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LA VIA DEL MISTERO

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La sacra dottrina può essere trasmessa solo a coloro che non ne faranno cattivo uso né la pervertiranno, per questo se ne consente l’accesso solo a chi ha superato prove destinate a purificarne le passioni ed ad elevarne i desideri.


I due personaggi misteriosi up.jpg

Un tempo il volgo bisbigliava sull’esistenza di due personaggi misteriosi.

Di essi si diceva che respirano l’aria corrotta senza ammalarsi e che vagano da soli nella selva in cerca di qualche erba particolare; non hanno amici né parenti, ma solo qualche strumento di scienza.

Il primo di essi non chiede carità e non ne dona, non fa del male, ma neanche del bene, in lui il mondo è chiuso solo in sé stesso; né gioia né dolore scaturiscono dal suo volto impassibile, ed il passato, come il presente, per lui sono solo studio e contemplazione in una vita calma e spirituale.

Egli, la cui vita è nella mente, guarda con distacco ogni lotta esterna alla sua solitaria sfera di vita e nulla, gioia o dolore altrui, lo turba.

E’ lo spirito che vive solo nell’intelletto.

Porta con sé non i turbolenti desideri della giovinezza, ma i calmi e spirituali diletti della vecchiaia.

E’ del tutto indifferente all’intero mondo circostante, non commette male alcuno, ma sembra ugualmente apatico al bene, le sue azioni non recano sollievo ad alcuna disdetta, le sue parole non compatiscono alcuna sventura. Ciò che noi chiamiamo amore, in lui pare essersi trasformato in intelletto.

La sua vita contempla soltanto, a differenza di chi usa il cuore, che invece gode;

O quanto diverso appare lo spirito del grande filosofo che lascia trapelare dal suo volto commozione e tristezza alla notizia della lotta altrui!

L’uno, il primo, pensa all’uso delle cose, l’altro ne ammira la bellezza; entrambi sublimano in sé qualità diverse;

il contatto con l’uno rende più saccenti, il contatto con l’altro aiuta a vivere meglio;

l’uno non si abbassa a vivere in mezzo alla massa per conoscerne i peccati, l’altro desidera di voler riformare i peccatori.

Entrambi sono capaci di trovare i segreti del corpo umano, di sapere perché le parti del corpo degenerano ed il sangue stagna, e sanno applicare continui preventivi agli effetti del tempo, acquisendo in tal modo il segreto che elude la morte fisica.

Ma essi non hanno potere alcuno sulla possibilità di mettere la propria vita totalmente fuori dalla sfera della morte, in quanto la volontà celeste o la loro stessa volontà possono procurargliela.

Dei due, pertanto, per la sua inclinazione verso l’uso del cuore, solo il secondo potrebbe scegliere di voler morire anziché sopravvivere agli esseri che ama.

Anch’egli, filosofo misterioso, ha rifiutato di vivere solo nell’intelletto e non ha mortificato il cuore, che in lui batte ancora alla dolce musica delle passioni mortali della giovinezza.

Le vicende dei fratelli sono per lui tutt’altro che astrazione.

Tiene anch’egli separata la propria vita da quella del gregge turbolento degli uomini comuni, malgrado riveli un profondo e generale interesse per il genere umano;

coltiva altresì un sentimento simile all’entusiasmo per l’arte e la bellezza che lo inclina alla contemplazione dell’amore ed all’adorazione del bello, dal quale, comunque, tenta di bandire ciò che il bello ispira alla moltitudine: l’amore delle figlie della terra;

l’uomo ha comunque il divino privilegio del libero arbitrio; ognuno può preparare il proprio sentiero, e Dio può far sì che le nostre contraddizioni armonizzino con i suoi fini solenni.

Così lo spirito, aperto ai misteri dalla via della mente, ma elevatosi grandemente per mezzo del cuore, stimolato dalla natura femminile più squisita, più pura, più spirituale negli affetti, potrebbe scegliere di risvegliare un germe profondamente sepolto che lo condurrebbe ad un inevitabile dolore.

