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PER CONOSCERE
Curiosità varie
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La semplicità
è la forma
della vera
grandezza....
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Sommario
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Pensate solo per un momento alla parola preghiera, quale
significato le viene solitamente attribuito? Normalmente la preghiera
viene considerata come una pratica per chiedere qualche cosa a Dio; è
questo il vero significato della preghiera?
No, ma purtroppo l'idea popolare è questa e la gente pensa che la
preghiera serva esclusivamente per fare delle richieste a Dio o per
indicargli cosa fare per risolvere un problema o migliorare una
circostanza.
Nei testi antichi, ad esempio la Bibbia nella lingua originale,
la preghiera veniva intesa come un rapporto che l'uomo stabilisce con
Dio per motivi che non sempre sono propiziatori. In questa Bibbia
vengono usate ben quattro parole che stanno ad indicare delle differenti
motivazioni che spingono l'uomo a contattare la divinità.
Purtroppo la traduzione di queste quattro parole non era facile ed
allora i traduttori hanno preferito tradurle tutte con la parola
"pregare", questo ha notevolmente falsato i primitivi significati a cui
il testo sacro faceva riferimento.
Le quattro parole originali di cui stiamo parlando sono:
1) "tephillah"- significa gioiosa meraviglia, stupore
attonito, lo stato di coscienza in cui restiamo senza parola davanti a
qualche meraviglia del creato o della nostra anima. Essa indica il
rapporto uomo/Dio in cui l'uomo viene rapito per un attimo in una
dimensione superiore. La buona musica riesce sovente a creare una tale
condizione.
2) "palal" - indica lo stato raggiunto a volte dal fedele in
preghiera; uno stato di gioia e di pace in cui il corpo viene
dimenticato e ci si trova uniti al tutto in una esperienza difficile da
esprimere con le parole.
3) "euche" - significa desiderare fortemente, desiderare con
tutto il cuore e tutta la mente.
4) "aiteo" - è simile alla precedente e rappresenta un forte
desiderio.
Le prime due parole sono usate nel Vecchio Testamento mentre le
ultime due appaiono nei Vangeli, va notato come queste parole indicano
un rapporto con il Creatore dove l'uomo si pone umilmente davanti al suo
creatore, non tanto per chiedere questo o quello, quanto per
meravigliarsi della sua sapienza e ringraziarlo per il suo operato.
L'usanza di fare questa distinzione tra la preghiera fatta in
silenzio e quella che comporta l'uso della parola. Prima di tale epoca
sarebbe stato assai difficile concepire una persona che pregasse senza
emettere parola alcuna.
Purtroppo l'opinione popolare tende a considerare la preghiera
mentale più valida di quella orale, come se pregare mentalmente sia un
privilegio riservato a coloro che hanno un intelletto più sviluppato o
vivono una vita più spirituale.
Opinione senz'altro errata in quanto i maestri della contemplazione,
tra cui Teresa d'Avila che aveva delle esperienze mistiche così intense
da toglierle la parola di bocca, sono d'accordo che pregare con le
parole è una pratica più efficace che quella fatta soltanto a livello
mentale.
Per pregare bene prendete una preghiera che vi sta a cuore e
recitatene una parola per volta usando una grande attenzione. Se la
mente sfugge e si distrae ripetete la parola prima di proseguire.
Continuate in questo modo fino alla fine, questo è un metodo che appare
semplice ma è servito a tanti Santi e può portare grandi benefici pure a
voi.
Questa antica pratica viene ben descritta nel libro "Il pellegrino
russo" apparso in occidente intorno all'anno 1925. Si tratta di una
forma di preghiera molto cara ai cristiani Ortodossi di rito greco e
russo che veniva anche chiamata filocalia.
Le origini di questa preghiera vanno ricercate nella cultura Indù
dove troviamo una pratica similare chiamata Rimembranza del nome, per i
cristiani si tratta infatti di ripetere il nome di Gesù ritmando la
ripetizione sulla respirazione. La respirazione è molto importante
perchè da una respirazione tranquilla e ben ritmata può scaturire una
pace mentale altrimenti impossibile.
