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RACCONTI DELLA NUOVA ERA PER RAGAZZI

Novembre 2005

SCORPIONE - CORAGGIO

Tu sai cosa succede ai ragazzi che cadono nella trappola," la voce di Leslie era angosciata. "Sei stato in clinica e hai visto il loro stato. Vuoi che succeda la stessa cosa a Monica?"

"Leslie, tu non hai diritto di dirlo a sua madre. Quello che sta facendo Monica le appartiene. Lei ha lo stesso diritto che hai tu di vivere la sua vita, e quello che farà della sua è affar suo," Glen rispose con rabbia. "Dirlo alla signora Parish significa interferire nella vita di Monica. Ti piacerebbe che qualcuno chiacchierasse intorno ad ogni tuo movimento? Inoltre, non credi che i ragazzi lo faranno su di te? Sarai una interdetta - o peggio."

"Lo so anche troppo bene," disse Leslie. "Ma semplicemente non posso stare inerte e guardare Monica uccidere se stessa. Credimi, devo raccogliere ogni grammo di forza che ho, per parlare a sua madre, sapendo che ciò indurrà Monica e tutti gli altri ad odiarmi. E non mi attira proprio per niente portare la bella notizia alla signora Parish. Ma cosa posso fare?"

"Puoi tenere il tuo naso al di fuori," ribatté Glen. "Come puoi dire questo?" implorò Leslie. "Io credevo che tu fossi un suo amico." "Io sono suo amico," disse Glen, "e per questo ti dico di startene al di fuori e lasciarla sola."

Leslie pianse. "Non te lo farò mai capire, Glen. Lei è anche mia amica, e proprio perché lo è sento che devo tentare di fare qualcosa per salvarla, anche se questo mi metterà tutti contro. Ho già parlato con lei, e non è andata bene. Questa è la sola altra cosa che so di dover fare. Io non sono in grado di trattarla professionalmente, altrimenti lo farei. Qualcuno la aiuterà, e io non conosco nessuno che le sia più vicino di sua madre. Quindi andrò dalla signora Parish questo pomeriggio. Quello che penseranno i ragazzi di me poi, non è per nulla importante rispetto a ciò che succede a Monica."

Glen la lasciò rabbiosamente, e Leslie proseguì, lenta e riluttante, verso casa Parish. La conversazione con la madre di Monica fu spiacevole come temeva. All'inizio la signora Parish rifiutò di credere che sua figlia prendesse della droga - anche se più tardi ammise di avere notato sintomi in Monica che, non volendo crederlo, aveva semplicemente allontanato dalla mente. Alla fine, tuttavia, accettò l'idea che Monica avesse bisogno di essere sorretta e guidata professionalmente.

Monica non era a scuola il giorno dopo, e molti dei compagni di Leslie la ignoravano studiatamente, eccetto per qualche occasionale sarcasmo. Glen aveva ovviamente diffuso la notizia. Per parecchie settimane successive, Leslie fu lasciata da sola. Appena le persone la vedevano avvicinarsi interrompevano la loro conversazione e cambiavano direzione. Dapprima gli amici la evitavano,e il fatto che gli insegnanti e il preside pareva la trattassero con particolare gentilezza, rese la sua posizione fra gli studenti ancora più scomoda.

Leslie non cercò di giustificare quanto aveva fatto - in effetti, nessuno glielo chiedeva, e il trattamento silenzioso che le era riservato era molto peggiore dal doversi difendere verbalmente. Restava convinta di avere fatto la cosa giusta, comunque, e sebbene innegabilmente infelice, lei era, in fondo a se stessa, certa che a lungo andare sarebbe stata giustificata. Le relazioni quasi quotidiane sull'andamento che riceveva dalla signora Parish la incoraggiavano. Monica era in un istituto privato specializzato nel trattamento delle droghe, e aveva superato molto bene la difficile fase del periodo di astinenza.

Dopo molte settimane, inaspettatamente Monica tornò a scuola, apparendo meglio di quanto non fosse da molto tempo.

Al termine della giornata domandò di parlare alla classe. "Ragazzi, non so proprio come dirlo," iniziò, "ma dopo aver parlato con qualcuno di voi comincio a vedere cosa ha passato Leslie per tutto questo tempo. Ammetto che quando compresi che era stata lei a parlare con mia madre, la odiai per essersi immischiata. Avevo paura di andare in quell'istituto e avevo paura di morire per l'astinenza. Ma in fondo a me stessa volevo piantarla con l'acido. Nessuno che ci casca vuole davvero restarci. Avevo bisogno di aiuto ma avevo paura di domandarlo, così andavo sempre più a fondo. Non sono del tutto sicura di esserne fuori anche adesso - ma è stato grazie a Leslie che ho avuto un'altra possibilità, e solo spero di restare sulla strada giusta questa volta.

Se non fosse stato per Leslie, beh, ormai sarei in uno stato che mi impedirebbe di eliminare l'acido per quanto aiuto potessi avere. Dicono che non occorre molta di quella roba per farti cadere in trappola senza speranza, e adesso ci credo. In ogni modo, devo tutta la mia vita a Leslie. Credo che nessun altro avrebbe fatto quello che ha fatto lei, e vorrei che voi foste nuovamente suoi amici. Io mi sarei comportata proprio come voi se si fosse immischiata con qualcun altro - ma adesso capisco che talvolta è necessario farlo. Quello che ha fatto aveva bisogno di un grande coraggio, e io non potrò mai ripagarla per questo."

Monica si sedette e vi fu un lungo silenzio. Poi Glen si alzò. "Io credo che noi tutti dobbiamo a Leslie delle scuse - e ancora di più. Si parla molto sul 'coraggio morale' in questo mondo, ma tocca a qualcuno che realmente ce l'ha, mostrarci che cosa sia."


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