SI NASCE UNA SOLA VOLTA?
Ricerca a cura di Mario Rizzi (probazionista), titolare del sito
http://www.viveremeglio.org
SOMMARIO
Come l'uomo, deponendo i vecchi abiti ne prende altri nuovi,
così lo spirito spogliando i vecchi corpi, entra in altri nuovi (Bhagavad-Gita, II/13).
L'argomento che ci prepariamo a trattare è estremamente
interessante, pertanto è bene fare una premessa per ben definire
la parola "nascita" e quindi affrontare l'argomento
"Si nasce una volta sola?" nel migliore dei modi.
Quando si parla della nascita di qualcosa o qualcuno vi sono
due modi di interpretare il fenomeno: la visione grossolana, o
materialista, e quella sottile o spirituale.
Il punto di vista materialista considera ciò che nasce, fosse
un fiore, una farfalla od un uomo, come qualcosa che prima non
esisteva, quindi appare sulla scena del mondo dove resta per
qualche tempo, e, ad un dato momento, morirà per sparire
nuovamente dai nostri occhi.
La visione spirituale, invece, considera ogni cosa esistente,
fosse una montagna, una casa o un insetto, come il risultato di
un "progetto" che è servito a dare a quella cosa la
sua forma e le sue caratteristiche peculiari.
L'idea di un progetto iniziale è facile da comprendere quando
consideriamo gli oggetti fabbricati dall'uomo: una sedia, un
libro o un grattacielo, sono tutti esempi assai chiari. Per
ognuno di questi oggetti è stato fatto un progetto, e quindi un
lavoro, magari assai lungo e complesso, per realizzarlo in modo
che qualcuno ne potesse usufruire.
Come tutti sappiamo il progetto di una cosa deve esistere
prima che essa appaia sulla scena del mondo. Un edificio, per
esempio, esiste ancor prima di essere costruito dei muratori.
Anche l'idea dell'Universo esisteva nella mente del Creatore
prima che fosse creato. Ce lo conferma l'apostolo Giovanni
dicendo che "All'inizio era il Verbo (idea, pensiero,
vibrazione), e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio"
(Gv. 1:1).
È interessante notare come i progetti permangano anche dopo
che le cose a cui si riferiscono non esistono più. Un incidente,
l'età, il fuoco, o altri motivi possono infatti averle
distrutte.
È proprio il progetto di qualcosa che gli permette di nascere
più di una volta, ovvero di ripresentarsi più volte sulla scena
del mondo. Un fiore annuale, ad esempio, appare in primavera,
fiorisce nell'estate, appassisce in autunno e "muore"
in inverno.
Ma si tratta solo di una morte apparente, perché il progetto
di quel fiore permane in un mondo che noi non possiamo vedere,
qualcuno lo chiama "Mondo degli Archetipi", e la
primavera seguente farà in modo che il fiore possa rinascere a
rallegrarci l'olfatto con il suo profumo e la vista con i suoi
colori.
Se non accettiamo la visione materialistica delle cose
possiamo rispondere che vi sono varie possibilità di
"nascere" più di una volta. Vediamone alcune:
- La conversione.
Si intende con "conversione" un processo interiore per
cui una persona, che viveva in un certo modo, si ritrova a vivere in un modo completamente
diverso. Questo processo implica un cambiamento radicale del modo di giudicare i valori della vita e
le regole da seguire per poterla vivere nel migliore dei modi.
Paolo da Tarso, con la conversione, ha cambiato la sua vita da
peccatore al punto tale da diventare un Santo. Possiamo ben dire
che è "rinato" a nuova vita permettendo alla luce del
Cristo di illuminarlo e guidarlo nel retto cammino.
- Una vincita o un'eredità.
Questi eventi possono portare nelle tasche di una persona semplice, con scarse finanze, un
notevole quantità di denaro, ed essa si ritroverà a vivere in
un modo completamente diverso. Potremo perciò dite che essa è
nata a "nuova vita": un tipo di vita con un contesto
sociale completamente diverso dal precedente.
- Un incidente o una malattia invalidante.
