CONOSCERE E LEGGERE LA BIBBIA
A cura dell'Associazione Biblica Italiana
Per gentile concessione del sito http://xoomer.alice.it/paceluce/


La Bibbia è la storia di un peccato seguita dalla promessa del perdono.
La storia della misericordia, è la promessa del regno ai piccoli, ai fedeli, ai coraggiosi.
La Bibbia fu per secoli il manuale di educazione morale e religiosa dell'umanità. Oggi
invece, pochi la conoscono e molti la ignorano. Non e molto che il Cardinal Mercier se ne
rattristava amaramente.
(Il Nuovo Testamento dovrebbe essere il libro di ogni cristiano che sa leggere; quanto
invece sono addolorato perchè vi sono nel mio gregge molti cristiani che non hanno mai
letto, che anzi non hanno in biblioteca, forse piena di libri senza valore, il tesoro
divino del Nuovo Testamento).
L'Antico Testamento e ancora più ignorato. Tuttavia da parecchi anni, in seguito al
rinnovamento liturgico, i fedeli si interessano sempre di più al florilegio biblico del loro
messalino. Ma per mancanza di iniziazione, qualche volta si scoraggiano, per-ché quei
frammenti tolti dal loro contesto, assomigliano assai spesso a degli enigmi inde-cifrabili.
Certo, è impossibile, in poche pagine, introdurti d'un colpo nella familiarità della
Bibbia, e più ancora stendertene dinanzi tutte le ricchezze. La familiarità si acquista solo
con la frequenza assidua e le ricchezze del Libro, profondo come un abisso, non si possono
raggiungere. Il nostro scopo e di facilitare il contatto con la Bibbia, di aprirti un
accesso a questa sconosciuta.
Il mezzo? Molto semplice!
Come fai, nella vita quotidiana, per strappare a qualcuno il suo segreto?
Cominci ad osservarlo, noti i lineamenti del suo volto, la figura, il modo di comportarsi,
le sue attitudini, il suo linguaggio; ti informi dei suoi ascendenti, della sua eredita, del
suo paese d'origine.
Già questa prima inchiesta ti da una certa conoscenza superficiale ed esterna.
Ma occorre guardare oltre la maschera e le apparenze, scoprire i gusti personali, le
tendenze profonde, le predilezioni, le preoccupazioni abituali, in breve bisogna arrivare
all'anima. Ciò suppone relazioni prolungate, confidenze intime e molta simpatia. Non e forse
dopo lungo tempo, a prezzo di pazienza instancabile che si finisce per intravedere il
carattere, la personalità degli altri?
Ebbene useremo per la Bibbia un modo di procedere analogo: inchiesta appassio-nata,
talvolta arida, sempre fruttuosa. Imparando a conoscere la Sconosciuta, impareremo ad amarla.
La Sconosciuta porta un Nome singolare, unico, evocatore di una nobiltà
originale: si presenta a noi come Il Libro; tale è infatti il senso etimologico della
parola Bibbia. Questo nome la indica come il libro per eccellenza, il libro, che ha il
primato sugli altri, vince tutti i concorrenti. Essa è bene determinata così perché veramente
il titolo le conviene e conviene a essa sola.
Quanto diremo in seguito ce lo dimostrerà con evidenza.
E tuttavia questo modo di chiamarla ci sorprende. La Bibbia comprende settantatre libri! In
realtà, questo uso di parlare della Bibbia al singolare è recente.
La parola Bibbia è di fatto la trascrizione in lingua italiana di un plurale. Gli antichi
dicevano: La Biblia, i Santi Libri. Infatti, malgrado la sua profonda unità, la Bibbia è
l'insieme di una molteplicità di libri diversi; assomiglia di più a una collezione che a un
libro, e un'opera in settantatre volumi, una biblioteca raccolta in un libro solo.
La Sconosciuta parla parecchie lingue. Di solito si esprime in ebraico, lingua cugina
dell'arabo. Quarantadue libri sono scritti in lingua ebraica. Qualche volta la Bibbia usa
l'aramaico dialetto che, molto presto, rivaleggiò con l'ebraico e alla fine lo soppiantò.