Se in ciò indulgesse, il desiderio dell’amore umano lo smarrirebbe dalla ricerca della comunione con l’Altissimo, e quello che prima gli avrebbe dato una contentezza divina nella conoscenza insieme ad una serena fiducia nel destino adesso lo turberebbe soltanto e lo lascerebbe perplesso.

Egli sa bene che la sua sapienza gli viene dall’indifferenza per le cose del mondo per mezzo del dominio della volontà.

Lo specchio dell’anima non può riflettere la terra ed il cielo insieme, l’una svanisce dalla superficie allorché l’altro appare.

Eppure la sua natura incline al sentimento lo stimola ad interessarsi degli uomini e getta in lui il germe della sofferenza per la sua solitudine.

Ed allora comincia a chiedersi perché lui, solo fra tutti, non possa avere una compagna come tutti gli altri uomini.

E fatalmente sceglie una donna da amare.

Egli ha però la consapevolezza che, stringendo al petto una figlia della terra e dicendole di amarla, ha rinunciato al potere di proteggerla dal male e si è sottoposto a chissà quale tentazione.

L’amore passionale umano è un fiore velenoso che fa retrocedere dalle condizioni sublimi della nostra esistenza.

Esso è solo un momento nella vita infinita dei secoli, una bolla sui mari senza riva.

I desideri della terra portano alla perdita della tranquillità -che a sua volta conduce alla perdita del potere- e ci allontanano dai segreti che l’intelletto, purificato dalle scorie della materia, può solo esaminare e dominare.

La severa disciplina del sentiero oscura - a causa del rilassamento - la chiara visione del futuro sulle vicende umane, portando nebbia e vapore ove è facile smarrirsi.

L’amore riduce tutte le cose alla propria stregua, e lo spinge alla scelta tra lo ridiscendere in basso sino agli abissi della natura dell’amata od il cercare di innalzare la natura di quest’ultima alla propria.

Avendo perso i poteri di proteggere dal male l’amata figlia della terra e di leggere nel suo futuro, in lui la tentazione più grande è quella di voler fare elevare l’anima della persona amata al livello di riuscire a vincere la morte, ma non si accorge dell’impossibilità del suo intento giacché in quell’anima, tutta intrisa di solo amore, non vi è alcuna passione intermedia per la conoscenza e le brame dell’intelletto.

Ed allora, perseverando nel suo intento, egli perde anche i contatti con gli Esseri Luminosi e ritorna ad essere preda del Guardiano della Soglia, giacché solo là dove nessuna nube di senso e di passione veli l’occhio della Serena Intelligenza i figli dei Raggi Stellari possono avvicinarsi all’uomo per aiutarlo.

Malgrado questo, l’acutezza dell’estremo dolore di non riuscire più a tutelare la salvezza delle persone amate dal pericolo di vita ha richiamato all’azione della sua anima un potere mai prima attivato, capace come un’aquila di rapirlo verso le altezze più sublimi.

Esso è il potere dell’estremo sacrificio, quello della propria vita, per salvare la vita delle persone amate.

Il coraggio nell’affrontare la fine della propria terrena vita gli ha restituito tutto il suo potere, rendendolo più saggio ora, nel momento stesso in cui comprende la morte, di quando il suo spirito senza catene, sconfiggendo la morte, studiava il solenne mistero della vita.

Così gli affetti umani che lo fecero cadere, nel momento in cui culminò la sua mortalità fisica, gli recarono un sublime premio: l’eternità che inizia dalla tomba!

Appare chiaro, allora, che, attraverso la conquista dell’arte con cui può rifiutare di morire, il filosofo perde la possibilità di conoscere che bella e maestosa cosa sia la morte!

Solo quando cade a causa di un amore terreno impara, come fanno i grandi cuori, a provare la dolcezza e la gloria di morire per coloro che amano, come quando il padre si sacrifica per salvare il figlio, il marito per salvare la moglie o l’eroe per salvare il fratello in pericolo di vita.

Ed allora, chi segue il sentiero della mente deve guardarsi bene dal cadere nell’errore di dimenticare che lo spirito, anche se ha raggiunto la sublime altezza che gli consente di vincere la morte sulla terra, fintanto che questa materia lo veste non potrà mai interamente e permanentemente dominare i desideri e le passioni.