Anche questi eventi possono creare delle condizione tali da costringere una
persona a "nascere di nuovo". Questa, purtroppo,
sarebbe una "nascita" molto triste in verità. La
persona si ritroverebbe infatti a vivere meno felicemente di
prima, quello che poteva fare prima non lo può fare più, il suo
corpo non glielo permette. Noi auguriamo tutti quelli a cui è
capitata una simile disgrazia di potersi riprendere e
"nascere" ancora una volta e poter vivere una vita
serena.
- Un trauma dovuta alla morte di una persona cara.
Questo tipo di evento non tocca il corpo di una persona, ma ne può
alterare la personalità al punto di farla "nascere di
nuovo", ad una vita piena di ricordi e disperazione. È una
condizione assai triste in cui è auspicabile l'interevento di un
professionista. Sembra che questi casi qualche seduta con la
terapia con la regressione della memoria potrebbe rivelarsi un
valido aiuto.
- La rinascita in un nuovo corpo, che segue alla morte del
corpo in cui si è vissuti.
Questo tipo di "rinascita" è attualmente assai discussa. Vi sono sostenitori e denigratori,
pertanto riteniamo giusto approfondire l'argomento a favore dei
nostri lettori.
Se accettiamo il fatto, tra l'altro assai
logico, che ogni cosa esistente ha dietro di sé un suo progetto,
potremmo dire che anche ogni uomo ha un suo specifico progetto
nella mente di Dio, e questo progetto non è fatto di materia, ma
di energia: energia del pensiero.
Il corpo dell'uomo che noi
possiamo vedere e soltanto un "vestito" con cui il suo
"spirito", la sua vera essenza, si è
"rivestito" per poter fare le esperienze necessarie per
sviluppare le sue potenzialità.
Con questo corpo egli nasce nel
mondo della materia e vi resta per tutto l'arco della sua vita.
Quando, per vecchiezza incidente o altro, il suo corpo cesserà
di vivere, egli continuerà a vivere per rinascere ancora. Questo
modo di vedere la morte è comune agli Indù, ai Buddisti ed a
molti altri popoli. In India, quando un malato grave muore, si fa
festa perché egli ha cessato di essere imprigionato in un corpo
che ormai non le permetteva più di usufruire delle opportunità
e le gioie che la vita può offrire.
Anche il loro modo di comunicare
il decesso è alquanto diverso del nostro, anziché dire "Il
sig. XY è morto", dicono infatti: "Il sig. XY ha
deposto il suo corpo".
Nella religione cattolica il concetto
di una possibile rinascita in un nuovo corpo, o il fatto che
potremmo essere vissuti nel passato, utilizzando altri corpi,
magari con sesso diverso dall'attuale, non viene per nulla
considerato, anzi viene chiaramente negato come possiamo leggere
nel Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, passo 1013:
"La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del
tempo della grazi e della misericordia che Dio gli offre per
realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per
decidere il suo destino ultimo. Quando è finito 'l'unico
corso della nostra vita terrena', noi non ritorneremo più a
vivere altre vite terrene. È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta. Non c'è reincarnazione dopo la morte".
Questo dimostra che, normalmente i teologi cristiani non
prendono affatto sul serio la Dottrina della reincarnazione
(ritorno nel corpo = ri-nascita): tutto ciò viene considerato
come curiosità, banalità o superstizione. Ma è stato sempre
stato così? Cosa ci riserva uno studio di questo argomento
affrontato con la lettura di testi sacri e profani dei primi
secoli dopo Cristo? E le risposte attualmente fornite dalla
Chiesa sono sempre soddisfacenti per una mentalità logica e
indagatrice?
Sono sicuro che la rinascita
esiste veramente, che essa trae la sua origine dalla morte, e che
le anime dei morti continuano a vivere (Socrate).
DOMANDA: "Come la
teologia cristiana risolve il problema della male nel mondo? Quali
giustificazioni logiche è in grado di offrire per spiegare come
mai Dio venga definito "amorevole, misericordioso, buono e
giusto" quando nel mondo notiamo la presenza del male, della
sofferenza e di molte ingiustizie?".