In tutte le regioni dell'Asia Anteriore, patria della Bibbia, L'aramaico trionfò delle
lingue indigene e divenne la lingua dei diplomatici e dei commnercianti. In tale idioma
furono scritti tre libri interi, fra i quali il Vangelo secondo S. Matteo, e parecchi altri
frammenti. Per gli altri libri la Bibbia usa il greco, questa lingua sonora, di virtù
sovrumane, nata la più bella su labbra umane .
I Vangeli, eccettuato il testo primitivo di S. Matteo, le Lettere degli Apostoli, il
libro degli Atti e l'Apocalisse sono scritti in greco, non nella lingua classica di
Senofonte e di Demostene, ma nel greco volgare del linguaggio corrente.
Qual'é il suo Paese di origine? difficile precisarlo. Sappiamo almeno con certezza che fu
Mosè, gran condottiero di uomini, genio ricco di tutta la sapienza dell'Egitto, a firmare
l'atto di nascita della Bibbia, nel deserto del Sinai. Il Pentateuco è, in sostanza, l'opera
del legislatore di Israele. A Mosè spetta gran parte della sua elaborazione; e lui stesso
esercitò un profondo influsso sulla redazione definitiva.
Il libro vide la luce nelle steppe della penisola Asiatica, probabilmente nel 13° secolo
a. C, a seconda dell'epoca oggi assegnata al periodo mosaico. In seguito esso si sviluppa
come un vivente, ma senza che ci sia possibile fissare sempre le date precise delle diverse
fasi della sua evoluzione.
Soprattutto cresce in Palestina, terra predestinata a tanta gloria, la Terra Santa. Nel
suo sviluppo il Libro dipende talmente dalla storia ebraica, che ne riflette tutte le
vicende, come il bambino che registra nella sua subcoscienza tutte le vicende della vita
familiare, Quando il popolo eletto subì l'invasione straniera e la deportazione la Bibbia
emigrò con gli esiliati in Mesopotamia, sulle rive del tigri e dell'Eufrate.
Ma l'esilio non arresta il suo progresso: si arricchisce in quel tempo della profezia di
Ezechiele. Al ritorno dalla grande prova la Bibbia continua a crescere.. Durante il secondo
secolo prima della nostra era, ad Alessandria, capitale intellettuale del mondo civile, vede
la luce una delle opere più perfette del Vecchio Testamento, preludio del Nuovo il libro
della Sapienza.
Infine, con i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le ventun lettere apostoliche e
l'Apocalisse di Giovanni, la Bibbia raggiunge la Sua statura completa. Non crescerà più, non
invecchierà mai e non conoscerà tramonto.
Eccoti abbozzata a grandi linee la prodigiosa biografia della Bibbia. Da questa ra-pida
evocazione storica ricaviamo ora qualche conseguenza.
Un libro così carico d'anni non ha potuto attraversare i secoli senza subirne il contraccolpo.
Quante volte fu ricopiato e tradotto! E tuttavia, nonostante i numerosi incidenti, lacune,
corruzioni, inversioni, la Bibbia conserva le linee essenziali del suo volto e rimane uguale
a se stessa. Le rughe non alterano la sua fisionomia!
I testi nostri d'oggi riproducono, almeno sostanzialmente, i documenti originali. Per
stabilire questa identità sostanziale i dotti raccolgono e confrontano le testimonianze nel
corso dei secoli dai manoscritti, dalle versioni e dalle citazioni bibliche.
Altra conseguenza. Poiché la Bibbia si e sviuppata in ambienti tanto diversi: nel deserto
del Sinai, in Palestina, sulle rive del Tigri e dell'Eufrate, in Persia, all'ombra delle
Piramidi, non c'è da stupirsi che essa abbia subito il molteplice e sottile influsso di
quelle regioni tanto diverse, di fatto il suolo ha modellato la Bibbia come forgia gli uomini.
In essa si riflettono i paesaggi più svariati; essa fa proprie immagini, paragoni che
prende da quegli ambienti diversi. Ci accadrà di identificare, nel corso della nostra
lettura, Parole, immagini, concetti scientifici e un folclore che appartengono alle colture
profane, assiro-babilonesi o ellenistiche. La Bibbia fa pensare a quelle nonne venerande,
che hanno accumulato in un memoriale senza intenzioni i ricordi della loro lunga esistenza.