L’uso del cuore, se diretto ad accrescere un sentimento puro e forte come l’amore, può proiettare l’uomo alle altezze più sublimi del cielo;

la sola mente, invece, se non è adeguatamente sorretta dal cuore, può accrescere i poteri dell’anima in tempi certamente più lenti di quanto riesca a fare il solo cuore.

Ecco perché tra i due filosofi esaminati quello che usa il cuore giunge alla vita eterna delle sfere celesti più velocemente di quello che usa solo la mente.

L’Impavido Immaturo up.jpg

E’ colui che osa penetrare i segreti del mistero, ma subito si ritrae per l’orrore e la ripugnanza di qualcosa di invisibile e antipatico alla sua natura, alla conoscenza della quale è fortunatamente tenuto lontano dall’imperfezione dei suoi sensi;

quel qualcosa è una barriera posta dalla Provvidenza tra lui e cose ostili e pericolose che vivono nell’invisibile;

intrepido, però, egli ritenta, e tenta ancora, inconsapevole del grave rischio che corre nello squarciare il velo della soglia;

ama l’eccitazione, abbandonandosi con poca previdenza a ciò che colpisca la fantasia e faccia appello alle sue passioni.

Egli però è solo capace di un amore leggero ed incostante, non per mancanza di sentimenti forti e nobili, ma perché la sua mente non è ancora matura per il loro sviluppo, complice il fatto di non aver ancora conosciuto abbastanza il dolore foriero dell’amore profondo.

Egli non ha imparato a concentrare i suoi desideri su un solo grande obiettivo, ed usa il cuore per svolazzare da un punto ad un altro, a discapito dell’equilibrio e della sicurezza della propria mente e delle proprie aspirazioni.

Il desiderio selvaggio di superare i limiti della comune conoscenza umana e di varcare la soglia tra il mondo visibile e quello invisibile è comunque troppo forte e si impone sugli altri disordinati suoi pensieri e desideri, predandogli l’anima.

Egli osa, ma poi ha paura -e cade- perché non è assistito da adeguata forza ed equilibrio.

La sacra dottrina può essere trasmessa solo a coloro che non ne faranno cattivo uso né la pervertiranno, per questo se ne consente l’accesso solo a chi ha superato prove destinate a purificarne le passioni ed ad elevarne i desideri.

La natura in ciò controlla ed assiste l’opera dei Maestri poiché pone terribili Guardiani e barriere insormontabili tra l’ambizione del vizio ed il cielo della più alta scienza.

Colui che volesse stabilire rapporti diretti con gli abitanti dei mondi invisibili assomiglierebbe al viaggiatore che volesse penetrare in terre sconosciute: sarebbe esposto a strani pericoli ed impensati terrori.

Quei rapporti, una volta stabiliti, lo esporrebbero ad imprevisti da cui nessuno potrebbe difenderlo.

Acutizzando i sensi con artifici, le larve dell’ignoto diventano visibili ed udibili, di modo che, a meno di essersi allenati gradatamente a sopportare i fantasmi ed a dominare la loro cattiveria, una vita con questa facoltà sarebbe la più terribile condanna che l’uomo potesse attirarsi.

Al di qua della soglia, tra il mondo visibile e quello invisibile, in particolare, vi è il più terribile e mostruoso abitante dell’ignoto: il Guardiano.

Sprezzante di quanto sopra, l’impavido immaturo, dopo essersi preparato alla prova per mezzo della contemplazione e di austeri pensieri, alla prima occasione è ritornato a zufolare tra le gonne di civettuole ragazze concedendosi vino, riso e danze, buttando così al vento mesi di duro lavoro, e malgrado la trasgressione, non ha voluto rinunciare, incautamente, al salto oltre la soglia del visibile.

Mentre il dubbio lo rendeva irrisoluto ed incerto nella condotta morale, fisicamente, invece, era coraggioso fino alla temerarietà, ed il timore personale non lo scoraggiava dall’intraprendere la fatale avventura verso l’ignoto.

