salutò col capo le compagne più vicine e prese il suo posto. Da quel momento, le cose sembravano andare meglio. Due o tre ragazze la presero immediatamente sotto le loro ali, e al tavolo della mensa le raccontarono un sacco di cose sulla scuole e le attività collegate. Apprese che una viveva proprio nella sua stessa strada, e che un ragazzo della classe aveva frequentato la scuola con dei suoi cugini a Pittsburgh. Quando le compagne seppero che non sapeva sciare e che raramente aveva visto la neve, la invitarono ad unirsi al loro club sciistico che in una prossima settimana avrebbe fatto una gita in montagna. Tornò a casa scambiando confidenze con la sua nuova amica, e le promise di fermarsi da lei il giorno dopo. Bill, come si supponeva, fu esuberante durante la cena; la sua giornata era stata un successo. Anche papà si era trovato in accordo con i suoi nuovi soci e la mamma, mentre apriva gli scatoloni, fu sorpresa a vedere parecchi vicini entrare con una pentola con il dolce della cena. "Ebbene, Susie," chiese papà, "e tu, coma hai passato la giornata?". "Grande!" esclamò entusiasticamente. La mamma e il papà si guardarono sorpresi, e Bill si aprì in un sorriso. "I ragazzi vogliono portarmi a sciare la prossima settimana - l'allenatore mi insegnerà. Però ho bisogno degli sci, papà." Sue lo guardò interrogativamente. "Credo che si possa fare," sorrise lui. "Così, hai davvero passato una buona giornata, eh?" "Oh, sì" disse Sue. "Non sapete quanto fossi sottosopra prima. I ragazzi sono carini - penso che mi piacerà qui." Quindi si mise pensosa. "Sai, mamma, avevi ragione sul fatto di essere stabile. Per il semplice fatto di essere diversa, una cosa non dev'essere per forza peggiore. Suppongo che la cosa importante sia restare calmi dentro e agire con calma, non importa cosa sia, e se pensi che tutto andrà bene, sarà così." "È proprio così, cara," disse la madre. "E adesso penso che io sarò più stabile - perché mi sembra come se fossimo tutti in tenuta da sci, andando con questi sci!" |
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