LA DOTTRINA DELLA RINASCITA (2/2)
Chi ha bisogno di un corpo ne viene rivestito; quando invece le anime cadute si elevano a un destino
migliore, i loro corpi vengono nuovamente distrutti. Così essi appaiono e scompaiono
perennemente (Origene).
Fu Origene, uno dei più dotti tra i
Padri della Chiesa, che, osservando come tutti gli uomini fossero assai
diversi tra loro fin dalla nascita, concluse che essi dovevano aver già
vissuto in precedenza. Secondo lui era proprio per questo motivo che essi
hanno un loro modo unico di pensare ed agire. Sempre di Origene era la
convinzione che le Sacre Scritture potessero essere comprese nel giusto
modo soltanto quando considerate nella luce della rinascita.
Origene, fu una delle figure più
controverse nella storia della Chiesa Cristiana. In gioventù fu allievo di
Clemente nel Didaskalèion di Alessandria e dopo qualche tempo fu
incaricato dal vescovo Demetrio di dirigere la preparazione dei
catecumeni. Viaggiò in lungo e in largo, visitando Roma, Atene e l'Arabia.
Frequentò il grande filosofo Ammonio Sacca, che fu maestro anche di
Plotino.
Origene era un cristiano devoto ma non accettava la dottrina
semplicistica, così come si presentava dopo due
secoli di lenta evoluzione. Si mise allora a meditare sui testi sacri per
ricavarne un'interpretazione più profonda, intelligente e
convincente.
Questo suo lavoro basato sullo studio,
l'interpretazione ed il commento dei testi sacri lo portò, pian piano, a
dissentire dagli insegnamenti proposti dalla Chiesa. Fu così che venne
espulso dalla comunità alessandrina a seguito di alcune divergenze
createsi con il vescovo Demetrio.
Ciò che turbava maggiormente le autorità
religiose era un punto della dottrina di Origene; un punto dove si insegna
che l'anima vive in un corpo ed, alla morte, lo abbandona per passare in
un altro. Questo ciclo continua fintanto che l'anima non si sia dimostrata
superiore alle inclinazioni della carne. In quel momento essa conquista la
libertà dal corpo e può tornare alla propria residenza divina senza
doversi incarnare di nuovo.
Gli ostacoli incontrati non impedirono comunque ad Origene di portare
a termine un testo monumentale, l'Esapla, che contiene una revisione
critica del testo sacro. Fondò anche una scuola in Cesarea di Palestina dove proponeva le sue idee e la sua
interpretazione dei testi sacri in cui cercava sempre di cogliere il senso
più profondo e spirituale. La sua influenza sulla teologia cristiana fu
predominante per tutto il secolo III e buona parte del IV.
Nel 250 d.C., l'imperatore romano Decio pretese che tutti i cittadini avessero un certificato attestante il fatto
che il possessore avesse fatto dei sacrifici agli dei riconosciuti dai
Romani. Origene non acconsentì e fu imprigionato e torturato. Morì nel
253, probabilmente in conseguenza della sua prigionia.
Giustiniano, di umili origini, nacque a Tauresio nel 482 d.C. In gioventù visse a Costantinopoli (ora Istambul)
dove ricevette una eccellente educazione. Egli era molto versato nel Greco
e nel Latino, cosa alquanto insolita per una persona delle sue origini.
Ben presto fu adottato da un suo zio romano, Giustino I, a quel tempo era
imperatore dell'Impero Orientale Romano, che gli conferì onori e
potere.
Durante il suo soggiorno in Costantinopoli, Giustiniano si innamorò di una mima del circo locale:
Teodora. Egli desiderava sposare questa giovane e bella ragazza ma la zia,
moglie di Giustino I, non era affatto d'accordo con i sentimenti del
nipote e si opponeva alla loro unione. Dopo la sua morte, però,
Giustiniano convinse lo zio e sposò Teodora che gli fu di valido aiuto
possedendo una notevole intelligenza ed una forte volontà.
Nel 527 d.C. Giustino accettò Giustiniano e sua moglie come cooregnanti del suo Impero e soltanto
quattro mesi più tardi morì, Giustiniano successe allo zio e divenne
Imperatore Romano. Rimase al potere per circa 40 anni e sotto il suo
impero fiorirono commerci, attività economiche ed arti edilizie; risalgono
infatti a questo periodo la costruzione della cattedrale di S. Sofia in
Costantinopoli e della basilica di S. Vitale in Ravenna.