Eppur il maestro lo aveva ammonito di non tentare mai la prova prima di aver costretto tutto il suo essere dentro la mente attraverso la mortificazione ed il dominio di tutti i suoi sensi e la tacitazione di ogni bisbiglio di passione terrena.

Amore, vanità, ambizione ed odio dovevano essere stati messi totalmente al bando dalla mente.

Non recedendo dal temerario tentativo, fu fatale l’incontro con il Guardiano della soglia, il quale, fissandolo con intollerabili occhi infuocati ed esalandogli mefitico alito, gli fece provare un orrore indescrivibile tale da fargli perdere completamente i sensi.

Da quel momento la sua vita fu segnata dall’orrore di siffatte visite, avendo perso la felice oscurità della sua visione primitiva, ed egli si sarebbe avviato a grandi passi verso il declino fatale nel caso in cui non avesse resistito alle mostruose visioni ed ai pensieri ai quali il Guardiano lo avrebbe tentato subdolamente anche in modo non visto .

Le visioni, pertanto, si sarebbero perpetuate sino a quando egli non avesse imparato a resistere coraggiosamente allo spettro, al suo orrore ed alle sue tentazioni, imponendo con volontà il suo intento di volersi attenere alla virtù qualunque cosa fosse successa in seguito a tale sua risoluzione.

Appare chiaro, quindi, che occorre un’anima temprata, purificata, elevata non da aiuti esteriori, ma dalla propria sublimità e dal proprio valore intrinseco, per oltrepassare la Soglia e sottomettere l’orribile Guardiano.

L’audace decaduto up.jpg

E’ colui il cui spirito è dotato di grande potenziale, ma i cui fini troppo terreni sono in contrasto con i mezzi che impiega.

Egli è audace, non ha paura, e se avesse voluto dirigere la sua mente ed il suo cuore verso l’Altissimo sarebbe riuscito in grandi imprese spirituali, oltre che materiali.

La sua forte ambizione avrebbe potuto condurlo verso la luce elevandolo alle più sublimi altezze dello spirito.

Egli, invece, agognando con intransigenza a quei segreti che non possono mai essere ottenuti da chi desidera regni e scettri mondani, ha diretto la sua ambizione verso le tenebre con l’intento di creare un reame più potente di quello di Cesare, il che lo ha condotto inevitabilmente alla propria distruzione.

Il genio nei secoli lo aveva innalzato alle alte vette dello spirito così come il vizio lo ha fatto ripiombare nell’oscurità.

Il potere rende malvagi e nulla di malvagio può durare a lungo.

Il Filosofo Rosacrociano up.jpg

E’un filosofo che non ha ancora raggiunto le sublimi altezze dei primi due personaggi di questa narrazione e non si comporta in modo sprovveduto come gli altri due soggetti esaminati.

La sua vita spirituale è rigorosa come quella di un monaco, pur essendo laico;

a differenza del monaco vero, non si veste di una tonaca, non pronuncia voti espressi ed ha piena libertà di pensiero e di azione, non essendo vincolato a nessun ordine religioso;

spesso trova il nutrimento per l’anima nel "vero silenzio" della solitudine .

Cerca con sacro rispetto il contatto vivido con la natura, ove trova la dimensione in cui può veramente sentire la propria vita nel tutto ed il tutto che vive in lui, e giorno dopo giorno, meravigliandosi sempre con un entusiasmo bambino, riscopre la piena serenità, l’equilibrio e la gioia che scaturiscono dalla consapevolezza di un Dio Uno in cui tutto vive.

Contrariamente ad altri filosofi che percorrono la via dello spirito, sceglie come missione l’adoperarsi per procurare la guarigione dei propri fratelli ammalati.

A tal fine egli si sacrifica e rinuncia ai "piaceri" della tavola, del sesso, e gradatamente a tutti gli altri "piaceri" della vita per purificare il proprio corpo affinché possa essere il migliore strumento con cui far fluire e far pervenire ai bisognosi fratelli la luce rigeneratrice del regno dei cieli.

Verso tale ultimo obiettivo orienta gli slanci del proprio sentimento, coltivando contestualmente immaginazione ed intelletto per conseguire la "Conoscenza" ed un’armonica fusione tra Cuore e Mente.


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