La preghiera vera e propria consiste nel pronunciare l'invocazione
"Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di
me".
Le parole abbi pietà di me non devono
però essere considerate come un umile richiesta di essere perdonati dai
propri peccati, bisogna infatti ricordare che la preghiera ha origini
ortodosse ed in questa lingua la parola pietà
significa grazie e amorevolezza.
La ripetizione di questa frase è perciò intesa a chiedere a Gesù la
sua grazia amorevole e la presenza del suo Spirito.
Per ritmarla sul respiro si ripete la prima parte
(Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio) durante l'inspirazione e la
seconda (abbi pietà di me) mentre si espira. Il tutto deve essere fatto
in modo estremamente tranquillo, se la mente si distrae riportarla con
calma a riprendere l'esercizio, senza premura, senza agitazione.
Non avere altra occupazione o meditazione che non sia il grido
"Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà",
era la raccomandazione che Niceforo, il più antico dottore di questo
metodo, faceva ai fedeli ben sette secoli fa.
Callisto e Ignazio consigliano che dopo un certo tempo, quando il
devoto ha acquistato una certa esperienza, la preghiera venga ridotta
alla sola ripetizione del Nome di Gesù; ripetizione ritmata non più sul
respiro ma sui battiti del cuore. In questo modo
la preghiera di Gesù diventa la preghiera del Cuore.
Coloro che hanno studiato e praticato questo metodo affermano che
esso è in grado di offrire molti benefici a chi lo pratica seriamente;
tra essi si può citare l'acquisizione della pace interiore ed una
benevolenza universale che porta a comprendere ed amare tutte le
creature.
Le campane sono così chiamate perché sembra che, in Italia, le prime
siano state fatte in Campania dove si fondeva il più "fino e purgato"
bronzo, o perchè qui vi siano state introdotte. Comunque è certo che
l'uso delle campane risale ai tempi più remoti della cristianità e che
varia fu la loro forma. Alcune sono semplici e liscie, altre portano
ornati, figure ed iscrizioni.
Fra le iscrizioni si ricorda quella speciosa sopra una campana di
Bergamo:
Convoco, Signo, Noto, Compello,
Concino, Ploro, Arma, Dies, Horas, Fulgura, Festa, Rogos.
Quella riportata dal Rainieri:
Funera plango, fulmina frango, sabbata pango,
exito lentos, dissipo ventos, paro cruentos.
Quella semplice che si leggeva su una campana di S. Eustorgio a
Milano, detta della predica:
Ad verbum vitae cum dan dan dico venite.
Come è costume della Chiesa di consacrare tutto ciò che ha un
rapporto con Dio anche le campane vengono benedette. Esse si portano
alla chiesa come i neonati, si da' loro un nome, un padrino ed una
madrina, benedicendole con un rito speciale che risale al secolo VIII.
Questa affermazione, che viene usata per concludere quasi tutte le
preghiere, merita qualche parola onde descriverne la natura e l'origine
che si perde nella notte dei tempi.
L'Amen viene generalmente considerata una affermazione solenne che
nella lingua italiana è stata tradotta con "Così sia".
Questa affermazione è la stessa usata da Gesù quando diceva alle
folle "In verità in verità vi dico...", infatti nella sua
lingua questa frase veniva pronunciata con le parole "Mane-Amen".
Le parole "Mane-Amen" furono importate nella Palestina dagli
ebrei che la appresero durante la loro permanenza in Egitto. In questo
paese era infatti utilizzata come uno dei nomi per il Dio Sole, ovvero:
"Amen-Ra".
Ai tempi di Gesù il giuramento con l'Amen era così sacro che
nessuno avrebbe mai osato trasgredirlo e chiunque avesse chiamato
"Amen-Ra" testimonio delle proprie parole non avrebbe mai avuto
il coraggio di mentire.
Veniva pure usata la formula "Per Amen io vi dico", oppure
"Per Amen noi acconsentiamo" che, quale conclusione di un
discorso, gli conferiva solennità ed importanza. Proprio per questo
motivo venne in seguito considerata come equivalente a "Così sia"
oppure a "Così è".