Infine il Libro mostra scolpite nella sua sostanza le tracce di una ricca eredità. I suoi
ascendenti sono scaglionati lungo circa quindici secoli. Numerosi autori, conosciuti e
sconosciuti, hanno lavorato alla sua elabo-razione e ciascuno ha impresso la sua im-pronta
personale. Di qui la meravigliosa fisionomia della Bibbia, in cui si fondano armoniosamente
i lineamenti degli avi.
La Bibbia porta l'aureola della maestà regale; conta fra i suoi antenati almeno due
monarchi: Davide, il gentile cantore di Israele, autore di una parte dei Salmi; Salomone,
il Luigi XIV degli Ebrei, la cui sapienza oltrepassava quella di tutto l'Oriente e dell'Egitto.
Si coglie nell'accento della Bibbia ora la nobiltà dell'aristocrazia: Isaia il più geniale
dei profeti, apparteneva alla classe dirigente; ora il realismo, la ruvidezza e la forza
delle classi popolari: Amos, per esempio pasceva i buoi e coltivava i sicomori; ora la
delicatezza, la sensibilità religiosa delle anime sacerdotali: Geremia discende da una
famiglia di sacerdoti e il suo cuore ardente prorompe in accenti di una sonorità unica,
umana e religiosa insieme.
Di conseguenza che varietà! Ma anche quanti contrasti! Quegli autori infatti non si
copiano, benché sfruttino spesso un fondo comune.
Leggiamo, per esempio, nei primi capitoli della Genesi due narrazioni della creazione
dell'uomo. E chi non sa che il primo non potrebbe nemmeno sospettare del secondi tanto
questo differisce da quello!
Lo stile è l'uomo. Perciò nella Bibbia quanti uomini - e sono numerosi- altrettanti stili!
Qui un linguaggio corretto, la scorrettezze di vocabolario e di Sintassi, perfino delle
rudezze! Ogni autore usa la lingua che corrisponde alla sua origine, al suo temperamento,
alla sua epoca. Immagina un uomo che parlasse nello stesso tempo il dialetto e con
l'accento ti tutte le regioni d'Italia!
Se si tratta ti sentimento, la Bibbia prova tutta la gamma di emozioni che sgor-gano dal
cuore umano. E per aprirsi utilizza con rara fortuna una grande varietà di generi letterari.
S'innalza fino alla più sublime eloquenza: i discorsi di Isaia per esempio, superano in
splendore i voli di Atene e di Roma. Vibra, canta e prega nei Salmi, veri poemi religiosi,
che spesso recitiamo senza percepirne l'originale poesia.
Nessuna forma poetica le è estranea, neppure i primi elementi di arte drammatica; Il
libro di Giobbe e il Cantico dei Cantici sono a quanto pare, abbozzi di dramma.
Essa dimostra una notevole predilezione per la storia, non certo per la storia alla maniera
di oggi, Secondo le norme della storiografia, ma una storia sui generis, le cui , le cui
regole oggi conosciute meglio, in parte ci sfuggono ancora. Infatti nella Bibbia si
incontrano certe maniere di esporre e di narrare, certi idiotismi, propri specialmente
delle lingue semitiche, certi modi iperbolici approssimativi, talora anzi paradossali,
servono a meglio stampare nella mente ciò che si vuol dire.
Queste forme letterarie non corrispondono a nessuna delle nostre categorie classiche e
non possono quindi essere giudicate alla luce dei generi greco-latini o moderni. Storia
unica nel suo genere, perché essa dispiega sotto i nostri occhi l'epopea dell'umanità,
dalle origini del mondo e dell'uomo sino alla fine dei tempi. Dalla Genesi all'Apocalisse
la Bibbia ci presenta gli archivi del genere umano.
Dalla prima all'ultima pagina, questo libro così complesso, nato e cresciuto in ambienti
tanto diversi, opera di tanti autori, proclama la sua fede in un solo Dio, creatore
dell'universo, giudice di tutti gli uomini difensore e vindice della morale.
Che cosa vi leggi all'inizio? Le semplici parole: "In principio Dio creò il cielo e la
terra". Questa dichiarazione iniziale, che a noi sembra tanto naturale e ovvia, di fatto
pone la Bibbia al di sopra di tutte le letterature dell'antichità. Ancor oggi, dopo tante
ricerche storiche, non conosciamo nessun popolo dell'Oriente che abbia formulato una
professione di fede così categorica. I popoli vicini agli Ebrei avevano tutti un Pantheon,
dove prolificavano dei e dee, sebbene qualche volta sentivano il bisogno di ordinare
gerarchicamente i loro dei mettendo a capo un Dio monarca con la sua compagna.