Giustiniano si era proposto di ricomporre il vastissimo territorio dell'Impero Romano, di cui auspicava
anche un'unità nelle ideologie religiose; faceva parte del suo sogno la
realizzazione di un Impero Universale Cristiano e Romano.
In quei tempi, però, vi erano delle notevoli controversie teologiche tra vari Padri della Chiesa in quanto non
riuscivano a mettersi d'accordo su alcuni argomenti tra cui, il più
importante, riguardava la natura del Cristo.
Queste controversie preoccupavano seriamente Giustiniano perché, senza una unità religiosa, non vi sarebbero
stati i presupposti necessari per poter raggiungere i suoi ideali. Egli
pensava che se avesse convocato i Vescovi per discutere qualcosa su cui
erano d'accordo sarebbe stato più facile che trovassero un'intesa anche
sulla questione della natura del Cristo. Ben sapendo come la dottrina di
Origene fosse contestata dalla loro maggioranza pensò allora di
utilizzarla come capro espiatorio politico.
Arrivò allora alla conclusione di convocare i Vescovi affinché potessero confrontarsi e discutere sulla
possibile condanna della dottrina di Origene e di altri argomenti. Fu così
che venne indetto il Sinodo del 543 d.C. che si tenne a
Costantinopoli.
È interessante notare che il Papa Virgilio rifiutò di partecipare a questa riunione, fatto, che, secondo
alcuni ecclesiastici, invalida le decisioni ivi prese. Giustiniano, che si
riteneva capo supremo della Chiesa, pubblicò comunque i decreti emanati
dal Sinodo; decreti che comprendono le seguenti poche righe di condanna
per coloro che avessero creduto ad una possibile trasmigrazione delle
anime:
"Chiunque creda alla favolosa preesistenza dell'anima ed alla condannabile apocatastasi (ristabilimento
di ogni cosa nell'ordine voluto da Dio alla fine dei tempi, n.d.t.) a cui
essa si collega, cioè alla reintegrazione di tutte le cose come erano
all'origine, che su di lui cada un anatema (sia scomunicato,
n.d.t.)" (1).
Da quel momento in poi furono combattute tutte le Scuole di pensiero che accettavano la dottrina della rinascita e
coloro che parlavano a favore del concetto della rinascita furono
etichettati come eretici e scomunicati. Anche i testi riportanti tale
dottrina furono distrutti o fatti sparire, insieme a tutti i riferimenti
al riguardo presenti nei testi sacri, Bibbia compresa.
La sentenza emessa contro la dottrina di Origene, comunque, non nega per nulla la natura spirituale dell'uomo,
afferma soltanto che non vi sono state delle vite precedenti a quella
attuale e, ciò che più conta, non condanna la dottrina in sé... ma chi ne
parla!
Quando, o Signore, ho io peccato? Quando ero nell'utero di mia madre o prima che io fossi? La mia infanzia
seguirà ad altra età già morta? o prima ancora? E dove e chi io fui?
Ho io peccato o i miei genitori?... (S. Agostino nelle Confessioni).
Segretamente, Gesù di Nazareth insegnò
la dottrina della rinascita ai Suoi discepoli. Non insegnò loro solo
verbalmente, ma li condusse "sulla montagna", termine mistico che indica
un luogo di Iniziazione. Durante l'Iniziazione essi vedono coi loro occhi
che la rinascita è una realtà, perché là apparve davanti a loro Elia
che, venne loro detto, è anche Giovanni Battista. Il Cristo, in termini
inequivocabili, aveva già detto, parlando di Giovanni Battista:
"questi è Elia che doveva venire".
Egli ripete tutto questo durante la
scena della trasfigurazione dicendo: "Elia è già venuto e non l'hanno
riconosciuto, ma hanno fatto contro di lui quanto vollero". Dopo di che è
detto che "essi capirono che Egli parlava di Giovanni il Battista"
(Matteo, XVII, 1213). In questa occasione, come pure quando la dottrina
della rinascita fu discussa fra Lui e i Suoi discepoli, Gli dissero
che qualcuno pensava essere Egli Elia mentre altri Lo credevano uno dei
profeti rinato. Egli ordinò loro di "non dirlo a nessuno"
(Matteo, XVII, 9; Luca, IX, 21). Ciò doveva costituire per 2.000 anni un insegnamento
esoterico noto solamente a pochi Iniziati che si erano resi degni di
ricevere tale conoscenza elevandosi fino allo stadio di sviluppo in cui
queste verità saranno nuovamente conosciute dall'uomo.
