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RACCONTI DELLA NUOVA ERA PER RAGAZZILuglio - Agosto 2005CANCRO - TENACIAMarsha sobbalzò, soffocando un suono in gola, e tornò a sedersi sul letto. "Fa male," disse con una smorfia. "Sì, fa male, ma più aspetti ad usare la gamba, più difficile sarà per te tornare a camminare", disse seriamente il dottor Miller. Marsha pensò che era veramente antipatico. Aveva subito un
incidente qualche settimana prima, ma ora stava guarendo bene, a
parte la gamba. Era ancora gonfia, e i legamenti e i muscoli
strappati protestavano ad ogni movimento. Il dottore aveva voluto
che stendesse la gamba negli ultimi giorni, ma il dolore sembrava
insopportabile e si rifiutava di tentare. Marsha cominciò a piangere sommessamente. Quel dottore era così villano. Era facile per lui parlare - non aveva male lui. E perché aveva tirato fuori quel discorso su sua madre? Anche lei c'era nell'incidente, e sebbene non ferita, aveva avuto un bello scossone, e si era preoccupata per Marsha, e queste settimane non erano certamente state facili per lei. E naturalmente non poteva portarla in giro per la casa! Marsha smise di piangere e si stese un po', guardando il soffitto e pensando. Quindi si mise a sedere. "Bene," disse forte, "farò vedere io al dottore!" Con cautela si appoggiò al letto e lamentandosi si mise in piedi sulla gamba dolorante. Le faceva davvero male, e per un momento tutto intorno a lei sembrò diventare grigio. Si aggrappò al comodino e attese che passasse quella sensazione. Fece un passo, poi un altro, e sebbene il dolore non diminuisse, c'era sollievo non appena alzava il piede ferito e si appoggiava sull'altro. "Bene", pensò, "tutto quello che devo fare è pensare a quanto starò bene sul piede sinistro non appena avrò sollevato il destro. È già qualcosa." Marsha fece avanti e indietro nella sua stanza parecchie volte, e alla fine affondò nel letto, esausta dal dolore. Si addormentò quasi immediatamente, e non si svegliò fino all'ora di pranzo. Nel pomeriggio tentò nuovamente, e nonostante il dolore non sembrasse meno forte, trovò che andava più facilmente. Non disse a nessuno delle sue esperienze. Sua madre non pensava che Marsha riuscisse già a camminare, e il dottor Miller, che l'aveva guardata solo per un minuto, non disse nient'altro sull'argomento. La mattina successiva dopo colazione, appena l'infermiera se ne fu andata, Marsha uscì nuovamente dal letto. Il dolore era quasi lo stesso, ma Marsha ragionò che poteva essere perché durante la notte non aveva tenuto la gamba in esercizio, e si appoggiò fermamente su di essa. Di nuovo ebbe la sensazione di "grigiore", e di nuovo Marsha trasudò e quindi cominciò a girare per la stanza. Gradualmente il dolore cominciò a calare, e alla fine non fu così esausta come il giorno prima. Quando tentò nel pomeriggio, il dolore era meno forte, e la mattina successiva, anche se non ancora spiacevole, Marsha trovò che era molto più sopportabile camminare. Si alzò numerose volte nel corso della giornata, ma solo quando era sola, e sicura che nessuno notava quello che stava facendo. Quella sera, quando venne la madre a farle visita, entrò il dottor Miller. "Dimetteremo Marsha domani, signora Fulton. Immagino che noleggerà una carrozzina." "Sì", sospirò la mamma di Marsha, "e trasformerò il divano in un letto. Sarà davvero piuttosto difficile finché Marsha non potrà camminare." Con calma Marsha spinse indietro le lenzuola e si mise in piedi. "A cosa ti serve una carrozzina, e perché non posso dormire di sopra nel mio letto?" chiese, camminando attraverso la stanza guardando distrattamente fuori dalla finestra. Il dottor Millerò tentò di celare un sorriso, e la signora Fulton sgranò gli occhi. "Sta camminando," disse incredula al dottore. "Sì, è quello che sta facendo. Si è davvero impegnata molto in questi ultimi giorni, e io so quando faccia male per un po'". Marsha si girò. "Coma fa a saperlo?" chiese. "Mia cara," disse gentilmente il dottor Miller, "noi dobbiamo seguire quello che fanno i nostri pazienti. Sarebbe stato triste per te non camminare, quando ne avresti avuto la possibilità. Ma una volta che giunse il momento, dovevi iniziare, e noi siamo orgogliosi della tua tenacia. Gli sforzi alla fine pagano, non è vero?" Marsha rise. "Sì, pagano. Suppongo che se qualcosa vale la pena di essere fatto, sia importante cominciare e tenere duro, non importa quanto difficile sia. Grazie per avermi pungolato, dottor Miller". Sorpresa, la madre di Marsha domandò: "Ha usato una forma di terapia che mi è sconosciuta, dottor Miller?" "Sì, l'ho fatto. E temo che per un po' Marsha abbia pensato che ero un antipatico dal cuore duro, un insensibile bruto. Ma come vede, abbiamo ottenuto risultati eccellenti." Il giorno dopo Marsha lentamente ma stabilmente salì le scale verso la sua camera. In un'altra settimana, sapeva bene che sarebbe corsa su e giù come prima dell'incidente. Quanto orribile sarebbe stato, pensava, se avesse avuto ancora il dolore di quei primi passi da affrontare. |
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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Oceanside, California. |