Solo gli Ebrei sono gelosamente attaccati a un Dio unico, pur dandogli qualifiche diversi
e molteplici nomi. Il primo libro della Genesi chiama semplicemente il Creatore Elohim, cioè
Dio, mentre nei dei capitoli successivi il Signore unisce insieme due nomi: Jahve-Elohim.
Nel seguito i Patriarchi invocheranno il Dio eterno, il Dio della visione, il Dio che agisce,
il Dio di Betel, il Terrore di Isacco o la Roccia di Israele; ma non c'è in questo traccia
di politeismo più di quanto ce ne sia nell'abitudine dei cattolici di chiamare la Vergine
Maria con i nomi dei suoi santuari, delle sue apparizioni o dei suoi privilegi; nessuno ha
mai creduto che Nostra Signora di Chartres, la Vergine della Salette e la Regina Coeli siano
tre esseri diversi.
In tutte le tappe della sua storia, il popolo della Bibbia, ha conservato intatta la fede
in Colui che E'. Questo fatto storico, umanamente inspiegabile, è sufficiente
a classificare a parte il Libro di questo popolo.
La storia biblica, che occupa quasi due millenni, storia redatta a frammenti in apparenza
senza legame, è in realtà, una storia ben orientata. Una ispirazione segreta l'anima
dall'interno, lega fra loro gli avvenimenti organizzandoli.
Nel terzo capitolo della Genesi appare in penombra un personaggio umano e sovrumano,
nello stesso tempo figlio della Donna e antagonista del demonio. Membro della stirpe umana,
impegnerà una lotta vittoriosa contro il nemico mortale della nostra razza e diverrà
l'artefice della nostra liberazione spirituale.
A poco a poco la sua fisionomia emerge dall'ombra e si precisa in ogni suo lineamento: il
Liberatore nascerà dalla famiglia dei Semiti; radioso come una stella, s'innalzerà nella
discendenza di Giacobbe; figlio di una vergine, monarca universale, inaugurerà a prezzo
della usa vita un regno di salvezza, il cui splendore illuminerà le nazioni.
Gli scrittori della Bibbia, per descrivere il monarca e il suo regno, esauriscono il loro
vocabolario poetico; il Messia riempie della sua invisibile presenza l'Antico Testamento.
"Dovunque nella Scrittura, si trova disseminato il Figlio di Dio" Affermava S. Ireneo. San
Agostino scrisse, a proposito del Pentateuco, "Mosè parla del Cristo in tutto ciò che ha
scritto". Tutto nel libro della Bibbia si orienta attorno al Messia.
Disse Pascal: "A Gesù Cristo guardano i due Testamenti: l'Antico come sua attesa, il
Nuovo come suo modello, tutte e due come a loro centro".
La Bibbia racconta una storia santa: quella del popolo di Dio. Presenta una dottrina santa:
la fede nel Dio unico. Narra biografie di personaggi, modelli di fede, di pietà e sacrificio.
Ci propone formule-tipo di preghiere. Tratta dunque una materia santa e sacra.
Ma altri libri, come L'imitazione di Cristo o il Catechismo contengono una dottrina divina
ma non sono considerati santi e sacri come la Bibbia. Sarà forse perché la Bibbia santifica
i lettori che la meditano con fede?. Santa Teresa di Lisieux confidava a proposito del Nuovo
Testamento: "soprattutto il Vangelo mi intrattiene durante le mie orazioni; vi attingo tutto
quello che è necessario alla mia povera piccola anima, vi scopro sempre nuove luci, sensi
nascosti e misteriosi".
Il vero motivo è che ha una origine divina. Anche la chiesa nel Concilio Vaticano
definisce Che: "i libri dell'Antico e Nuovo Testamento sono considerati come sacri "perché
scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore".
Gli autori della Bibbia, sono vissuti in secoli diversi riflettendo ambienti e periodi
diversi. Disponevano anche di risorse intellettuali diverse, e secondo il loro temperamento
e il loro scopo, hanno scelto generi letterari molto vari.