Vediamo ora come la Dottrina della rinascita risponda a tale interrogativo in modo
assai valido e convincente. Secondo tale insegnamento ciascuno di
noi si ritrova a raccogliere in questa vita ciò che ha seminato
in quelle passate. Questo concetto viene anche ripreso da Gesù
che, nel Vangelo di Luca, sottolinea: "Non giudicate e non
sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona
misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel
grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a
voi in cambio". (Lc. 6:37-38).
Pertanto, invece di liquidare
subito questa dottrina facendola rientrare nel campo della
superstizione, si dovrebbe fare un'accurata indagine
storico-religiosa e quindi esprimere il proprio giudizio. Seguono
alcune riflessioni che ci aiuteranno nella nostra scelta.
- Non soltanto gli Indù, ma una gran parte dell'umanità crede da
millenni nella rinascita. Attualmente vi credono oltre 600
milioni di Indù così come circa 300 milioni di Buddhisti in
Cina, in Giappone e nell'intero Sud-Est asiatico. Primo in
occidente, Ferecide di Ciro, sosteneva questa dottrina già nel
VI secolo a.C. Poi la sostennero Pitagora, Empedocle, Platone,
Plotino. Anche i neoplatonici ed alcuni poeti romani (come
Virgilio nell'Eneide) credevano nella rinascita, idea chiaramente
formulata molto prima in India, capace di esercitare un'influenza
sulla gnosi cristiana, così come sul manicheismo e su alcune
sette medievali, come quella dei catari.
- Nei primi anni dopo la resurrezione di Gesù Cristo vari Padri della Chiesa hanno
dimostrato di credere in questa dottrina. Tra essi S. Agostino
che, nelle "Confessioni", scrive: "La mia infanzia
ha forse seguito un'altra mia età, morta prima di essa? Forse
quella che ho vissuto nel ventre di mia madre? ... E ancora,
prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in
qualche altro luogo o altro corpo?
Origene (186-253 d.C.),
considerato come un studioso assai serio, credeva nella rinascita
e venne scomunicato proprio per questo motivo, In numerosi suoi
scritti troviamo esposto il suo punto di vista su questa
dottrina, nella sua nota opera "Contra Celsum" afferma
al riguardo: "Non è forse più conforme alla ragione
credere che ogni anima per certe misteriose ragioni (parlo
secondo l'opinione di Pitagora, Platone ed Empedocle) sia
introdotta in un corpo, secondo i suoi meriti e le sue azioni
passate?...". E in un'altra opera scrive: "Chi ha
bisogno di un corpo ne viene rivestito; quando invece le anime
cadute si elevano a un destino migliore, i loro corpi vengono
nuovamente distrutti. Così essi appaiono e scompaiono
perennemente".
- Anche attualmente in Europa ed America ci
sono innumerevoli gruppi che sostengono tale dottrina, tra essi
citiamo: Teosofia ( H.P. Blavatsky e Annie Besant),
l'Antroposofia (Rudolf Steiner) e i Rosacroce (Max Heindel). Tra
i sostenitori troviamo anche importanti pensatori del classicismo
e del romanticismo tedeschi: poeti e filosofi come Kant. Lessing,
Lichtenberg, Lavater, Herder, Goethe e Schopenhauer.
Persino il Lessing, con i sensazionali frammenti di Reimarus su Gesù e la
sua resurrezione, ha avviato una ricerca storico-critica sulla
vita di Gesù, che lo ha portato a scrivere nella sua Educazione
del genere umano: "Perché non dovrei tornare a vivere tante
volte, quante mi servono per raggiungere nuove conoscenze e nuove
abilità? Riesco io a fare in una sola volta così tante cose che
non valga più la pena che io ritorni di nuovo?... Il ricordo dei
miei precedenti stati mi consentirebbe soltanto di fare un
cattivo uso del mio stato attuale. Ma ciò che per ora io devo
dimenticare, l'ho forse dimenticato per sempre?".
DOMANDA: "Perché la Chiesa ha eliminato la dottrina della rinascita?".
Per motivi più sociali che religiosi. Vediamo com'è successo.
Nel 527 d.C. Giustiniano divenne imperatore di
Costantinopoli e rimase al potere per circa 40 anni e sotto il
suo impero fiorirono commerci, attività economiche ed arti
edilizie; risalgono infatti a questo periodo la costruzione della
cattedrale di S. Sofia in Costantinopoli e della basilica di S.
