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IL DIRITTO ALLA MORTEIl giornale Los Angeles Herald Examiner del 28 dicembre 1984 ha discusso un fondamentale caso concernente il diritto di un paziente di scegliere una morte naturale e dignitosa in opposizione al prolungamento della vita con mezzi artificiali (accanimento terapeutico). L'articolo di Chris Woodyard dice fra l'altro: "i pazienti hanno il diritto costituzionale di decidere se rifiutare la cura medica anche se ne risultasse la morte", questo è il giudizio che una Corte d Appello formata da tre giudici ha emesso ieri in un caso che coinvolge un uomo costretto a non disinserire il suo respiratore che gli permette di vivere in un ospedale di Glendale. Questa è l'opinione espressa dai giudici: "Il diritto di un paziente adulto capace di intendere e volere di rifiutare un trattamento medico è un diritto costituzionalmente garantito che non deve essere limitato". Va notato che questa opinione contrasta una precedente decisione della Corte di grado inferiore che impediva al paziente di esprimere la propria volontà in merito al disinserimento del respiratore. Nonostante l'opposizione dei medici, da questa sentenza ne è risultato un maggior diritto alla morte ricevendo il plauso della Società per il Diritto alla Morte e dell'Unione delle Libertà Civili Americane. L'avvocato del paziente ha definito la decisione della Corte d'Appello una sostanziale vittoria dei pazienti e della gente in merito a ciò che tratta le decisioni dei pazienti e quelle relative alla loro morte fisica. Un portavoce dell'ospedale ha chiamato la sentenza "una decisione senza precedenti" sui casi di diritto alla morte, lamentando che la decisione della Corte non desse alcun diritto ai medici o agli ospedali per contrastare le decisioni dei pazienti". Nella sua primitiva richiesta di ottenere lo spegnimento del respiratore il paziente aveva firmato una dichiarazione in cui risultava che la volontà di disinserire il respiratore era dovuta al peso di una esistenza non realizzata, che egli trovava insopportabile, degradante e disumana. A quel tempo l'ospedale si oppose in nome dei valori cristiani tesi a preservare la vita e che sarebbe stato contrario all'etica, per i medici, impedire la continuità di una esistenza potenziale. Infine, la decisione d'Appello annota che nonostante parecchi medici ritengano che disinserire il respiratore equivalga ad aiutare un suicida, ciò non corrisponde al vero, perché il disinserimento servirebbe semplicemente ad affrettarne la inevitabile morte per cause naturali. Ovviamente, come fu evidente fin dall'avvento dei mezzi di mantenimento della vita nelle loro primitive forme, le decisioni concernenti il loro uso sono destinate ad implicazioni teologiche e legali che trascendono del tutto il normale campo della medicina. Fino a quale punto il paziente non viene più considerato capace di prendere decisioni concernenti la propria cura? Fino a che punto l'uso di certi macchinari arresta il montare di una crisi e aiuta il paziente a migliorare le sue condizioni, o diventa, invece, un espediente che prolunga artificialmente una vita che altrimenti terminerebbe ragionevolmente presto e in modo naturale? È moralmente o eticamente accettabile prolungare artificialmente la vita invece di permettere una morte naturale e spontanea? Ha una qualsiasi autorità o ufficio il diritto di accusare una persona di tentare il suicidio, semplicemente perché rifiuta l'insopportabile, degradante e disumana situazione imposta dai sistemi di mantenimento artificiale della vita? Fino a quanto, in verità, è giustificata una nostra interferenza con ciò che appare essere il processo naturale della morte? Fino a dove ci si può spingere in una grave malattia per la quale c'è qualche ragionevole possibilità di recupero per strapparla al processo naturale della morte? Queste sono alcune delle considerazioni più rilevanti. È ovvio, peraltro, che una decisione di una Corte non risolverà l'argomento una volta per sempre. La possibilità di appello esiste in questo particolare caso nonostante al momento non è noto se esso sia stato fatto o se si farà. Un crescente numero di persone si sta interessando al diritto di una morte naturale e dignitosa, mentre molti medici professionisti continuano a considerare il prolungamento della vita, con tutti i mezzi artificiali e con qualsiasi stato di coscienza presenti il paziente, come uno dei loro primari obblighi. La lunghezza della vita è dovuta a...Gli studenti degli insegnamenti Rosacrociani sanno che la lunghezza della vita di ogni persona sulla terra è governata dall'archetipo del veicolo fisico di quella persona, che esiste nel Secondo Cielo. Questo archetipo che sostiene gli atomi del corpo fisico per un periodo di tempo stabilito e collassa al raggiungimento di questo termine. Quando ciò avviene porta alla morte del corpo fisico per quell'individuo; i suoi veicoli superiori lo lasciano e si ritirano da esso. Nella Cosmogonia dei Rosacroce è scritto: "è un crimine contro il morente somministrargli stimolanti che abbiano l'effetto di forzare i veicoli superiori a ritornare nel corpo denso con violenza, provocandogli in questo modo un grande shock. Non è una tortura il passaggio di coscienza, ma è una tortura essere trascinati a forza per prolungare ulteriormente la sofferenza. Alcuni trapassati che lo hanno vissuto hanno riportato agli investigatori occulti che in quel modo la loro morte era durata per ore e che avevano pregato che i loro parenti cessassero la loro malintesa sollecitudine e che li lasciassero finalmente morire." Non esistevano i mezzi artificiali per mantenere la vita come li conosciamo oggi ai tempi in cui Max Heindel scrisse la Cosmogonia,, ma possiamo certamente fare un parallelo fra gli stimolanti da lui nominati e i respiratori e altri mezzi moderni. Sappiamo che sempre più persone svilupperanno il sesto senso rendendole capaci di vedere il piano eterico, man mano che si avvicina l'Era dell'Acquario. Vedranno perciò da se stessi che, come dice Max Heindel, "i cosiddetti morti sono tutti intorno a noi, e, di fatto, la morte non esiste." Quando, pertanto, apprenderanno direttamente la vera natura della morte fisica, che è in realtà messaggera di una nascita nei piani spirituali, saranno più propensi ad accettare e anche accogliere la morte naturale. L'approccio materialistico, di prolungare l'esistenza fisica con tutti i mezzi possibili senza riguardo ad ogni altra considerazione, verrà allora eliminata del tutto. |
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GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship - Oceanside, California. Centro Promotore della "Comunità Rosa+Croce Internazionale". |