Un esempio dell'uso primitivo di questa parola si trova in
Isaia 65:16. La versione italiana autorizzata traduce questo versetto
con: "Colui che si benedice in terra si benedirà nel Dio di Verità,
e colui che giura in terra, giurerà per il Dio di Verità".
La parola ebraica "Amen" è stata qui tradotta con
"Verità".
Nella lingua originale si affermava infatti che quando si giura lo si
deve fare nel nome del Dio "Amen-Ra". Si vede pertanto come
anche Isaia conoscesse e convalidasse tale usanza.
Dal Vangelo di Luca appare chiaro che la forza che dirigeva gli
apostoli era certamente lo Spirito Santo e ciò che dobbiamo considerare
attentamente è come esso sia sceso sopra di loro mentre erano riuniti
insieme in una preghiera comunitaria seguendo l'insegnamento dato da
Gesù "Se due o tre si riuniranno in mio nome io
sarò in mezzo a loro" (Matteo 18:20).
Di certo la preghiera nel cenacolo si protrasse per diverso tempo,
qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi che essi pregarono per diversi
giorni in quanto la preghiera perseverante non manca di portare frutto.
A questo punto si potrebbe anche pensare che gli apostoli, nel cenacolo,
abbiano iniziato una pratica devozionale della Novena; pratica assai
valida che si protrasse nei secoli rendendo tante grazie a coloro che la
praticarono.
Vi è un vero potere nella Novena, essa consiste in una preghiera per
una data cosa che viene continuata per nove giorni. Non bisogna essere
così sciocchi da immaginare che la semplice e meccanica ripetizione di
una preghiera per questo lasso di tempo sia sufficiente per produrre dei
miracoli, la psicologia stessa ci insegna però che una cosa a cui si
pensa tenacemente per diversi giorni, senza esitare sulla sua
realizzazione, ha davvero molte probabilità di realizzarsi.
Questa perseveranza nella preghiera fu suggerita anche da San Paolo
"Pregate continuamente..." consigliava ai
Tessalonicesi ben sapendo come una richiesta continua, e fiduciosa, sia
il mezzo migliore per ottenere quanto desiderato. Si ricorda, a
proposito, anche la parabola del tizio che, sorpreso dall'arrivo di
alcuni amici, si rivolse ad un amico che si era già coricato richiedendo
del pane; pane che gli venne concesso soltanto dopo una insistente
preghiera.
Nelle Chiese Episcopali degli Stati Uniti d'America, denominate
"Epiphany Church", ogni novembre si tiene una Novena che inizia il primo
giorno del mese ed ha per scopo la guarigione nel senso più ampio. Ogni
devoto accende un lumino che arde per nove giorni, il tempo per cui la
Novena viene protratta, e mette in una scatola un biglietto con il suo
nome e la grazia richiesta. La devozione si ripete ogni anno ed è
incredibile il numero delle persone che vi aderiscono, chiara
dimostrazione del fatto che molte persone hanno ricevuto la grazia
richiesta.
Aderire ad una Novena, in un mondo indaffarato, non è sempre facile;
bisogna trovare il tempo di fare una pratica devozionale
(preghiera, ecc.) per nove giorni di seguito, senza interruzione.
È necessaria costanza, fede e buona volontà. Pregare con perseveranza
significa seguire i dettami di Dio, e questa spiega il potere celato in
una preghiera continuata.
La Novena può essere fatta utilizzando delle preghiere che vengono
appunto chiamate Novene. Una volta scelta la preghiera, o le preghiere
da recitare, bisognerà utilizzarle per nove giorni di seguito, senza
interruzione e possibilmente alla stessa ora con costanza, fede, e buona
volontà.
Dobbiamo ricordare che "Dio non ha riguardo per
le qualità delle persone ma ama coloro che seguono la sua volontà. "
(Atti 10:34).
Soltanto quando facciamo la volontà di Dio la grazia richiesta
potrà esserci concessa. Se l'armonia tarda a ritornare nel nostro
corpo, nella nostra anima o nella nostra vita, significa che non abbiamo
ancora creato le giuste condizioni. Secondo alcuni ci vollero nove
giorni prima che per i 120 cristiani riuniti nel salone a Gerusalemme si
creasse la giusta condizione, ovvero nascesse in loro una pace divina ed
amore totale nei confronti degli uomini e di Dio; situazione che permise
allo Spirito Santo di scendere su di loro e di offrire i suoi doni.