Vitale in Ravenna. Giustiniano si era proposto di ricomporre il
vastissimo territorio dell'Impero Romano, di cui auspicava anche
un'unità nelle ideologie religiose; faceva parte del suo sogno
la realizzazione di un Impero Universale Cristiano e Romano.
In quei tempi, però, vi erano delle notevoli controversie
teologiche tra vari Padri della Chiesa in quanto non riuscivano a
mettersi d'accordo su alcuni argomenti tra cui, il più
importante, riguardava la natura del Cristo.
Queste controversie preoccupavano seriamente Giustiniano perché, senza una unità
religiosa, non vi sarebbero stati i presupposti necessari per
poter raggiungere i suoi ideali. Egli pensava che se avesse
convocato i Vescovi per discutere qualcosa su cui erano d'accordo
sarebbe stato più facile che trovassero un'intesa anche sulla
questione della natura del Cristo.
Ben sapendo come la dottrina di Origene riguardante la rinascita,
fosse contestata dalla loro maggioranza, pensò di utilizzarla come capro espiatorio
politico. Arrivò pertanto alla conclusione di convocare i Vescovi affinché potessero
confrontarsi e discutere sulla possibile condanna della dottrina
di Origene e di altri argomenti. Fu così che venne indetto il
Sinodo del 543 d.C. che si tenne a Costantinopoli. È
interessante notare che il Papa Virgilio rifiutò di partecipare
a questa riunione, fatto, che, secondo alcuni ecclesiastici,
invalida le decisioni ivi prese.
Giustiniano, che si riteneva
capo supremo della Chiesa, pubblicò comunque i decreti emanati
dal Sinodo; decreti che comprendono le seguenti poche righe di
condanna per coloro che avessero creduto ad una possibile
trasmigrazione delle anime: "Chiunque creda alla favolosa
preesistenza dell'anima ed alla condannabile apocatastasi
(ristabilimento di ogni cosa nell'ordine voluto da Dio alla fine
dei tempi, N.d.R.) a cui essa si collega, cioè alla
reintegrazione di tutte le cose come erano all'origine, che su di
lui cada un anatema (sia scomunicato, N.d.R.)." (1)
Da quel momento in poi furono combattute tutte le Scuole di pensiero che
accettavano la dottrina della rinascita e coloro che parlavano a
favore del concetto della rinascita furono etichettati come
eretici e scomunicati. Anche i testi riportanti tale dottrina
furono distrutti o fatti sparire, insieme a tutti i riferimenti
al riguardo presenti nei testi sacri, Bibbia compresa.
La sentenza emessa contro la dottrina di Origene, comunque, non nega
per nulla la natura spirituale dell'uomo, afferma soltanto che
non vi sono state delle vite precedenti a quella attuale e, ciò
che più conta, non condanna la dottrina in sé... ma chi ne parla!
DOMANDA: "Perché non ricordiamo le vite passate?".
Vi sono diversi motivi che ora prenderemo in considerazione.
È meglio non ricordare le vite passate (2)

Infine, benché la maggior parte degli
individui non sia capace di ricordare le vite trascorse, vi sono alcuni
che le ricordano, e tutti potranno arrivarci se vivranno nel modo
richiesto per il conseguimento della conoscenza. Ciò richiede una grande
forza di carattere, perché il ricordo delle nostre vite passate porta con
sé la conoscenza dei debiti che dobbiamo saldare nell'avvenire, fato
imminente che può sinistramente incombere sopra qualcuno e forse presagio
di un qualche terribile disastro.
La natura ci ha benignamente nascosto il passato e il futuro per non privarci della nostra pace interiore col
soffrire in anticipo i dolori che ci sono riservati. Nel graduale
conseguimento di un sempre maggiore sviluppo, impareremo ad accettare
tutti gli eventi con equanimità, a scorgere in tutti i mali le conseguenze
di un male passato e a sentirci riconoscenti perché gli obblighi, nei
quali siano così incorsi, ci verranno rimessi. Infine, ci renderemo conto
che a misura che saldiamo i nostri debiti si avvicina per noi il giorno
della liberazione dalla ruota della nascita e della morte.