Ma tutti lavoravano sotto uno speciale influsso dello Spirito Santo che si serviva di
loro come strumenti. Dio li illuminava senza sconvolgere la struttura della loro intelligenza,
ne guidava la volontà, senza toglierne la libertà, li assisteva rispettando la delicata
psicologia umana. Lo spirito di Dio li muoveva dall'interno, come strumenti viventi, dotati
di ragione.
Dio illuminava, guidava, assisteva gli scrittori sacri in tal modo che essi esprimevano
pensieri umani e insieme divini, il messaggio che essi scrivevano era un messaggio umano, ma
allo stesso tempo il messaggio di Dio stesso, la Parola di Dio. Per quanto diversi siano,
svolgono gli stessi argomenti e utilizzano le stesse parole.
"Iddio stesso, per virtù soprannaturale, ha eccitato e mosso gli autori sacri a scrivere,
li ha assistiti mentre scrivevano in modo tale che concepissero esattamente, che volessero
riportare fedelmente e esprimessero con verità infallibile tutto quello che Egli comandava e
solo quello che Egli comandava di scrivere.
E' così impossibile che un errore possa accompagnarsi con la ispirazione divina, che non
solo questa per se stessa esclude ogni errore, ma ancora lo esclude e vi ripugna così
necessariamente, quanto necessariamente Iddio, verità sovrana, non può essere l'Autore di
alcun errore". (Enciclica Providentissimus. Papa Leone XIII)
La Bibbia parola di Dio, si impone ad ogni intelligenza. E' un tesoro colmo di ricchezze
inesauribili. Ogni epoca mette in rilievo l'uno o l'altro aspetto del racconto sacro; ogni
popolo, secondo il proprio genio guarda la Bibbia sotto l'aspetto che maggiormente gli piace.
Il Cinese e il Giapponese scoprono quello che era sfuggito agli occhi dell'Occidentale, un
secolo scorge quello che un altro secolo aveva ignorato o semplicemente intravisto.
La Bibbia è un libro dove costantemente la luce, e quale luce è mescolata alle tenebre, un
libro che ha bisogno di essere letto a una luce più che umana e del quale bisogna conoscere
la natura e il fine, perché la lettura possa essere fatta con frutto.
Nella Bibbia Dio è paragonato spesso a un vasaio che modella l'argilla. Come l'argilla
nelle mani del vasaio così l'uomo nelle mani di Dio. (Geremia 18,6; Ecclesiastico 33, 13;
Isaia 29,16; Genesi 2,7; Giobbe 10,9).
E' interessante notare come Dio a poco poco forma l'uomo e lo conduce a una perfezione
più alta. Quando un vasaio prende una certa quantità di creta, non arriva d'un sol colpo a
dare l'ultima mano alla sua opera. Tutto nella natura, creazione di Dio, proviene da un
germe e da un abbosso. La Bibbia ci dà modo di vedere come Dio proceda passo passo per
formare l'uomo e per condurlo a una più alta perfezione.
Un vecchio filosofo greco diceva: "l'uomo è chiamato da Dio piccolo ragazzo, proprio come
un ragazzo è chiamato ragazzo da un uomo". Non è in un sol colpo che si trasmette a un
bambino tutto il sapere di un uomo, e così è dell'uomo da parte di Dio.
Il modo migliore di leggere la Bibbia è di leggerla umilmente, assiduamente, con pazienza.
Gioisci della luce che ti è data, e per i passaggi, che ti sembrano oscuri o fastidiosi,
aspetta umilmente che una nuova luce ti riveli il loro interesse e ti chiarisca il loro senso.
Nella Bibbia vi sono cose che nessun uomo potrà mai capire. Se saprai rallegrarti
umilmente dei passaggi, che ti rivelano la ricchezza dei disegni e dei pensieri di Dio, ben
presto sarai inondato di luce.
Si può leggere dalla prima all'ultima pagina per scoprire da dove siamo partiti e dove
arriveremo. Oppure si può leggere partendo dai Vangeli per arrivare ai vari profeti.
Non mancano infatti riferimenti che dai vangeli ci rimandano indietro (sovente a Isaia),
come testimonianza che ciò che era stato predetto è accaduto. Oppure la si può leggere
partendo da un punto qualsiasi. L'importante è leggerla con fede e con intelligenza magari
con una matita per sottolineare i passi che ci hanno colpito di più, o mettere una nota a
margine per ricordarci un versetto speciale che ci ha illuminato.