Quando le condizioni sono giuste Dio può lavorare e vuole operare.
In occasione di una sua apparizione a Santa Matilde la Madonna disse
le seguenti parole: "Figlia mia, desidero che tu
sappia che nessuno mi può fare un piacere più grande di quello di dire
la salutazione con cui la più Adorabile Trinità mi ha elevato alla
dignità di Madre di Dio. Per mezzo della parola Ave (vedi il nome EVA)
ho imparato che il Suo infinito potere mi aveva preservato da tutti i
peccati e la conseguente miseria a cui la prima donna era andata
soggetta.
Il nome Maria significa Signora della luce, questo mi ricorda che Dio
mi ha riempita di amore e saggezza, e mi ha posto, come una stella
scintillante, per illuminare sia il cielo che la terra. Le parole
"piena di grazia" mi ricordano le grazie che mi ha donato lo Spirito
Santo; grazie che io ho il potere di dare a coloro che me le chiedono
rivolgendosi a me come mediatrice.
Quando i devoti dicono "il Signore è con te" rinnovano la gioia
indescrivibile che provai quando la Parola Eterna si incarnò nel mio
grembo. Quando dite: "sii benedetta tra le donne" io ringrazio Dio
onnipotente, che mi ha elevato in questo stato di felicità e, alle
parole "benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù", tutte le creature del
cielo gioiscono con me nel vedere il mio Figliolo adorato e glorificato
per aver salvato l'umanità."
La conclusione dell'Ave o Maria, ovvero la parte che dice
"Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, ora e nell'ora
della nostra morte", fu aggiunta durante Concilio di Efeso nel 470 d.C.
Questa aggiunta ha dato luogo all'eresia Nestoriana, eresia nata
sulle labbra di Anastasio con le seguenti parole: "Nessuno si
permetta di chiamare Maria la Madre di Dio, perchè Maria è un'essere
umano ed è impossibile che Dio possa nascere da un essere umano".
Il Rosario, come viene definito dalla santa Chiesa, è un modo di
pregare Dio in onore della beatissima Vergine Maria. Fu istituito
ufficialmente da San Domenico nel mezzodì della Francia, verso il 1206,
dietro invito della Santissima Vergine, per opporsi all'eresia degli
Albigesi.
Questo Rosario si componeva di 150 Ave Maria, raccolte in 15 decine,
con un Padre nostro per decina. Ad ogni Padre nostro veniva meditato uno
dei quindici misteri; i misteri consistono di particolari momenti della
vita di nostro Signore o della Madonna.
Oggi è diventato uso comune recitare la Corona che consiste soltanto
di una parte del Rosario, ovvero cinque gruppi di 10 Ave Maria, con un
Gloria, un mistero, ed un Padre nostro per gruppo.
I 15 misteri vengono suddivisi in tre gruppi, ogni gruppo di 5
misteri va utilizzato in un dato giorno della settimana, ovvero:
Misteri Gaudiosi: lunedì e sabato;
Misteri Dolorosi: martedì e venerdì;
Misteri Gloriosi: mercoledì e domenica;
Misteri della Luce: giovedì; (aggiunti da Papa Giovanni Paolo II.)
Una prima idea di preghiera ripetuta la si ritrova in Irlanda, nel
nono secolo, quando alcuni monaci presero l'abitudine quotidiana di
cantare tutti i 150 Salmi di Davide.
I paesani, analfabeti, avrebbero voluto unirsi a questa forma di
devozione, fu pertanto concesso loro di dire, al posto dei Salmi,
l'Orazione Domenicale (il Padre nostro), comunque ripetuto 150 volte.
Sempre in quei tempi vi erano molte persone che, devote alla
Madonna, utilizzavano come preghiera la Salutazione Angelica:
"Ave Maria, piena di grazie, il Signore è con te" (Luca 1:28) a
cui aggiungevano il saluto di Elisabetta a Maria:
"Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del seno
tuo, Gesù" (Luca 1:42).