Che il Cristo insegnò la dottrina della
rinascita e la legge di Conseguenza, non è forse dimostrato in alcun
luogo così chiaramente come nel caso del cieco nato quando i discepoli Gli
domandarono: "Chi ha peccato, quest'uomo o i suoi genitori, perché egli
nascesse cieco?" (Giov., IX, 2).
Se il Cristo non avesse insegnato la Legge della rinascita e quella di Conseguenza la naturale risposta
sarebbe stata: "Insensati! Come poteva un uomo peccare prima di nascere, e
procurarsi la cecità come risultato?". Ma il Cristo non risponde in tal
modo. Non si sorprende della domanda, né la considera come priva di senso,
dimostrando così che essa era perfettamente in armonia coi Suoi
insegnamenti. Egli spiega: "Né quest'uomo ha peccato, né hanno peccato i
suoi genitori; ma affinché le opere di Dio si manifestassero in lui"
(Giov., IX, 3).
Geddes MacGregor, invece, è molto chiaro
quando scrive di questo episodio: "Si deve capire che esso presuppone una
vita o più vite precedenti in cui è stato commesso il peccato, e con
conseguenze terribili, perché non c'è altro modo in cui un neonato avrebbe
potuto peccare, se non nel grembo materno, il che è assurdo."
Il corpo non è che il viaggio
dell'anima. Si cambia d'abito nella tomba, il sepolcro è
l'anticamera del cielo (Victor Hugo).
Max Heindel, parlando dell'evoluzione
dell'uomo, ci spiega in modo assai chiaro perché, ad un certo punto
dell'evoluzione, si ritenne opportuno eliminare dall'insegnamento pubblico
la dottrina della rinascita. Possiamo leggere nella Cosmogonia dei
Rosacroce (vedi il catalogo delle Edizioni del Cigno): "Frattanto l'uomo era penetrato sempre
più a fondo nella materia... nelle Epoche precedenti sapeva che non esiste
la morte, sapeva che quando un corpo si dissolveva era come una foglia che
si secca in autunno ed un altro corpo sarebbe venuto a prendere il suo
posto. Egli non era perciò in grado di apprezzare i vantaggi e le
opportunità di questa vita terrena; unica possibilità per poter fare delle
esperienze di esistenza concreta.
Prima del Cristianesimo erano esistite religioni che avevano insegnato la dottrina della rinascita e la legge di
conseguenza, ma era venuto il tempo in cui non conveniva più al progresso
dell'uomo che egli conoscesse questa dottrina. Questa sola vita doveva
essere l'unica e doveva perciò essere vissuta nel migliore dei
modi..." (3).
Questo è il motivo esoterico per cui i Padri della Chiesa, nel lontano Sinodo del 543, tenutosi a Costantinopoli,
emisero un decreto per cui sarebbero stati scomunicati tutti coloro che
avessero parlato della trasmigrazione delle anime da un corpo ad un
altro.
Va notato che quel Sinodo fu abbastanza anomalo, vi parteciparono i soli Vescovi, il papa non v'intervenne.
Comunque vi furono prese decisioni importanti, compresa la scomunica di
Origene.
È
Dio che ti ha creato, poi ti ha mantenuto, poi ti farà
morire, e di nuovo ti darà la vita. Sia gloria a Lui! (Il Corano).
La maniera migliore per non aggravare il
vostro karma è di accettare il destino e lasciare che si compia, senza
tentare di sfuggirgli. Penserete che questo è fatalismo. No: i fatalisti
accettano gli avvenimenti perché "sta scritto", dicono; così non
reagiscono, si lasciano coinvolgere da ciò che accade come fanno gli
animali, senza cercare di modificare le cose con la volontà e
l'azione.
I veri discepoli non sono fatalisti; essi decidono di assumere delle iniziative e dicono:
"Ho commesso degli errori nel passato, devo pagare, va bene. Ma per il fatto di aver
sbagliato, devo rimanere inerte a soffrire? Mi impegnerò piuttosto in una
grande e nobile impresa, che non soltanto cancellerà tutto, ma mi porterà
anche alla vera liberazione". A che cosa serve pagare il karma se è
unicamente per soffrire senza evolvere?.
Sono sicuro che la rinascita esiste
veramente, che essa trae la sua origine dalla morte, e che le anime
dei morti continuano a vivere (Socrate).