1. Lettura corrente.
Perchè non leggere la Bibbia come si leggerebbe un qualunque altro libro?
Si farà come il viaggiatore, che per conoscere un nuovo paese, prima di farvi affari o inchieste, prima di consultare
guide o statistiche, comincia a girare guardando il paesaggio. Questa lettura
rivelerà molte cose; provocherà anche molte questioni, alle quali si risponderà piu tardi.
Non esclude la curiosità, nè il senso religioso, nè lo sforzo per comprendere, esclude invece la
pretesa di comprendere tutto e trova il suo prolungamento necessario negli altri modi di
leggere.
2. Lettura critica.
Lo sforzo per comprendere, in fondo al quale vi è ( il senso letterale ). Sforzo di ragione dunque, ma orien
tato e controllato dalla fede. Bisognera comprendere il testo (o disporre di una buona
traduzione); avere il (senso del contesto), e qui la prima familiarità acquisita con la
lettura corrente è di grande aiuto; ma essa non basta, e molte difficoltà storiche,
letterarie, ecc. imporranno al cristiano di media cultura il ricorso a delle buone guide.
3. Lettura liturgica.
Per molti fedeli questa sarà la prima. Leggendo la Bibbia
quando si prega con la Chiesa, si otterra un triplice beneficio: quello di rivivere, lungo
l'anno liturgico, la Storia Sacra come nostra storia; quello di penetrare, appunto con la
preghiera, nel senso teologico esatto della Rivelazione, quello di assimilarsi, con l'uso
liberamente "spirituale" che la liturgia fa dei testi, un certo senso della allusione, delle
corrispondenze, delle risonanze.
4. Lettura Teologica.
L'opera della fede che cerca formalmente nella Bibbia la Parola di Dio per comprendere
meglio quello che essa ci rivela. Essa e già cominciata con la prima e seconda lettura e
soprattutto con la terza; ma ora continua per conto suo e ci porta a riprendere la nostra
lettura per cercare, per esempio, attraverso il Vecchio e il Nuovo Testamento quello che ci
insegnano circa Dio, la Trinita, la grazia...
5. Lettura spirituale.
Ormai siamo gia arrivati e specialmente con la lettura liturgica
e teologica; la nostra meditazione personale non potrebbe tralasciare senza danno
una lettura liturgica e una lettura teologica della Bibbia. Ma viene un momento, in cui
la voce della ragione credente e la voce stessa della Chiesa tacciono per lasciarmi
ascoltare cio che la Bibbia dice proprio a me.
Dopo avere stutiato a un tavolo di lavoro, dopo aver salmodiato in chiesa,- e pur
necessario che si giunga a leggere la Bibbia in ginocchio, nel silenzio, come l'hanno letta
Teresa di Lisieu o Padre de Foucauld: allora essa diventa il nutrimento insostituibile della
vita teologale.
6. Lettura poetica.
Qui si tratta del gratuito, di quel di piu che accompagna i doni
di Dio. la Bibbia che riapre in noi la sorgente del sogno e del canto e ci spinge ad
ogni sorta di invenzioni e di espressioni liriche, drammatiche, o di pittura o di scultura o
di danza. La Sapienza gioca volentieri con i figli degli uomini, e non c'e altro
che partecipare con gioia a questo gioco quando ce ne è donata la grazia.
Qui non ci sono altre regole, se non il rispetto nella familiarità e il gusto, che è
la delicatezza dell'amore. La Bibbia diventa allora, come dice Claudel, dopo "il libro
dell'adorazione", "il libro dell'ammirazione".
Non vi è dunque una sola maniera di leggere la Bibbia, ma ce ne sono diverse.
Nessuna di esse s'impone a ciascuno al medesimo titolo; esse rispondono in modo diverso alla
capacita, alla vocazione e alla missione dei singoli. Ma nessuna di esse può fare a meno
delle altre e nessuna puo essere l'appannaggio esclusivo di uno solo. Ciascuno dunque usi
dei suoi doni, ma nella Chiesa e per i suoi fratelli, perchè Iddio non e un Dio
di disordine, ma di pace.
Tratto da Supplemento a "Rivista biblica e "Parole di vita" (1960).
Associazione Biblica Italiana - Figlie della Chiesa.
Viale Vaticano 62, Roma.