Nei mesi in cui le rose erano fiorite vi era pure l'usanza di offrire
alla Madonna dei mazzi di questi fiori. Nel tempo queste due usanze si
fusero tra loro e al posto dei fiori si diffuse l'abitudine di offrire
alla Madre di Dio una serie di 150 Ave Maria.
Questa devozione venne chiamata "Rosario" che significa
appunto "giardino di rose".
La prima sintesi di queste due devozioni, i 150 Padre nostro e le
150 Ave Maria, apparve nel XIV secolo ad opera del monaco Enrico de
Kalker, che raggruppò le 150 Ave Maria in 15 decine, con un Padre nostro
ad ogni decina. Fu comunque San Domenico che lo istituì ufficialmente in
Francia, a seguito di un invito della Santissima Vergine, onde opporsi
all'eresia degli Albigesi.
Un ulteriore perfezionamento si ebbe nel 1409, quando Domenico il
Prussiano, assegnò ad ogni Ave Maria un pensiero preso dalla vita di
Maria o di Gesù, creando così quelli che vennero poi chiamati
"I misteri del Rosario".
Nel 1470 Alan de Rupe iniziò a propagandare questa forma di devozione
attraverso tutta l'Europa facendola così conoscere ed apprezzare.
Intorno al 1500 furono anche stampate delle illustrazioni per i 150
misteri del Rosario. Fare 150 illustrazioni non era però un'impresa
facile con i mezzi tipografici di allora, così si pensò di fare soltanto
15 stampe per illustrare i misteri principali che venivano meditati in
corrispondenza con il Padre nostro.
Durante il Rinascimento l'usanza di dire un mistero per ognuna delle
150 Ave Maria cadde pian piano in disuso fintanto che divenne di comune
usanza meditare soltanto i 15 misteri legati ai Padre nostro ed alle
relative 10 Ave Maria. Questa usanza è rimasta finora e rappresenta il
Rosario attuale; esso si compone infatti di 150 Ave Maria, raggruppate
in 15 decine con un mistero ed un Padre nostro per ciascuna.
Trattando della storia del Rosario è giusto citare il Rosario del
tutto particolare che Maria SS. insegnò durante una apparizione ad un
giovane suo devoto, entrato nel 1422 come novizio nell'Ordine dei Frati
Minori. Questo Rosario, ad uso dell'Ordine Francescano e delle Clarisse,
si compone di 70 Ave Maria ed i sette misteri sono tutti gaudiosi.
Si ricorda che la devozione ordinaria, che consiste nella recita di
50 Ave, o Maria, è soltanto una parte del Rosario e sarebbe più
opportuno chiamarla "Corona del Rosario".
I Sommi Pontefici hanno sempre raccomandato la recita quotidiana
della Corona del Rosario, sia come preghiera personale che della
comunità. I Papi hanno anche arricchito la recita della Corona con
indulgenze, ed in modo particolare con la indulgenza plenaria quando
viene recitata in Chiesa, in famiglia, in comunità, o in una
associazione religiosa.
Per ogni peccato commesso, sia esso veniale che mortale, il
peccatore si trova in colpa dinanzi a Dio e gli rimane l'obbligo di
soddisfare alla divina giustizia con qualche pena temporale che dovrà
essere scontata in questa o nell'altra vita. Questo vale anche per chi,
dopo aver commesso un peccato, si è ravveduto ed ha avuto la colpa
rimessa con il Sacramento della Confessione.
Il Signore, però, nella sua infinita misericordia ha disposto che da
queste pene temporali possano i fedeli liberarsi, o in tutto o in parte,
sia colle opere soddisfatorie che essi compiono, sia con le Santissime
indulgenze che la Chiesa, depositaria dell'infinito tesoro dei meriti
soddisfatori di Gesù Cristo, di Maria Santissima e dei Santi, loro
concede; e ciò non solo in vita, ma anche dopo morte per l'applicazione
delle santissime indulgenze fatte alle anime del Purgatorio a modo di
suffragio, ossia pregando il Signore che accolga le buone opere dei
viventi in isconto delle pene che hanno da espiare le anime dei
Purganti.