Infine, benché la maggior parte degli
individui non sia capace di ricordare le vite trascorse, vi sono alcuni
che le ricordano, e tutti potranno arrivarci se vivranno nel modo
richiesto per il conseguimento della conoscenza. Ciò richiede una grande
forza di carattere, perché il ricordo delle nostre vite passate porta con
sé la conoscenza dei debiti che dobbiamo saldare nell'avvenire, fato
imminente che può sinistramente incombere sopra qualcuno e forse presagio
di un qualche terribile disastro.
La natura ci ha benignamente nascosto il passato e il futuro per non privarci della nostra pace interiore col
soffrire in anticipo i dolori che ci sono riservati. Nel graduale
conseguimento di un sempre maggiore sviluppo, impareremo ad accettare
tutti gli eventi con equanimità, a scorgere in tutti i mali le conseguenze
di un male passato e a sentirci riconoscenti perché gli obblighi, nei
quali siano così incorsi, ci verranno rimessi. Infine, ci renderemo conto
che a misura che saldiamo i nostri debiti si avvicina per noi il giorno
della liberazione dalla ruota della nascita e della morte.
Quando un uomo vive in un corpo
materiale non ricorda più le conoscenze spirituali che l'anima aveva prima
di incarnarsi. Non ricorda nemmeno le sue precedenti vite terrene.
Infatti, in ogni incarnazione il sapere che riguarda vite precedenti e la
vita nelle sfere dell'aldilà viene ricoperto da un velo. Per questo, ogni
anima, qualunque sia il suo grado di purezza, corre il rischio di
incolparsi durante il suo cammino sulla terra.
Il fatto che la memoria dell'anima venga ricoperta al momento dell'incarnazione in un corpo terreno non è,
tuttavia, solamente un rischio, ma anche una grande chance, se lo
paragoniamo alla vita dell'anima nei mondi dell'aldilà. Il ricordo di
altre vite, infatti, sarebbe un enorme peso per noi; come avviene alle
anime nelle sfere di purificazione, ci tormenteremmo rimproverandoci il
passato e non saremmo liberi di vivere il presente e di cogliere e
sfruttare le opportunità che ci vengono date oggi per riconoscere noi
stessi e riparare al male fatto, liberi dalle conseguenze degli errori
fatti in passato. In questo modo l'evoluzione spirituale procederebbe in
modo molto più lento e difficile.
Ogni giorno, anzi ogni ora ed ogni minuto sulla terra, racchiudono in sé la possibilità di riconoscere se
stessi e sistemare le colpe dell'anima, se noi siamo aperti, coscienti ed
abbiamo chiarezza. Tutto ciò che ci accade non avviene per caso, ma ci
tocca secondo leggi ferree: sono i frutti di ciò che un tempo abbiamo
seminato.
Alla luce di queste conoscenze di fondo è chiaro che è contro la Legge cercare di scoprire intenzionalmente le
incarnazioni precedenti con l'aiuto di determinate tecniche, per qualsiasi
motivo lo si voglia fare, dato che ciò interferisce nel processo di
maturazione previsto per l'anima: così facendo, l'uomo si fissa sul
passato anziché cogliere le possibilità di riconoscersi che gli vengono
date nel presente.
Se fosse così importante per gli esseri umani conoscere i
dettagli delle loro incarnazioni precedenti, perché la
Provvidenza glieli avrebbe nascosti? Certo, verrà il momento in cui
dovranno conoscerli, ma devono prima acquisire una maggiore padronanza di
sé. Immaginate che vi sia rivelato che in una incarnazione precedente una
certa persona vi aveva assassinato: se siete deboli, se non siete capaci
di controllarvi, quali saranno le conseguenze? Sono rivelazioni
pericolose; c'è il rischio che vi turbino e che alimentino in voi
sentimenti tali da impedire la vostra evoluzione.
Immaginate il caso di certi genitori:
non sanno che, in passato, i loro bambini sono stati i loro peggiori
nemici. Ora, amandoli, prendendosi cura di loro, essi si liberano dei
debiti nei loro confronti, ristabilendo delle buone relazioni. Ma se si
rivelasse loro la verità, che tragedia! La Provvidenza ha voluto
giustamente lasciare gli esseri umani nell'ignoranza su certe cose, perché
essi possano meglio liberarsi dei propri debiti ed evolvere.
Con l'anima dell'uomo, succede come con l'acqua: viene dal cielo, risale per tornare
alla terra, in eterna alternanza. Sono certo di essere già stato qui, ora come mille altre volte prima d'ora, e spero
di ritornarvi altre mille.