L'offuscamento dei ricordi (3)

Quando un uomo vive in un corpo
materiale non ricorda più le conoscenze spirituali che l'anima aveva prima
di incarnarsi. Non ricorda nemmeno le sue precedenti vite terrene.
Infatti, in ogni incarnazione il sapere che riguarda vite precedenti e la
vita nelle sfere dell'aldilà viene ricoperto da un velo. Per questo, ogni
anima, qualunque sia il suo grado di purezza, corre il rischio di
incolparsi durante il suo cammino sulla terra.
Il fatto che la memoria dell'anima venga ricoperta al momento dell'incarnazione in un corpo terreno non è,
tuttavia, solamente un rischio, ma anche una grande chance, se lo
paragoniamo alla vita dell'anima nei mondi dell'aldilà. Il ricordo di
altre vite, infatti, sarebbe un enorme peso per noi; come avviene alle
anime nelle sfere di purificazione, ci tormenteremmo rimproverandoci il
passato e non saremmo liberi di vivere il presente e di cogliere e
sfruttare le opportunità che ci vengono date oggi per riconoscere noi
stessi e riparare al male fatto, liberi dalle conseguenze degli errori
fatti in passato. In questo modo l'evoluzione spirituale procederebbe in
modo molto più lento e difficile.
Ogni giorno, anzi ogni ora ed ogni minuto sulla terra, racchiudono in sé la possibilità di riconoscere se
stessi e sistemare le colpe dell'anima, se noi siamo aperti, coscienti ed
abbiamo chiarezza. Tutto ciò che ci accade non avviene per caso, ma ci
tocca secondo leggi ferree: sono i frutti di ciò che un tempo abbiamo
seminato.
Alla luce di queste conoscenze di fondo è chiaro che è contro la Legge cercare di scoprire intenzionalmente le
incarnazioni precedenti con l'aiuto di determinate tecniche, per qualsiasi
motivo lo si voglia fare, dato che ciò interferisce nel processo di
maturazione previsto per l'anima: così facendo, l'uomo si fissa sul
passato anziché cogliere le possibilità di riconoscersi che gli vengono
date nel presente.
Ricordare potrebbe essere pericoloso (4)

Se fosse così importante per gli esseri umani conoscere i
dettagli delle loro incarnazioni precedenti, perché la
Provvidenza glieli avrebbe nascosti? Certo, verrà il momento in cui
dovranno conoscerli, ma devono prima acquisire una maggiore padronanza di
sé. Immaginate che vi sia rivelato che in una incarnazione precedente una
certa persona vi aveva assassinato: se siete deboli, se non siete capaci
di controllarvi, quali saranno le conseguenze? Sono rivelazioni
pericolose; c'è il rischio che vi turbino e che alimentino in voi
sentimenti tali da impedire la vostra evoluzione.
Immaginate il caso di certi genitori:
non sanno che, in passato, i loro bambini sono stati i loro peggiori
nemici. Ora, amandoli, prendendosi cura di loro, essi si liberano dei
debiti nei loro confronti, ristabilendo delle buone relazioni. Ma se si
rivelasse loro la verità, che tragedia! La Provvidenza ha voluto
giustamente lasciare gli esseri umani nell'ignoranza su certe cose, perché
essi possano meglio liberarsi dei propri debiti ed evolvere.
- 1. C.J Hefele, Historie Des Conciiles, p. 1191, Paris, 1908.
- 2. Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, p. 124.
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (1996).
- 3. La Reincarnazione,
Edizioni di Vita Universale.
- 4. Omraam Mikhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
Edizioni Prosveta (1997).
- Reincarnazione.
Edizioni di Vita Universale,
- Annie Besant, Rincarnazione.
Edizioni B.I.S. (Blu International Studio), 1996
- E. Bratina, La Reincarnazione.
Società Teosofica, Casa Editrice Adyar.
- Steven Rosen, La reincarnazioni e le religioni del mondo.
Edizioni Gruppo Futura, 1995.
- Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce.
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (VR), 1996.