Esistono due tipi di indulgenza: l'indulgenza
plenaria e l'indulgenza parziale.
La plenaria rimette tutta la pena temporale
dovuta ai nostri peccati già rimessi con la confessione e l'assoluzione.
Morendo dopo aver acquistato un'indulgenza plenaria si entra
immediatamente in Paradiso senza toccare il purgatorio. E lo stesso si
dica delle Sante Anime del Purgatorio, qualora da noi si conseguisca in
loro suffragio un'indulgenza plenaria ad esse applicabile che la divina
Giustizia si degnerà di accettare.
L'indulgenza, secondo la dottrina cattolica, è la remissione davanti
a Dio della pena temporale dovuta per i peccati. Per i peccati mortali
l'indulgenza può essere conseguita soltanto se i medesimi sono stati
confessati e rimessi con l'assoluzione.
La Chiesa può concedere le indulgenze, perché il Signore le ha dato
il potere di attingere ai meriti infiniti di Gesù Cristo, della Vergine
e dei Santi. La disciplina delle indulgenze è stata riordinata con la
costituzione apostolica "Indulgentiarum doctrina" e con la nuova
edizione del "Enchiridion Indulgentiarum" pubblicato nel 1967.
L'indulgenza può essere parziale o plenaria, secondo che libera in
parte o totalmente dalla pena dovuta per i peccati. Tutte le indulgenze,
sia parziali che plenarie, possono essere applicate ai defunti a modo di
suffragio ma non possono essere applicate ad altre persone viventi.
L'indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno;
l'indulgenza parziale può essere acquistata anche più volte al giorno.
L'indulgenza parziale si può acquistare più volte nello stesso giorno.
In questo tipo di indulgenza la quantità di remissione della pena dovuta
per il peccato è proporzionale al fervore e al distacco dal male che il
fedele possiede.
Speciale menzione meritano quattro concessioni di indulgenza parziale:
1. Al fedele che, nel compiere i
propri doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza l'anima
a Dio, aggiungendo, anche solo mentalmente una pia invocazione
(per esempio: "Padre", "Sia fatta la tua volontà", "Sangue di Cristo,
salvami", "Dio mio", ecc.).
2. Al fedele che, con spirito di fede e con animo misericordioso,
pone al servizio di chi si trova in necessità materiale e spirituale i
propri beni, la propria opera, le proprie doti di spirito.
3. Al fedele che, in spirito di penitenza, si priva spontaneamente
di qualche cosa lecita e piacevole, la cui rinunzia comporta un
sacrificio personale.
L'indulgenza plenaria si può acquistare una sola volta al giorno, per
acquistarla, oltre l'esclusione di qualsiasi attaccamento al peccato,
anche veniale, è necessario eseguire quanto richiesto (visita ad una
chiesa o altro) ed adempiere a tre condizioni:
1. confessione sacramentale con
assoluzione;
2. comunione eucaristica fatta nel corso della settimana
precedente;
3. La preghiera secondo le intenzioni del Pontefice; generalmente
consiste nella recita di un Padre nostro e di un'Ave Maria.
Il fedele è però libero di sostituire a queste due altre orazioni da lui
preferite.
Speciale menzione meritano alcune speciali concessioni di indulgenza
plenaria (sempre tenendo presente che se ne può usufruire una sola volta
al giorno:
1. adorazione del SS. Sacramento per almeno mezz'ora;
2. pia lettura della Sacra Bibbia per almeno mezz'ora;
3. pio esercizio della Via Crucis;
4. recita del Rosario mariano in una chiesa o pubblico oratorio,
oppure in famiglia o in una Comunità religiosa o in pia Associazione;
5. la visita ad una chiesa nella festa della Porziuncola
(2 agosto) e nella commemorazione dei defunti (2 novembre), con la
recita di un Padre nostro e di un Credo;
6. In articolo mortis (nel momento della morte) per chi invoca il
santissimo nome di Gesù e di Maria e accetta la volontà del Padre
celeste.
 
"L'amore non ha limiti, se non
quelli che le poniamo".
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