- Piccolo sulla sua piccola terra l'uomo contempla l'universo i suoi antenati, simili a
vermi senz'ossa, sarebbero stupefatti della postura eretta...
... mentre la mente pensosa parlava con il suo Dio segreto quando Galileo
mormorò tra sé: "Sed movet" e Descartes pensò:
"lo sono perché penso" ... mai prima d'ora l'intelligenza fu
così fertile (Goethe).
Sappi dunque che dal gran silenzio ritornerò.... Non dimenticare che a te
verrò di nuovo....
Un breve momento, un po' di riposo sul vento, e un'altra donna mi porterà in
grembo... (Kahlil Gibran).
... Così l'idea della reincarnazione possiede una più confacente
spiegazione della realtà, quella per cui il pensiero indiano riesce a sormontare
tante difficoltà che invece mettono in scacco i pensatori d'Europa
(Albert Schweitzer).
Tanto meglio se in una mia vita futura non dovessi essere un re: vivrò
ciò non di meno una vita attiva e, alla sua conclusione, mi sarò
guadagnato meno ingratitudine (Federico il Grande).
Non è più sorprendente il fatto d'esser nati due volte invece di una: tutto
in natura è resurrezione (Voltaire).
Trovandomi ad esistere nel mondo, io credo che esisterò poi sempre in qualche
altra forma e, con tutti gli inconvenienti di cui la vita umana è passibile, non mi
opporrò certo a una nuova edizione della mia, sperando tuttavia che gli
"errata" della precedente sian correggibili (Benjamin Franklin).
...Piccolo sulla terra, I'uomo contempla l'universo del quale è a un tempo
giudice e vittima (W.H. Auden).
Prima della comparsa del sistema nervoso, I'intero processo cosmico era "uno
spettacolo di fronte a seggi vuoti". Dopo la sua comparsa, colori, aromi, emozioni
animarono un Universo sino allora silente (R.W. Spery).
Occorre anzitutto liberarsi dai pregiudizi che gli animali al più basso livello
evolutivo rappresentino poveri e non efficienti relitti della nostra storia evolutiva
(C.F.A. Pantin).
Coscienza: è come qualcosa che si capovolge di colpo, invece di vedere la
bruttezza, la menzogna, l'orrore, la sofferenza e tutta questa roba, di colpo il corpo vive
nella beatitudine. E tutto è rimasto uguale, tranne la Coscienza!.
(Mère).
NON ESISTE IL MALE, perché anche ciò che l'uomo considera male,
è bene (Sussja).
NON É un lungo viaggio che porta da te a Dio; si tratta di un unico passo. Non
è un fenomeno graduale, non arriverai al divino passo dopo passo, per gradi. E
un salto di qualità!.L'istante prima eri immerso nelle tenebre e l'istante
successivo tutto è luce.
DEVI SOLO mettere da parte l'ego (Osho).
IL PARADISO DIPENDE DA NOI ogni giorno la vita sembra più grande e
quello che noi abbiamo il potere di essere sembra più stupendo.
(Emily Dickinson).
Sorridi: "il sole è nuovo ogni giorno".
(Eraclito).
Note: "Ibid." significa che il riferimento è fatto al libro precedente.
- C.J Hefele, Historie Des Conciiles, p. 1191, Paris,1958.
- >Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, pp. 123-124.
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (1996).
- Ibid., pp. 121-122.
- Omraam Mikhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
Edizioni Prosveta (1997).
- Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, p. 124.
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (1996).
- La Reincarnazione,
Edizioni di Vita Universale.
- Omraam Mikhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
Edizioni Prosveta (1997).
- La Reincarnazione,
Edizioni di Vita Universale.
- E. Bratina, La Reincarnazione,
Casa Editrice Adyar, Settimo Vittone (TO).
- Steven Rosen, La Reincarnazione e le religioni del mondo,
Edizioni Gruppo Futura (1995).
- Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce,
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (1996).
- Annie Besant, Reincarnazione,
Casa Editrice Adyar, Settimo Vittone (TO).
- C.J Hefele, Historie Des Conciiles, p. 1191, Paris,1958.
- Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, pp. 121-122.
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (1996).
- Omraam Mikhael Aivanhov, Un pensiero al giorno, Edizioni Prosveta (1997).
- Rivista Nuove albe, Nuovi Orizzonti, n. 33.